Apr

23

Dedicata a…

April 23, 2010 | 1 Comment

Chi non dorme e ha gli occhi aperti
Chi comincia dietro a Rimbaud che schizza veloce in una strana notte newyorkese
Chi, quando ha incontrato Monica Bellucci, le ha chiesto se aveva letto le poesie di Garcia Lorca
Chi comincia a organizzarsi perché tra poco deve fare le valigie
Chi sognava un mese più gentile e invece…
Chi è stato al limite dell’Oceano e non si è chiesto niente
Chi cerca di darsi ragione rafforzando il suo niente
Chi veste i propri pensieri con la faccia degli altri
Chi crede di diventare importante facendosi fotografare con quelli famosi
Chi non vede oltre il proprio naso
Chi ha il naso troppo corto da non poterlo nemmeno vedere
Chi chiama solo quando ha bisogno, perché solo allora gli altri vanno bene
Chi ha sassi nelle scarpe che quando se li toglierà…
Chi non ha mai abbastanza parole
Chi si dispiace solo dopo aver fatto il danno
Chi vuole tempo
Chi ancora aspetta Godot
Chi conosce il tempo di partire e quello di restare
Chi nonostante tutto, in ricchezza e in povertà, in salute e in malattia…
Chi non va dal medico perché ha paura di sentirsi dire che sta male
Chi parla di qualcosa senza sapere minimamente di cosa si tratta
Chi innalza templi alla virtù
Chi, nella gioia e nel clamore, se li gode e osserva anche chi sta peggio
Chi sul treno non ha paura di sorridere al vicino
Chi fa due chiacchiere soltanto per il piacere di farle
Chi pugnala alle spalle per poi dire di essere stato costretto dall’indifferenza altrui
Chi prende il tè sepre alla stessa ora
Chi spegne il computer sempre alla stessa ora
Chi si batte il petto perché gli altri guardano
Chi, quando gli altri non guardano, tanto non guardano e quindi si può
Chi mente e poi si arrabbia perché lo fanno anche i propri figli
Chi parla solo quando ha qualcosa da dire
Chi, quando non ha niente da dire, sta zitto.

Apr

10

Mentre girovagavo su Plurk mi sono imbattuto su una disquisizione sul numero 666. Scherzando, ho detto che ci avrei scritto un post; molti mi hanno incoraggiato. Eccovi accontentati.
La menzione del 666 legato alla bestia compare nell’Apocalisse, l’ultimo libro della Bibbia cristiana, il cui nome in inglese è tutt’altro che apocalittico: Revelation, la rivelazione.
L’autore, san Giovanni è, tra tutti gli autori del Nuovo Testamento, il più esoterico. Basti pensare che durante alcune cerimonie massoniche (segnatamente quelle sotto il Rito Scozzese Antico ed Accettato) il Libro Sacro viene aperto sull’ara proprio sul prologo del Vangelo di Giovanni (“in principio era il verbo…”). Tale prologo ha infatti un senso di trasversalità religiosa, così come universale è da intendersi la libera muratoria.
Da tutto questo si evince che, se c’è un significato nel numero 666, tale significato non può essere letto con attribuzioni “ordinarie”, dovendo ricorrere all’esoterismo.
Ma andiamo con ordine. La menzione della bestia si ha in Apocalisse 13,1 (anche qui si rifletta sui numeri: il 13). Proprio all’inizio del libro (1,3) troviamo: “Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino.” Da qui capiamo subito che questo libro non può essere letto con occhi “profani”, ma il messaggio è ben celato in una sorta di doppio fondo. C’è qualcosa da leggere, ma dobbiamo sapere anche come leggerla.
La bestia compare, come detto, nel capitolo 13, esattamente dopo che il serpente (prima drago) caduto dal cielo non è riuscito ad uccidere la donna che ha partorito il figlio maschio. [Ancora qui, sul serpente, potremmo parlare ore ed ore. Di sicuro il serpente non ha necessariamente connotazione negativa, basti pensare al Caduceo, all'Uroborus o alla verga di Mosè, trasformatasi per l'appunto in serpente davanti al Faraone. Dice il testo cabalistico Il libro dello splendore che quando Eva subì la tentazione del serpente e si avvicinò all'albero della conoscenza, l'albero recitò i versi del salmo 36,12-13 "Non mi raggiunga il piede del superbo e la man degli empi non mi scacci./Ecco, sono crollati i malfattori, abbattuti, non possono più rialzarsi." Interessante notare, per coincidenza numerica, Apocalisse 12,12-13 "Esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo"./Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio."]
Il drago (chiamato serpente nei versi immediatamente seguenti quelli citati) si ferma sulla riva del mare, dal quale sorge la bestia. Di seguito il testo (13,1-2): “Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo./La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande.”
La menzione del numero la si trova in 13,18: “Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.” Tutto questo, peraltro, è relativo non alla bestia finora vista, ma ad una seconda (13,11: “Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago.”) Questa, in presenza della prima, ha di essa tutti i poteri e costringe gli abitanti della terra ad adorare la bestia (la prima). Costruisce inoltre una statua della bestia che ha potere di parlare ed infine mettere a morte tutti coloro che tale statua non adorano (echi del profeta Daniele – libro apocalittico della tradizione ebraica – e di quella che poi sarà la storia dei quattro santi coronati. Teniamo a mente Daniele, perché tornerà presto.)
Qui purtroppo deve fermarsi la lettura di chi non sa “leggere” i numeri secondo le tradizioni esoteriche, segnatamente quella ebraica, alla quale evidentemente e per ovvi motivi apparteneva Giovanni. Nella lingua ebraica i numeri non hanno caratteri; sono le lettere a fare da numero; ad esempio alef, prima lettera dell’alfabeto, ha valore 1, bed, 2 e così via (ve ne son anche per le decine e le centinaia). Il numero 666 corrisponde quindi ad un nome. Tutto sta a vedere quale. L’interrogativo quindi è prima di tutto riuscire a capire a quale delle due bestie si riferisce il numero, anche se appare ovvio che sia la seconda bestia, che seduce in nome della prima. E qui l’esoterismo ebraico ci viene non poco in aiuto, considerando sia l’albero della vita che un simbolo molto universale che poi la cristianità ha fatto quasi interamente suo: il Graal. Si dice che la coppa fu intagliata dagli angeli su uno smeraldo staccato dalla fronte di Lucifero durante la sua caduta (è forse la ferita poi rimarginata della prima bestia in 13,3?). Lucifero è noto come l’angelo della corona (per questo alcuni dicono che era una pietra della sua corona). Corona in ebraico è Kether, il primo sephirah dell’albero della vita. Angelo della corona, in ebraico Hakathriel ha come numero corrispondente proprio il 666. Il Graal fu poi affidato ad Adamo nel paradiso terrestre, che poi non poté tenerlo dopo la sua cacciata.
Ma non basta: il numero 666 viene direttamente dal culto praticato a Babilonia, città nella quale viveva, per l’appunto, il profeta Daniele, ed ecco che quindi torniamo ad una tradizione che affonda le sue radici in epoche molto lontane. Insomma, l’Apocalisse non inventa niente di nuovo (compare infatti nell’Apocalisse la prostituta di Babilonia.)
Importante è chiedersi come debba essere calcolato questo numero. Esotericamente parlando esistono numerosi metodi:
la riduzione cabalistica, la somma cioè delle singole cifre;
la riduzione teosofica, il resto della divisione di un numero per 9. Nel caso di 666, essendo 666/9=74, è 0;
l’addizione teosofica, la somma di un numero con tutti i numeri che lo precedono (36+35+34…+1=666; 36 è il numero degli dei babilonesi). L’addizione teosofica di 666 è 222111;
la radice essenziale di un numero è la riduzione teosofica dell’addizione teosofica (e qui nel nostro caso troviamo ancora 0).
Molti hanno cercato di dare un nome utilizzando soltanto la riduzione cabalistica (che porta, si dice a Nerone o a Hitler, ma abbiamo visto benissimo che porta senza problemi a Lucifero.) L’ultima osservazione da fare è che, per l’ebraismo, i demoni non sono come i demoni cristiani: sono la personificazione sregolata degli istinti. Il principe dei demoni, Asmodeo, catturato da Salomone, fu costretto a fare da guardia ai tesori del Tempio.

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