Feb

28

Stamani, mentre leggevo un brano di Alessandro Carrera tratto dal libro che accompagna il DVD di “Io non sono qui” (del quale parleremo prima o poi), leggo ancora una volta la parola copyright. E siccome ieri sera mentre correggevo una memoria in studio parlavo con un collega della diversa concezione del diritto nei paesi romanisti come il nostro e quelli anglosassoni, proprio stamani la parola copyright ha ricevuto un’illuminazione quasi di tipo buddhico. E siccome un fastidiosissimo infortunio all’osso sacro mi forza immobile o quasi, ne approfitto per scrivere e sedare così il dolore immergendomi nella trance da tastiera.
Molti confondono copyright con diritto d’autore. Eppure, basterebbe guardare bene la parola per capire che non è così. Copyright significa letteralmente “diritto di copia”, il diritto cioè che quel frutto dell’opera dell’ingegno possa essere copiato, riprodotto in più esemplari a totale beneficio del suo titolare. Ecco quindi che il significato della parola sembra escludere quelle opere che per definizione sono uniche, come le statue o i quadri, mentre le stampe, lito e serigrafie invece potrebbero ben donde essere protette da questa estensione. E forse, a ben guardare, anche le riproduzioni fotografiche delle statue e dei quadri, chiedendosi a quel punto dove però debba cadere l’accento maggiore del diritto: sul fotografo o sull’autore dell’opera fotografata. Ah, la faccenda diventa spinosa.
Tanto spinosa che è evidente che contenuto profondo del copyright è lo sfruttamento economico dell’opera, cosa che riesce molto più facile da capire se consideriamo che nei paesi anglofoni (e forse in tutti tranne il nostro) non esiste per la tutela di questi diritti un ente centralizzato come la SIAE (che si prende quasi i 3/4 del traffico economico prodotto e generato da un’opera, ma anche dalla sua edizione, visto che la “e” dell’acronimo significa “editori”), e che quindi i vari artisti sogliono creare la propria azienda che li tutela e li riscuote. I Beatles avevano la Northern Songs, poi McCartney la MPL Communications, tanto per fare un esempio, Dylan ha la Special Rider Music e così via.
Copyright come diritto di copia, mentre il diritto morale, quello cioè di essere considerato l’autore dell’opera, viene riconosciuto solo come dose -appunto – morale, per così dire. Cioè, prima della paternità viene la rendita.
Ecco quindi come da noi l’applicazione di una siffatta filosofia sia strana da concepire. Nei nostri sistemi infatti la proprietà di un bene coincide con il bene stesso, mentre nei sistemi di common law (sostanzialmente quelli angloamericani) la proprietà è vista come le utilità che dal bene si possono ricavare. Solo un siffatto sistema avrebbe infatti potuto progettare la divisione del diritto in common law ed equity con tutto ciò che ne deriva.
Stiamo quindi ben attenti quando parliamo di violazione del diritto d’autore. Parliamo piuttosto di copyright e pensiamo al fatto che da noi in Italia pensa a tutto la SIAE e per questo motivo i nostri artisti guadagnano molto meno dei loro colleghi stranieri.

Feb

24

The Waste Land

February 24, 2008 | Leave a Comment

Il grande T.S. Eliot diceva che Aprile è il mese più crudele, “genera lillà da terra morta”. Il lillà ricorda molto da vicino l’azzurro e, se il sommo poeta amero-inglese aveva il dono della profezia, forse potrebbe trattarsi di una previsione per le prossime politiche.
Che la fazione berlusconiana sia in vantaggio sull’altro schieramento lo sanno tutti. E non solo sulla base di ragioni ideologiche o chissà cosa. È il complesso della squadra di calcio: si licenzia l’allenatore e si spera che la squadra vada meglio.
Ma la squadra in fondo qual è?
È il Parlamento, che si troverà nuovamente popolato per i 3/4 dei soliti volti? Sarà il nuovo Governo, con l’immancabile riciclo di volti? Oppure la squadra siamo noi? Nel qual caso, siamo meno dei giocatori, perché quelli almeno possono far valere la loro voce smettendo di giocare o giocando male, pilotando quindi il destino di chi li dirige. Noi invece abbiamo solo le elezioni, che vengono fatte una volta soltanto e poi non abbiamo strumenti di verifica; ci rimane solo la possibilità di darci degli sprovveduti per aver votato questo e quello.
Le abbiamo viste di tutte negli ultimi dieci anni: leggi ad personam, pluricondannati in Parlamento, moralizzatori che manifestano in favore della famiglia, loro che ne hanno più di una. Leaders che si litigano e poi fanno finta di nulla (Bossi e Berlusconi, Fini e Berlusconi – si potrebbe fare un raggruppamento per fattori mettendone in evidenza uno).
Ma ce n’è anche per gli altri, cosa credete!!! Un Giudice che chiama in causa due esponenti della attuale maggioranza e che viene trasferita ed accusata di forti intromissioni. Quelli di estrema sinistra che condannano le rendite finanziarie ed il ricorso ai “mercati capitalisti” (la borsa, alla fine dei conti) incoraggiando l’investimento in titoli di Stato, uno stato in via di fallimento, sapendo bene che, nel lungo termine (da 5 anni in su) qualsiasi titolo rende di media molto di più di un BOT, CCT ecc. Se solo sapessero come investono le cooperative sociali…
Dove sono i finiti i vari Giorgio Amendola, quelli che dicevano che agli operai, anziché far scegliere i rappresentanti sindacali, avremmo dovuto insegnare il diritto, affinché cominciassero a tutelarsi da soli e poi, in casi particolari, delegare qualcun altro pur sapendo di cosa si trattava? Dove sono finiti questi grandi comunisti, i veri tutori di una fascia della popolazione che credevamo ormai estinta ma che invece torna con prepotenza in auge, almeno per quanto riguarda i contenuti salariali? Avete visto com’è mutata la figura dell’operaio, quasi sempre diplomati alla scuola secondaria di secondo grado (le vecchie superiori), con interesse un tempo definiti borghesi e chi più ne ha più ne metta?
Dov’è andato Don Lorenzo Milani e quelli come lui, che dicevano che alle persone, per vivere meglio, bisognava anzitutto insegnare a comunicare, quelli che dicevano che una parola imparata in più oggi è un calcio in culo in meno domani? Quali sono le parole che abbiamo imparato? Reality show, palmare, cellulare, deregulation, MMS, ripartenza (ma non era più bello contropiede?)…
La casta in tutte le sue più grosse sfaccettature, non c’è che dire.
Eppure, un modo per accattivarsi la gente ci sarebbe stato. Se un Massimo D’Alema che se ne va a commentare le regate dell’America’s Cup, avesse messo su un corso gratuito di vela per ragazzi, magari sottraendoli così anche ad abitudini peggiori?
Ieri sera guardavo Alex Zanardi da Chiambretti. E diceva bene: la sua passione lo aveva tolto dalla strada, da abitudini cattive, e finché si ha una passione e ci adoperiamo per questa, fino a farne addirittura la nostra professione, cosa potremmo fare se non del bene? L’immenso Zanardi continuava, parlando della sua avventura alla maratona di New York, dove ha guidato una bicicletta azionata con le braccia anziché le gambe, arrivando quarto dopo solo due settimane di allenamenti. A chi si complimentava, lui si rispondeva che accendere i riflettori su di lui è togliere l’attenzione su tutti gli altri che si allenano da anni e, meno fortunati di lui, passano nell’anonimato e si meriterebbero di più.
I nostri politici dovrebbero imparare da Alex Zanardi.
Ci saranno le elezioni tra poco più di un mese. E, mi sa che ci indovino, tornerà la destra al potere. Un potere che però si baserà sempre su alleanza di compromesso, di chi svolta da una parte all’altra perché ciò che conta non è tanto quali idee si rappresentano, quanto esserci. Come quando andiamo ad un party esclusivo. Non importa se ci ha invitato il prete o l’assassino, l’importante è mostrare le foto nelle quali appariamo anche noi.
È proprio una terra desolata.

Feb

21

Exeunt Fidel

February 21, 2008 | 3 Comments

Ci piaccia o no, Fidel Castro rimane uno dei protagonisti della storia del XX secolo.
Con il suo regime durato quasi cinquant’anni, la sua impronta rimane indelebile nella storia, accanto a tanti altri personaggi, che a seconda delle angolazioni si valutano in buoni o cattivi, oggettivamente buoni o oggettivamente cattivi: Salvador Allende, Juan Perón, Hugo Banzer finanche a Fulgencio Batista, rovesciato proprio da Castro nel 1959. Accanto agli esempi sudamericani convivono figure del tipo di Salazar, Franco, ma anche se si vuole Stalin, Lenin eppure, a conti fatti, Kennedy e Giovanni XXIII. Con questi ultimi due Castro fu protagonista di una crisi internazionale che scosse il mondo alla fine del 1962.
Non è il caso di parlare dei meriti o demeriti del suo operato da un punto di vista politico: se fosse stato un autentico rivoluzionario, probabilmente Castro avrebbe lasciato Cuba una volta rovesciato Batista ed avrebbe seguito il suo amico, il mitico medico argentino. Oppure proprio nel rimanere lì sta la vera rivoluzione, nel sopravvivere pur avendo al collo una superpotenza.
Fatto sta che l’addio di Castro ha ancora di più il sapore di un’era che finisce.
Non sembra invece voler finire l’era dei politicanti qui in Italia, nonostante il nuovo piglio oratorio veltroniano a Pescara mi abbia realmente impressionato (ma tanto sapete già come la penso).

Blogroll

WP Themes