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Molti di noi non sanno che la spensieratezza della loro prima infanzia è dovuta all’inventiva di qualche persona, soggettti che cadono nel dimenticatoio o, peggio ancora, neanche sappiamo accostare alla loro creazione.
Succede così anche per Alejandro Finisterre, deceduto quasi 30 giorni fa a 87 anni, anche se la notizia è trapelata solo adesso.
A lui si deve l’invenzione del calcino, del biliardino, del calciobalilla o come lo vogliamo chiamare. Forse calciobalilla è un nome totalmente fuori luogo, visto che Finisterre ebbe la prima idea di questo gioco quando, ricoverato in ospedale durante la guerra civile spagnola nel 1936 a 17 anni per una ferita alla gamba (è sempre stato un oppositore del regime di Franco) notò che molti bambini avevano dovuto subire amputazioni agli arti inferiori. Non più corse e non più divertimento.
Da qui la sua grande idea, il brevetto nel 1937 a Barcellona, i documenti persi durante la fuga in Sudamerica, dove non può far valere la sua laurea in filosofia e vive facendo il muratore, l’imbianchino ed il ballerino di tip-tap. Una vita come ce ne sono poche. E tutta vera.
Addio, Alejandro, e grazie di averci regalato così tanti bei momenti senza mai vantarti.


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3 Comments so far

  1. SALVATORE CACACE on March 6, 2007 4:49 pm

    mi unisco, non come estimatore del così mal detto calcio ballilla, ma per la perdita di una vita di come ce ne sono poche e che, a pensarci, invidio un po’.

  2. Luca on March 6, 2007 5:30 pm

    Ci sono cose che pensi che nemmeno ce l’abbiano un inventore. Nel senso che, per te, ci sono sempre state… fanno talmente parte del tuo panorama da essere assolutamente scontate.
    E, invece, dietro hanno una storia. Bella. E ce n’è bisogno, di storie belle…
    Grazie, Nicola, per avercela regalata.

  3. Nicola Menicacci on March 7, 2007 4:19 pm

    Carissimi Luca e Salvatore (in ordine alfabetico),
    è proprio vero: quella di Finisterre è una vita romantica, da invidiare, così come dà un volto ad un passatempo che per noi c’è sempre stato.
    Personalmente, sono molto contento che qualche quotidiano se ne sia interessato, altrimenti non avrei saputo un’altra cosa bella, come ce ne sono tante in questo mondo.

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