Nov

19

“Aspetta un attimo” ho detto a mia moglie quando al TG delle una è apparso un volto molto familiare, almeno a me.
Cosa avevano da dire di nuovo su Emanuela Orlandi, dopo tutto quello che era già stato detto?
Su questa povera sventurata ragazza, cittadina vaticana – l’ultima cittadina dello Stato pontificio di sesso femminile, scomparsa nel nulla un pomeriggio del Giugno del 1983 hanno scritto in molti, tutti con tratti in comune e con piccoli distinguo. Ferdinando Imposimato, l’ex giudice, Di Cesare e Provvisionato – che ne hanno delineato uno scenario turpe, e soprattutto Pino Nicotri, in due libri, il primo del 2002, il secondo molto più recente, dello scorso anno, dove compare addirittura la famosa banda della Magliana.
Oggi alla tv dicono che, dopo 26 anni(!) hanno identificato Mario, il primo telefonista, colui che prima di tutti contattò, all’interno delle mura vaticane, la famiglia Orlandi. Quel Mario che, assieme all’Americano, tanto sembrava sapere e che poi alla fine sembrò essere tutta una montatura, come una montatura sembra essere questa storia dai contorni a dir poco patetici. Tutto avviene in un triangolo tra Roma e il Vaticano, in palazzi di proprietà del Vaticano, con modalità strane e turpi. Il coinvolgimento della Santa Sede adesso in retrospettiva viene chiaramente visto come un modo per edulcorare ancora di più una brodaglia fetida fin dall’inizio. Entra nel turbine Ali Agca, l’accostamento al rapimento di Mirella Gregori, agenti segreti e guardie svizzere che muoiono nelle mura dello stato più segreto, protetto e discusso del mondo.
Adesso la rivelazione dell’uccisione un mese dopo il rapimento e della cementificazione. Alla stessa conclusione giunge Nicotri nell’ultimo testo, tra tutti il meglio dettagliato, anche se lui identifica altri responsabili e modalità estranee al cemento.
Se Emanuela fosse ancora viva, e ce lo auguriamo per certi versi, ascolterà mai quello che viene detto? E cosa ne potrebbe pensare, lei, che a 15 anni aveva tutta la vita danti a sé?


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