Apr

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Apro Repubblica ed, attratto dall’articolo sullo smemorato di Collegno (e dal relativo film con Totò), leggo nelle pagine della cultura una notizia che mi lascia un grande vuoto.
Scompare a Paolo Alto, in California, all’età di 85 anni Paul Wazlawitch.
L’uomo che, assieme agli altri pionieri del gruppo del MRI, rivoluzionò le scienze psicologiche.
La sua “Pragmatica della comunicazione umana” del 1967 (che in Italia è uscita nel 1971 per i tipi di Astrolabio con un ritardo preoccupante, il che la dice lunga su cosa si intendeva in quegli anni per psicologia) rappresenta, senza minimi termini, la rivoluzione copernicana negli approcci psicologici. Abbandonata la ricerca delle profondità quasi speleologiche dell’animo, l’accento si sposta sull’impossibilità di non comunicare e sull’effetto che tale interazione ha su di noi.
Senza Wazlawitch, molti di noi non sarebbero dove sono adesso. Ne sa qualcosa, tanto per rimanere qui in Toscana, il Prof. Giorgio Nardone, che alla corte del grande austriaco (di madrelingua italiana per via materna) si è formato con successo.
Paradossi, circolarità della comunicazione, aspetto di definizione e relazione, doppio legame: tutti concetti che il gruppo di Palo Alto ha elevato a modelli e forme linguistiche quasi artistiche, rendendo all’uomo la sua dimensione umana.
Poco altro c’è da aggiungere, se non un infinito ed eterno grazie.


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