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Gli 80 anni di Márquez
March 7, 2007 | 4 Comments
Compie 80 anni Gabriel Garcia Márquez, ed è impossibile, nell’augurargliene altrettanti, non pensare a quello che, a mio avviso, rimane – se non il più bello – uno dei tre maggiori romanzi del ’900: “Cent’anni di solitudine”.
Curioso che questo libro sia stato pubblicato proprio 40 anni fa, fungendo oggi da ideale spartiacque della vita del Premio Nobel.
Un libro semplicemente straordinario, le vicende della famiglia BuendÃa di Macondo. Un libro che dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole, che unisce oltre alla bellezza della vicenda e alla splendida scrittura anche tutta una serie di tematiche interessanti ed attuali, senz’altro più degli scritti intrisi di leziosità ed eccessivo parossismo religioso che ci vengono fatti sorbire alle superiori. L’opera di Márquez conserva la dimensione epica che ha la Commedia di Dante, ed il fascino di un’epopea che da un continente depresso conosce il nuovo secolo. Fenomenale è il dagherrotipo che attraversa le generazioni.
Dobbiamo poi ricordare “Nessuno scrive al colonnello”, “L’amore ai tempi del colera”, “Il generale nel suo labirinto” e molti altri, comprese le raccolte dei suoi articoli e racconti.
Un caro augurio da tutti noi ad un Maestro dei nostri tempi.
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caro nicola consentimi di citare questo passo di gabriel che adoro…lo so a memoria…
Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa e mi regalerà un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano, starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e il carnoso bacio dei loro petali.
Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo.
Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell’amore. Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi.
A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!
Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall’alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella valigia, infelicemente starò morendo.
É bellissimo.
Dicci, per favore, dove l’hai trovato.
è una lettera scritta da lui, la trovai su una rivista in spagna quasi due anni fa…non credo sia pubblicata in qualche libro, ma non ne sono sicuro, all’epoca si scatenarono una serie di polemiche sull’autenticità che poi sembrano essere state del tutto fugate. io l’ho letta in lingua originale e mi convinsi..
Quindi, ergo che non è stata pubblicata in Italia. Ah, i pezzi meglio sempre fuori casa!