Feb

23

Ero ancora fuori quando, a tarda sera, qualcuno mi ha detto che Prodi si era dimesso. La mia prima reazione, mentre stavo tornando a casa, è che adesso ci saremmo trovati di fronte ad un altro monologo berlusconiano. Poi ho cominciato a pensare: se era vero che era stato solo il voto di due Senatori a vita a causare tutto questo putiferio, sicuramente le cose potevano prendere un’altra piega: rinvio alle Camere o Prodi-bis o chissà. Di sicuro D’Alema non accetterà di nuovo gli esteri, e così via.
Sembrava tutto tornato a dieci anni fa, quando il primo suo Governo cadde e poi si trovò lo stesso il modo di andare avanti. Male. Perchè, diciamolo, a me questo Governo mica piace.
Qundo poi ho scoperto che i “dissidenti” erano Andreotti e Pininfarina, mi è venuto da sorridere.
Consideriamo che non era un voto di fiducia, era un invio alle camere. Quindi la cosa non era poi così rischiosa. Ma in questi giorni si è parlato tanto di Pacs, Dico, il Re d’Italia ha tuonato dalla sua finestra al mezzogiorno di domenica, e allora mi è venuto il dubbio. Ancora una volta, il Vaticano aveva imposto la sua logica.
In fondo, spero tanto che questa sia solo una mia fantasia, anche perversa se vogliamo. Altrimenti, siamo sempre di più nelle sabbie mobili. Più insidiose di quelle nelle quali si rifugiarono Anita e Garibaldi, nel delta del Po.

Feb

21

Mentre da oltreoceano chiedono una copia del mio libro a scopo di valutazione per traduzione (forse stavolta ce la facciamo), contemporaneamente e senza saperlo (poi dicono che non esistono le coincidenze telepatiche) produco un nuovo video.
Il titolo è “The Dylan Code” e rivela le analogie tra vari artisti della pittura (da Leonardo a Delacroix) ed i brani di Bob.
In mezza giornata lo hanno visitato oltre 590 persone.
Se vi interessa, e visto che vox populi vox dei, andate qui.

Feb

13

Sembra proprio che ultimamente tutto ciò che Dylan tocca si trasforma in oro, ad eccezione dei film nei quali recita!
Ai recenti Grammy Awards, andati in scena l’11 Febbraio, si è portato a casa due riconoscimenti: best contemporary folk/Americana album per “Modern Times” e solo rock vocal performance per “Someday Baby” usata per la pubblicità dell’Ipod e della quale avevamo già parlato.
Considerando anche quello vinto nel 1989 per l’esperienza con i Travelling Wilburys, Dylan ha vinto almeno un Grammy in quattro decadi: 70 (il suo primo, per “Gotta Serve Somebody”), 80, 90 (il maggior numero di titoli, grazie anche a “Time Out of Mind”, che fu premiato anche come miglior disco dell’anno) e i primi dieci anni di questo secolo.

Feb

11

I discorsi politici, i botta-e-risposta tra alti esponenti di movimenti intellettuali, associazioni, Chiesa Cattolica e governanti ci stanno intasando i notiziari, riuscendo nella mirabile impresa di non farci capire esattamente di cosa si stia parlando.
Partiamo, quindi, da delle semplici considerazioni:
1- Nessuno vieta a delle persone di vivere sotto lo stesso tetto. É perfettamente legale e concesso
2- Nessuno obbliga chi decide di vivere con l’intenzione di condividere un progetto di vita comune a farlo sotto forma di unione giuridicamente rilevante
3- Ergo, si può tranquillamente fare tutte quelle cose che fanno marito e moglie “legali” anche senza un pezzo di carta o un sacramento che avvalora questa volontà da un pulpito più alto che non sia la volontà dei soggetti stessi.
E fino a qui va tutto bene.
Ma quando ci si decide a prendere atto di questa situazione sotto il profilo legale, apriti cielo!
Per primi insorgono quelli dell’area cattolica, poi non tarda a farsi sentire il vero re d’Italia, il Papa. Da lui, poi, si muove tutta la CEI e quindi i partiti di opposizione, forti di un così forte sostegno.
Facciamo una cosa un po’ diversa: teniamoci fuori da questo chiacchiericcio che sposta sempre l’ago della discussione sui propri fini e mete, tralasciando il vero motivo per il quale si parla e partiamo da un punto di osservazione un po’ inconsueto.
Un film di Alessandro d’Alatri con Fabio Volo e Stefania Rocca mi è sempre piaciuto: si intitola “Casomai”, è del 2002. In esso si parla ad un certo punto di una cosa sconvolgente: i separati fittizi. Quelle persone cioè che davanti ad un giudice dichiarano di volersi separare ma di fatto continuano la loro vita esattamente come prima, come se niente fosse. Ma perchè, direte voi. É semplice: per una questione finanziaria. In questo modo, chi deve gli alimenti all’altro può portare tale somma in detrazione fiscale e quindi vivere meglio sendendo meno tasse. Il film lo dice chiaramente, limitando però il fenomeno a poche classi, come i liberi professionisti, ed era – lo ripeto – il 2002. Adesso invece questa prassi sembra consolidarsi sempre di più e per più strati sociali. Me lo ha confermato un amico che di recente ha firmato il proprio divorzio. Davanti al denaro che non basta mai, si può sacrificare anche l’onorabilità sociale, almeno così sembra.
Quindi, esistono quelli che vogliono far apparire una situazione per un’altra così ci guadagnano.
E la politica e la Chiesa si occupano di chi vuol vivere sotto lo stesso tetto senza essere maritati, di qualsiasi sesso siano?
Qui, signori miei, c’è qualcosa che non quadra.
Tutti si chiedono dove va la famiglia, e a domandarcelo sono proprio coloro che di famiglie ne hanno più di una. Se non lo sanno loro, chi lo deve sapere? Inoltre, questi bravi signori non ci dicono che anche ai loro eventuali conviventi more uxorio sono estese le tutele tipiche del matrimonio. A loro. Ma a che gioco giochiamo?
In un Paese normale, la legge serve per mettere il sistema al passo con i mutati costumi (pensiamo al falso in bilancio…) usando un sistema di dosaggio dei valori che renda la norma applicabile a quanti più casi possibile. I sentimenti religiosi, le idee politiche e quant’altro stanno sempre lontano dal luogo in cui si scrive il progetto di legge. Qui invece, purtroppo, l’irruzione di Lamarmora ed il sacrosanto principio libera chiesa in libero stato sono lettera morta. In sede di redazione del dcumento costituzionale, sotto le spinte della corrente degasperiana, l’infelice articolo 7 apre le porte per un’ingerenza che non ha precedenti negli stati moderni, ingerenza che si è manifestata in primis nella stessa Costituzione con l’affermazione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Se all’epoca quel principio era in astratto corrispondente all’opinione generale (mio nonno non parlò con mia zia per mesi dopo aver saputo che i genitori del suo fidanzato convivevano senza essere sposati) adesso sono proprio gli esponenti del circo politico ed i separati fittizi a dimostrarci che il matrimonio è meno vincolante di un rapporto di lavoro subordinato. Chi, tra le file dell’opposizione protesta per l’immoralità di pacs e dico ha più di una famiglia. Chi invece vota e sostiene la legge ha una situazione familiare stabile.
Così va l’Italia…

Feb

7

Se non fosse stato per Andrea Falesi, il mio libro su Dylan non lo avrei certo finito, o comunque non vi avrei lavorato con così tanta dedizione.
Nel corso degli anni, le nostre frequentazioni si sono un po’ allentate, ma la sua verve è rimasta intatta.
Un ex grande adepto di una delle mie più grandi passioni, la sua mente è sempre lucida, attenta e piena di risorse.
Se avete dei dubbi, altro non rimane che fugarli: qui trovate il suo blog.

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