Jan

30

Su Repubblica di ieri, nella prima pagina e poi in due centrali, compare un bell’articolo di Curzio Maltese, “Il Principe che manca a Firenze”. Una disamina abbastanza lucida e chiara per concedermi una serie di riflessioni, da fiorentino militante che neanche al richiamo di New York ha ceduto, dopo che una volta tornato in città e andato al Forte di Belvedere si rese conto che quel panorama, che aveva sempre visrto come una cartolina – tutt’al più un posto dove portare le turiste agganciate a suprema fatica in centro – era vivo: pieno di ponteggi sui monumenti, a tenerli in vita, ripulirli e in piedi.
Sì, forse questa è l’immagine migliore che si può dare oggi di questa città: se cascano i monumenti, giù anche tutti i suoi abitanti.
Il che ci riporta alle polemiche per “Caruso Paskosky” di Francesco Nuti, al quale auguro tutto il meglio dopo il grave incidente che lo ha colto: tutti scandalizzati perchè i lavori su Palazzo Vecchio e in Via Calzaiuoli erano così evidenti. Ma aveva ragione: quella era la città in quei giorni, alla vigilia dei mondiali dl 1990. Che portò alla ricostruzione dello stadio, monumento nazionale, che fece scomparire la pista di atletica sulla quale Sebastian Coe stabilì un record fantasmagorico per l’epoca. Basterebbe questa metafora a dire tutto.
Molti dicono che Firenze si è fermata lì, alla signoria dei Medici e che da allora ha vissuto di rendita. In parte è vero, ma è anche vero che da allora Firenze ha espresso meno talenti ma li ha espressi, solo che non li abbiamo valorizzati per niente: pensiamo al movimento dei Macchiaioli, del Caffè Michelangelo in Via Larga (oggi Cavour), del quale rimane solo una sbiadita lapide che lo smog e gli agenti atmosferici stanno sempre più intaccando. O a Vasco Pratolini, nato a due passi da Piazza Signoria, che come pochi ha saputo descrivere l’Italia del secondo dopoguerra. O, perchè no, ad Antonio Meucci, senza il quale tutto il mondo avrebbe fatto più fatica a comunicare.
E, per ultima, a Oriana Fallaci, donna libera, con tutti gli strascichi polemici che ha sollevato, primo fra tutti il mio personale.
Per il resto, Maltese ha ragione: in questa città bisogna sempre mettere d’accordo tutti, sembra che antichi privilegi possano e debbano sempre essere fatti valere, il tutto per un senso di imposizione personale che tutto fa tranne che il bene di questa città, diventata letteralmente invivibile, con le auto che la fanno da padrona più degli uomini, con una politica locale che tutto ha fatto tranne incoraggiare la fruizione dei mezzi pubblici, sempre meno efficienti e scarsamente puntuali. Che non ha incoraggiato il mantenimento del centro storico e la sua valorizzazione come zona abitabile, tanto che adesso è popolato quasi totalmente da studenti e lavoratori stranieri, popolazione per sua natura transeunte e quindi raramente in grado e con la voglia di sviluppare un legame con questa città, diventata così un “hub” verso spazi futuri. Un centro che vede sempre meno autoctoni in giro alla sera, chi per paura chi per pregiudizio (“ci sono solo quelli per la strada”) con l’unica conseguenza che “quelli” di strade se ne prendono sempre di più.
Ma se un segnale si può trovare per testimoniare il declino di questa città è ancora sotto il profilo culturale. Delle figure di spicco nate a Firenze, ormai quasi nessuna vive più qui. Cominciando dalla cultura cinematografica, Beningni vincitore di tre Oscar (se significano poi qualcosa, culturalmente parlando) vive a Roma da decenni, così come Francesco Nuti. Nel teatro, Ugo Chiti passa più tempo a Roma che a Firenze, così come a Roma vive Paolo Poli e non a Firenze Albertazzi (per quanto ne so, su quest’ultimo). E nessuno come Tarkovskij la sceglie più come sua casa, tranne l’amico Alexander Lonquich.
Piero Farulli vive ancora qui, ma sembra proprio un’eccezione. Qui viveva il Prof. Giorgio Spini ed il più grande storico della psicologia italiana, Luciano Mecacci, non so quanto ancora rimarrà in questi loci. Franco Cardini non sta più qui. L’elenco potrebbe continuare, ma è chiaramente un segnale.
C’è chi parla di poteri forti, di Massoneria e Opus Dei. Indubbiamente esistono, ma spesso la loro portata è sopravvalutata in misura decisamente alta.
La differenza va ricercata nella mentalità. Ciò che altrove è possibile a Firenze diventa molto complicato, con tempi più lunghi e, di fondo, un pregiudizio che fa fatica a scomparire. Chi spesso presta il proprio volto ad un fenomeno è raramente la mente che ne sta dietro, ed i potenti, dice un mio amico, per strada non li noti neanche. Vi ricordate Cuccia?

Jan

27

L’iniziativa è troppo importante per essere ignorata. E oltretutto è semplicissima da attuare.
Giovedì 1 Febbraio, dalle 19.55 alle 20.00 spengiamo la luce per 5 minuti.
Il motivo è quello di protestare contro il cambiamento climatico. In Francia, come dice la fonte (http://www.welfarelombardia.it/wmview.php?ArtID=2745>Spegniamo), lo fanno già: perchè non farlo anche noi?
L’inziativa parte dell’associazione francese L’Alliance pour la Planète. La data non è scelta a caso: quel giorno verrà infatti pubblicato il nuovo rapporto degli esperti climatici dell’ONU.
Oltre a questa iniziativa, pensiamo a cosa possiamo fare anche noi per combattere il surriscaldamento del pianeta: qualche volta potremmo anche lasciare l’auto là dov’è (per me non c’è problema: non ce l’ho!) ed andare a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. Oppure potremmo non tirare sempre l’aria condizionata a manetta (quella poi nelle auto è nociva all’atmosfera in modo pazzesco) o portare la temperatura delle nostre case a livelli tropicali (a casa mia c’è sempre più o meno 19°). Evitiamo poi, come dice anche Grillo, di lasciare in standby gli elettrodomestici (in tutta Europa, i consumi giornalieri per elettrodomestici in stand-by sono uguali all’energia prodotta da una centrale elettrica di grandi dimensioni). Se lo facessimo tutti…

Jan

26

Una bella poesia

January 26, 2007 | 1 Comment

Stamani, dopo una serata lunga, faticosa e meravigliosa, ho fatto un piccolo giro tra i blog dei miei amici e come sempre mi sono soffermato su quello di Salvatore Cacace. Mi ha molto colpito la lucidità e la perfezione della descrizione in così poche parole.
Vi invito a leggerla.

Jan

25

Per gli appassionati e gli addetti ai lavori nel campo della formazione, PNL, Coaching, Counseling, Mentoring, Psicologia e Fisioterapia, Metaprogram ha aperto il suo blog, sul quale potrete trovare notizie, articoli, recensioni e quant’altro può esservi utile per i vostri interessi e la vostra professione.
Visitatelo numerosi.

Jan

24

Mi hanno portato a vedere “Bobby” sulla scorta del fatto che alcuni attori come Demi Moore, abituati solitamente a cachet miliardari, hanno accettato di lavorare a paga sindacale. Per inciso, per la Moore non è la prima volta, visto che con tanti altri attori come Robin Williams, Stanley Tucci e Billy Cristal aveva prestato la sua opera per girare alle stesse condizioni “Deconstructing Harry” (“Harry a pezzi”) di Woody Allen. A me “Harry” non era poi piaciuto più di tanto, e l’ho rivalutato negli anni, anche perchè di lì a poco Allen avrebbe dato alle stampe “Celebrity” che mi sembrò un obbrobrio (io, che adoro Allen!).
Forse, se avessi pensato che il film era di un attore il cui cognome tradisce così chiaramente origini ispaniche (Emilio Estevez, figlio di Martin Sheen – e fratello di Charlie, il cui cognome è appunto Estevez), ci sarei andato più volentieri.
Come infatti aveva testimoniato Walter Veltroni nel bellissimo “Il sogno spezzato”, quella di Robert Kennedy era un’idea di integrazione e di sforzo comune per un nuovo destino americano. Suo fratello John (per quanto il suo passato possa essere discutibile: si veda “The Dark Side of Camelot” di Seymour Hersh) aveva aperto la strada, Malcolm X dopo un passato violento si era aperto al dialogo e all’integrazione, Martin Luther King Jr. aveva predicato la non violenza…. ed erano tutti stati assassinati. Rimaneva solo lui, Robert, o Bobby come lo chiamavano tutti.
Il ritiro dal Vietnam come obiettivo principale, Kennedy era visto come una sorta di manna soprattutto dalle minoranze.
La cosa bella di questo film è che Robert Kennedy non si vede mai. Solo alcuni spezzoni dell’epoca ce lo mostrano, ma il film ruota tutt’intorno alle persone che, senza saperlo, si trovarono quel 5 Giugno 1968 catapultati nella storia: dal cameriere messicano alla coppia che si sposa per evitare il Vietnam, dalla parrucchiera al direttore d’albergo che se la fa con la centralinista, fino alla coppia con un certo divario di anni dove la moglie comincia a pensare più a cosa deve indossare piuttosto che a chi è.
E davanti ad un giorno come tutti gli altri, con i preparativi che fremono attorno all’arrivo del Senatore, si snoda un quadro storico abbastanza ben delineato, soprattutto sotto il profilo emotivo.
Non abbiamo il film-inchiesta di Oliver Stone, nè lo sguardo dall’interno: solo gli abiti ci dicono in che epoca siamo. É un film ben centrato su come affrontare in modo diverso ma ugualmente convincente una vicenda molto nota.

Jan

18

La neocostituita Associazione Culturale Metaprogram ha organizzato un convengo-laboratorio nella splendida Sabbioneta (Mantova) per il 21 e 22 Aprile, in concomitanza con la mostra antiquaria nella stessa città ideale dei Gonzaga.
Il convengo ha il titolo SCUOLA E BAMBINI: INCONTRO O SCONTRO?, titolo che proviene dalla mente del Maestro Mario Lodi del quale questo blog ha già parlato.
Parteciperanno al convengo il decano della psicologia dello sviluppo in Italia, il Prof. Guido Petter, la Prof.ssa Susanna Barsotti attualmente in forza all’Università di Cagliari, astro nascente nel panorama pedagogico italiano, gli ex allievi di Mario Lodi e della scuola di Barbiana, l’opera dello straordinario e compianto Don Lorenzo Milani del quale quest’anno ricorre il 40nnale della scomparsa. Oltre allo stesso Mario Lodi.
La parte attiva dell’evento prevede una rappresentazione-adattamento di “Cipì” letto da Francesco Mancini della compagnia teatrale di Ugo Chiti ed un laboratorio per genitori e bambini sotto la direzione delle Prof.sse Patrizia Roncoletta del comprensorio scolastico di Bozzolo e della Prof.ssa Maria Rita Mancaniello, docente di Pedagogia Sociale all’Università di Firenze.
In una società come quella odierna, dove si vuole sempre meno bene ai bambini (Paolo Crepet ha detto addirittura “odiamo i bambini”) l’opera di artisti come Lodi e Milani e anche di didatti come Gianni Rodari (basti pensare alla sua “Grammatica della fantasia”) mai e poi mai deve andare perduta o, peggio ancora, cadere nel dimenticatoio.
Un buon adulto comincia da un bambino che sa comunicare.

Jan

17

Perchè poi….
Bob Dylan si è comprato una villa nelle Highland scozzesi, vicino al fiume Skye, a Cairngorms, in una riserva naturale. C’è chi dice che abbia dieci stanze, chi invece che dieci siano le stanze da letto, e che l’ha pagata 2.5 milioni Sterline, 3.3 milioni di Euro.
Speriamo che non gli rompano le balle come a Woodstock tra la fine dei ’60 e il 1970!
Hai fatto proprio bene, Bob.

Jan

14

Che ormai, come dice da tempo Beppe Grillo, non esistano più i veri vecchi giornalisti è cosa notoria, anche se lo scoop all’Umberto Primo di Roma ha fatto pensare che qualcuno ancora ci sia. Montanelli quindi non rappresenta, assieme a Biagi, l’ultimo grande esempio di un’arte ormai prossima al decesso. Almeno così si spera.
Stamani, nel mio ritiro pratese di fine settimana, mi sono imbattuto in Studio Aperto e mentre mi domandavo se la conduttrice fosse effettivamente la sorella (un po’ meno carina, ma solo un po’) di Cristina Parodi o solo un’omonima, seguo il servizio della missione di D’Alema in Qatar che condanna la recente politica estera americana.
E qui si vede subito il taglio editoriale (confesso che in un momento di enfasi ho battuto erroneamente “raglio”, al che mi è venuto da ridere: no, non è un lapsus freudiano, anche se le malelingue potrebbero pensarla in questo modo) del Tg diretto da Mario Giordano. Dopo la visita di D’Alema, la critica alla politica estera degli USA e l’intenzione del Governo di non concedere l’autorizzazione ai lavori alla base Nato nei pressi di Vicenza segue subito il sevizio del raduno dei forzisti a Roccaraso, con la telefonata dell’ex Premier, On. Silvio Berlusconi, che parla di un Governo alleato degli Ezbollah che renderà ancora più difficoltosa l’esportazione dei nostri prodotti al di là dell’Atlantico. Segue poi il servizio delle fotografie del vertice di Caserta, nel quale non compare Francesco Rutelli, il “bello del gruppo”. Fatto fuori, secondo loro, perché non in linea con la linea di maggioranza dell’esecutivo (anche se aggiungono l’idea che potrebbe essere stato lui a scattare le fotografie).
Come se non fosse chiaro che, se magari una certa difficoltà all’esportazione nel bacino del Dollaro esiste, questa è dovuta al fatto che la nostra divisa è decisamente superiore a quella americana e che quindi è più conveniente per noi comprare da loro che non viceversa (lo dice anche Paypal!). Anche se poi, alla fine, l’esportazione per i beni a domanda c.d. rigida – tra i quali spiccano i generi di lusso – difficilmente risente delle vicende economiche. Quindi, un altro discorso fatto ad uso e consumo dei seguaci ciechi.
Segue poi lo sberleffo al Ministro per i beni e le attività culturali nonché Vicepresidente del Consiglio, in un clima da Grande Fratello (che guarda caso fra pochi giorni riapre i battenti) che sinceramente svilisce non solo quel telegiornale, ma anche e soprattutto chi lo guarda.
Ecco quindi lo stuolo dei giornalisti che lavorano per Mediaset: un telegiornale, il Tg5, guidato da un uomo di fiducia del Cavaliere, prima di tutto fedele all’azienda (è diventato Direttore infatti nell’imminenza della campagna elettorale dello scorso anno. Lode, tuttavia, al modo in cui la faccenda è stata gestita: Mentana promosso in seconda serata, accompagnato alla porta con una promozione – grande strategia aziendale. Su questo, tanto di cappello). Un altro che sceglie la successione comica dei servizi per coprire di ridicolo la fazione avversaria. Il terzo del quale parlano tutti ormai da tempo.
Non che, alla fine, i Tg nazionali siano tanto meglio, per carità.
Però alla fine, è vero: i giornalisti imparziali e che fanno il loro mestiere per amore dell’informazione non ci sono più.

Jan

6

In questi giorni i telegiornali di tutto il mondo riportano un esempio atroce di tv dell’orrore ed un caso veramente straziante.
É strano, ma anche patologico, che sempre all’inizio dell’anno o in occasioni di grandi feste i telegiornali si riempiano di notizie tristi e sconvolgenti come il caso di questa piccola bimba la cui storia, per rispetto soprattutto a lei, dovrebbe passare sotto il più grande anonimato e silenzio. Ma, si sa, ormai vogliamo solo cose grosse, sensazioni forti e storie obbrobriose. Perchè niente ci emoziona più. Nessuno di noi passa più cinque minuti a guardare com’è fatta una margherita. Nessuno di noi vede più il mondo in un granello di sabbia, come faceva il poeta. Gli “Auguries of Innocence” non esistono più.
La ragione per la quale ne parlo è perchè mi sembra che l’opinione pubblica si trovi davanti ad una distorsione terribile, anche alla luce degli ultimi avvenimenti accaduti in Italia.
Ashley è una piccola bimba di nove anni cerebrolesa il cui sviluppo mentale si è fermato a pochissimi mesi. Non è in grado di stare in piedi o di deglutire, ma una volta che i genitori la mettono da qualche parte, sta lì buona buona, tanto che i suoi la chimano “pillow Angel”, l’angelo del cuscino.
Per evitare problemi relativi al suo accudimento, è stata sottoposta a massicce dosi di estrogeni e le è stato asportato tutto ciò che farebbe di lei biologicamente una donna (o femmina, secondo il sesso).
I genitori hanno difeso la loro scelta su un blog nel quale si parla molto diffusamente di questa vicenda. A chi interressa, leggetelo. Io non lo commenterò.
Capisco però chi leva proteste, commenti indignati. L’altra sera mio padre si è addirittura schifato, dicendo che questa è eugenetica, una forma bianca di eutanasia. E alla fine non mi sento di dargli torto, anzo gli do ragione sotto tanti aspetti.
In un Paese come il nostro dove sin dai tempi di Sandra Milo l’eutanasia è stata trattata come il peggiore degli omicidi, questo fatto è passato alla cronaca come una “extragavanza americana”. Ad oggi non ho sentito il più vicino Capo di Stato (il Signor Joseph Ratzinger, Benedetto XVI) condannare questo episodio come una barbarie, perchè di fatto per tanti aspetti lo è. Mentre per l’Italia (che è rispetto a lui uno Stato estero, come qualunque altro al mondo) può dire ciò che vuole, per altri luoghi va tutto bene. Eppure la dignità della vita è sempre la stessa, qualunque credo, razza o fede si abbia.
Una cosa è aiutare un sofferente a staccare la spina, su sua richiesta. Una cosa è privare una persona del suo connotato di specie perchè così chi la accudisce farà mano fatica. E quando queste persone non ci saranno più?
Abbiamo ormai speculato sul dolore, sull’amore filiale e su quant’altro. Usiamo i figli come merce di scambio e come arma di riscatto in sede di separazioni e divorzi, decidiamo di non averne perchè altrimenti metterebbero un freno alla carriera, li abbandoniamo in cartoni, cassonetti o nei bidoni della spazzatura (e più ne parliamo, più lo fanno). Ci attacchiamo ai telegiornali rosa, facciamo il tifo per i giornalisti che assediano le vite dei personaggi più in vista ogni volta che c’è da fare uno spettegolezzo, stampiamo migliaia di riviste su questi argomenti futili, stupidi e dannosi, visto che la carta è fatta dagli alberi, e distruggere foreste per queste bestialità è un crimine contro l’umanità.
Abbiamo pensato di poter garantire una vita migliore a tutti, più longeva e più sana e per tanti aspetti ci siamo riusciti. Alcuni di noi però stanno andando fuori carreggiata. Mi ricorda la storia di una torre che doveva essere tanto alta da arrivare al cielo….

Jan

2

Così si chiede un articolo apparso sul sito dell’Università di Cagliari.
Ed in effetti le prospettive appaiono tutt’altro che rosee. Per il bilancio in pareggio occorreranno nel 2007 ben 536 milioni di Euro (mi chiedo di tutto questo denaro quanto ne potrebbe essere risparmiato). Per raggiungere questa cifra sarà però necessario vendere beni, come Villa Montalve che per 46 milioni di Euro passerà proprio in questi giorni alla Regione Toscana.
Tutti questi scossoni finanziari si fanno sentire anche sul personale, visto che è stato eliminato il turn-over per tutti e i fondi alla ricerca sono stati tagliati di ben 700 mila Euro.
Il Magnifico Rettore Augusto Marinelli sottolinea ancora una volta il suo dissenso verso le politiche nazionali di finanziamento dell’università e della ricerca.
Come se non bastasse, le unità amministrative saranno tagliate del 10% delle proprie dotazioni, i contratti, le supplenze ed i fondi saranno ridotti. Come per dire: “siamo al lumicino”.
Sembra quasi che, alla fine, saranno costretti a tenere gli studenti più a lungo: almeno sulle loro iscrizioni potranno contare.

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