Jan
2
Questa è grande! Buon 2009!
January 2, 2009 | Leave a Comment
Oggi ho ricevuto un’email che parlava del mio libro.
Credo che questa meraviglia parli più di ogni altra cosa!
Ancora non ce l’abbiamo fatta a battere il record di viste: arrivati a 20818 anziché 20940. Per poco!
Rimettiamoci di buona lena. Vogliamo arrivare a 25.000!
Per il rasoio e per il libro!
Dec
29
Playboy Italia: che delusione!
December 29, 2008 | 1 Comment
Per quelli come me che:
-sono anglofoni
-hanno fatto della loro anglofilia una professione
-hanno percorso tutte le strade di Kerouac
-hanno bevuto tutti i cocktails di casa Fitzgerald con il cappotto di Gatsby
-hanno seguito Woody Allen nelle sue tortuose location newyorkesi, a volte scorgendolo tra la folla la mattina davanti al Senator Gate che immette in Central Park
-hanno perso l’uso della parola davanti alla costa e alla scogliera di Big Sur
-hanno visto il famoso pino sul seventeen-mile-drive
-hanno visto gli headquarters della NASA nella caldissima Hoston
-hanno visto il Mississippi dall’alto mentre imperversava un uragano
-sono sguazzati nelle impronte dei dinosauri in Colorado
e chi più ne ha più ne metta
dare una sbirciatina all’edizione italiana di Playboy è un must.
Ma quelli che lo compravano per gli articoli o per i racconti ci rimarranno male. Non c’è Nat Hentoff, Marquez, Rushdie o lo stesso Kerouac; non ci sono le interviste a Bob Dylan, Hillary Clinton, Seinfeld, Frank Sinatra; ci sono soltanto piccoli colloqui, non troppo diverse (come taglio e formato) da quelle di un qualsiasi altro periodico italiano. Vedere Playboy che fa il verso a Max fa un po’ tristezza.
Lo fanno anche le miss, le famose playmates.
Tutte coperte nei punti strategici. Adesso sembra quasi che la playmate finta-virtuosa (che aveva fatto della sua fisicità unita alla prorompenza e “casta malizia” i suoi punti di forza) sia segno di progresso e virtù. Ma se era stata proprio l’esposizione dei peli pubici fino dal 1969 una conquista di Hefner?
Insomma, sotto tutti i punti di vista, rispetto all’originale americano, Playboy italiano lascia proprio interdetti. Non ha neanche l’impaginazione del classico americano.
Rimane la soddisfazione, per quelli che negli anni ‘80 e ‘90 compravano l’edizione USA a prezzi proibitivi, di aver visto Pamela Anderson come mamma l’aveva fatta. Bellissima! Poi, il canotto e la scritta “infiammabile”, che oltre le 4 atmosfere rischia di diventare un’arma impropria.
Di interessante c’è soltanto il prezzo: 3 Euro, 18 per chi si abbona un anno intero.
Io non mi abbonerò.
Né, credo, lo ricomprerò più.
Dec
26
Anche i ciechi vedono: risorse infinite del nostro cervello
December 26, 2008 | Leave a Comment
TN è una persona che, a seguito di ripetuti ictus, ha perso la vista. Ciononostante è in grado di camminare in una stanza evitando ostacoli. TN è, insomma, un cieco che vede.
Gli esperimenti dell’equipe americano-fiamminga (coadiuvata da scienziati italiani) ha permesso di scoprire questo “sesto senso” e di darne una descrizione scientifica. Si parla di risorse del subconscio che ci permettono di fare cose che non reputiamo possibili.
Il che dimostra ancora una volta le potenzialità della nostra mente.
Del resto, chi ha studiato un po’ i moduli cerebrali, sa benissimo dell’esistenza del cosiddetto Modulo V che, se correttamente funzionante, consente di percepire i movimenti anche in assenza di vista. Si riesce cioè a percepire il movimento pur non vedendo niente.
TN va oltre, reagendo anche alle espressioni facciali pur non vedendole (fonte).
Una tale notizia fa ben sperare, non tanto nelle varie possibilità di cura, quanto nel fatto che veramente siamo molto più di ciò che pensino. L’attestazione scientifica ben giova agli “scettici”, a tutti quelli che assumono la posizione di comodo di “non credere fino a prova contraria”, cosa che es da un lato li allinea al pensare comune, dall’altro li limita e non poco. Proprio chi crede e cerca dimostrazioni ripetibili fa il progresso.
Dec
20
A tamed Bismarck
December 20, 2008 | 5 Comments
Oggi è un bel giorno, per tanti motivi.
Uno fra tutti è proprio essere riuscito finalmente a domare il Bismarck.
Dopo aver letto i quei mille commenti del famoso post sul rasoio mi sono reso conto che la waterstone ha bisogno della nagura per fare lo slurry. Mi ci sono messo di buzzo buono ed ho ottenuto questa specie di melma. Ho fatto una piramide anomala 6/8K, con la waterstone e la Norton. Poi c’ho dato di Swaty, fino a 72 colpi al secondo passaggio.
Adesso ho un Bismarck fantastico, che rade benissimo e lascia una pelle da favola. Assieme al sapone della Farmacia di santa Maria Novella è un’accoppiata fantastica.
Comincio veramente ad amare questa waterstone, mi sa che col passare del tempo prenderà il posto della Norton.
Finalmente il Bismarck al suo meglio!
Che meraviglia!
Dec
14
E se Aiko, anziché la colf/amante, facesse il magistrato?
December 14, 2008 | 2 Comments
Si è letto in questi giorni di Aiko, la ragazza/robot inventata dal 33enne Le Trung, nato in Giappone ma residente in Canada.
La storia è semplice: troppo impegnato a studiare, e quindi poco tempo per trovarsi una fidanzata, il ragazzetto ha unito l’utile al dilettevole, mettendo in pratica i suoi studi e costruendosi un robot.
Aiko, dalle sembianze di una ventenne del Sol Levante, è costruita in modo da reagire a determinate sensazioni. Riconosce i volti ed è bilingue, inglese e giapponese. Può fare i lavori domestici, con il vantaggio, dice Trung, di non andare mai in vacanza e di poterlo fare anche 24 ore al giorno (speriamo non faccia rumore).
Ma la cosa che sembra più figa in assoluto (poi vedrete perché) è che questo ritrovato della tecnica può essere anche programmata per raggiungere l’orgasmo. Insomma, Aiko farebbe davvero la fidanzata a tempo pieno, prima a letto e poi fra i fornelli, una vera e propria (ba)geisha.
Si tratterebbe, inoltre e ovviamente, di un orgasmo simulato, ed in questo quindi Aiko si andrebbe ad unire al 65% delle donne che, secondo una pubblicità che girava qualche tempo fa, almeno una volta nella vita si sono dedite a questa nobile arte (nobile perché, se si legge Yahoo Answers - ottimo ma sconsolante termometro di come gli adolescenti ed i giovani vedono e sentono il mondo, ma che rivela purtroppo cosa di esso [non] sanno, in barba alla civiltà dell’informazione - serve ad alimentare l’ego maschile e a non fare sentire l’uomo incapace di far godere una donna. Ma ditemi voi!!!).
Ma se invece di farla stare tra le mura domestiche o fra le lenzuola non usassimo Aiko per fare i lavori che dovrebbero essere giusti ma che in fondo troppo spesso risentono della natura troppo umana delle persone?
Cosa ne direste di una Aiko magistrato? Che ha dentro di lei un software che incorpora tutte le sentenze, i codici, la giurisprudenza, e che finalmente è in grado di mettere sentenze sulla base dei fatti e delle prove allegate?
Cosa ne direste di una Aiko cancelliere, che così ridurrebbe i termini e le lungaggini processuali?
Di una Aiko nella Pubblica Amministrazione?
Ci rimarrebbe più tempo e più serenità per farlo noi, l’amore, con una persona che ci aggrada e che magari qualche volta ce lo fa pure sudare, o ci sorprende. Finzione a parte, ma anche in quel caso farebbe parte del gioco!
Quindi, Aiko, meglio che tu vada a fare quei lavori che gli umani, proprio a causa della loro natura, non riescono a fare troppo bene. Non ci sarebbe bisogno di cambiare la Costituzione, e ci divertiremmo tutti molto di più.
E che qualcuno faccia scopare Le Trung! E che lui riesca a far orgasmare (per davvero) la propria partner!
Dec
1
Una mano dà, tu credi questo, e invece…
December 1, 2008 | 5 Comments
Ieri ho incontrato, su Facebook, una delle persone listate nel blogroll. Il suo blog mi piace, il suo angolo visuale pure. Abbiamo chiacchierato del più e del meno, e alla fine ci siamo occupati dei contenuti dei nostri rispettivi blog. Io dicevo che la mia vena si è trasformata da polemica in “indirizzata a trovare la luce per mostrarla”, memore anche di quello che quest’estate ha detto un caro amico mentre rispondeva ad una domanda che gli poneva Rosa: “Vai sempre dove la luce risplende di più.” Ed è quello che da quel momento ho fatto.
Adesso però, anche incoraggiato dalla chat di ieri, vorrei parlare di una cosina bellina che ho appena appreso: l’abolizione del “privilegio dell’IVA” sulle tv a pagamento. Vorrei cioè fare il possibile per dirvi che ci stiamo addentrando nel buio. Poi non lo dico più.
Per la serie: prima vi hanno allettato e poi vi fregano, e voi ci cascate tutti come baccalà. Perché non avete altra scelta.
Prima promuovono le pay-tv, dicendo che c’è tutto quello che volete vedere, per poche lire al mese e via discorrendo (senza rendersi conto che, anche nel caso dei pacchetti più economici si finisce a pagare praticamene un secondo canone RAI); poi alzano l’aliquota IVA e quindi il prezzo del pacchetto. E cosa fa uno degli esponenti della corrente che propone tale aumento? Dice che: “La paytv è appannaggio solo delle persone più ricche.”
O voi che avete Sky, Mediaset Premium e quant’altro, cosa vi lamentate a fare? Prendendo a prestito il sommo Pascarella, questi so’ ricchi “e manco lo sapevano”?
Complimenti, ci hanno preso ancora una volta per il posto dedito naturalmente agli scarichi. Tappandoci il tubo di scarico, peraltro.
Ci fanno credere che si può, che questo significa essere più facoltosi, e poi - nonostante ci siano molte persone che pur possedendo la paytv sono notoriamente in condizione di fatica economica - ti chiedono di più dicendo che, visto che hai la paytv, hai automaticamente anche più soldi.
Ancora una volta, la frittata è come gli altri ti dicono che sia.
Questa è la civiltà di chi ascolta solo per rispondere.
Nov
28
La straordinaria impresa di Gianluca Genoni, ossia “E voi pensavate che bastassero solo 30 secondi per affogare?”
November 28, 2008 | 2 Comments
Quella di Gianluca Genoni è un’impresa che ha dell’incredibile. Ha battuto il record di apnea che apparteneva all’inglese David Blaine, portando il tempo alla cifra record di 18 minuti, 3 secondi e 69 centesimi (fonte).
L’impresa è avvenuta nella splendida Mantova.
Genoni dà veramente l’idea di cosa si può fare e quali sono i limiti dell’essere umano.
Limiti? Questa parola, in effetti, suona un po’ strana. 18 minuti in acqua, a testa in giù e senza respirare…
Nov
18
Across the Universe
November 18, 2008 | Leave a Comment
Adesso vivo nella casa dove sono nato e cresciuto.
Vivo, cioè, di nuovo in quella casa.
Poco è rimasto dell’aspetto di origine. Mia sorella c’è stata un po’ di tempo, ha buttato giù alcuni muri, ha ampliato la zona pranzo e tolto il muretto divisorio del reparto notte.
Oggi, tra una pausa lavorativa e l’altra, mi sono messo ad ascoltare qualcosa, ne avevo proprio bisogno.
Sono finito su “Across the Universe” dei Beatles. ella versione poi finita su “Rarities” o “Past Masters”, insomma non in quella uscita su “Let It Be”.
Ma forse poco importava.
È stata come la madeleinette (o come accidenti si scrive) di Proust.
È riapparso un mondo che credevo sparito. Ma non dentro di me.
Mi è tornato in mente Alessandro, che abitava al terzo piano (adesso è a Melbourne); è stato lui che mi ha “iniziato” ai Beatles, io che ero un piccolo violoncellista (e piccolo, in quel senso, sono sempre rimasto) tutto musica classica e nient’altro (quanti ne ho picchiati alle scuole elementari perché mi sfottevano…), la vista dalla finestra del terzo piano che dava al dilà del cortile, che io non riuscivo a vedere perché ero al primo, il corridoio che all’epoca mi sembrava lunghissimo con la stanza in fondo a sinistra.
Lì ascoltavo, e poi pregavo mio babbo di comprarmi i dischi, o meglio le cassette.
E la partitura, quando la lessi per la prima volta, con quella battuta in 5/4, e quando provavo a cantarla il fiato che non mi bastava mai.
Tutto di nuovo lì, come allora, come ormai quasi trent’anni fa.
Alessandro, come detto, non è più lì, neanche la sua famiglia; i pochi ragazzi che abitavano nel condominio sono andati via, ce ne sono rimasti soltanto due, che ormai hanno di gran lunga passato i quaranta.
Rosa è la più giovane del palazzo.
Un primato.
Ma il brano, quello, è sempre lo stesso.
Nov
9
Barack Obama e la settimana dei miracoli
November 9, 2008 | 8 Comments
Alzi la mano chi, fra quelli che sono stati in piedi a seguire l’andamento delle presidenziali americane, non covava l’idea di poter dire un giorno: “È stato un evento storico, e l’ho seguito passo per passo.”
C’è stato anche chi, alle prime proiezioni relative agli stati dell’East Coast, che davano McCain in vantaggio financo di 14 voti elettorali a 3, si è scoraggiato ed è andato a dormire. Fra questi Gianluca, il mio compagno delle elementari che su Facebook aveva espresso anche la sua insoddisfazione, sotto forma di “strani presagi”.
Le elezioni americane avvengono il primo martedì del mese, a meno che non coincida con il primo giorno del mese. Quest’anno sono cadute il 4 Novembre, giornata nella quale l’Italia festeggia la vittoria nella I Guerra Mondiale, e nella quale Firenze ricorda l’alluvione del 1966.
È un appuntamento al quale chi si interessa di politica raramente manca, desideroso anche di disegnare gli schieramenti e le alleanza politiche del futuro.
E quest’anno ancora di più, a maggior ragione.
Il primo candidato afroamericano, giovane, contro un veterano del Vietnam (tra un ventina d’anni forse non ce ne saranno più!). Un cliché per disegnare la mappa del nuovo mondo, la linea del cambiamento.
Se ci pensate bene, il risultato era scontato.
Per una semplice ragione.
Da anni, decenni, tutti si aspettano un segnale, un cambiamento di rotta. Dai tumulti egualitari degli anni ‘60, dalle varie manifestazioni, dalla marcia su Washington, dall’”I Have a Dream”, da Martin Luther King, Jr. “free at last”!) che lascia il palco ad un giovane ragazzino poco più che ventenne che cantò: “Quando la nave arriverà, tutti i pesci salteranno fuori dall’acqua ed il sole rispetterà tutti i volti sul ponte.”
Tutti ci avevano sperato, ma l’occasione non si era mai presentata. Neanche quest’anno sembrava accadere, visti gli ostruzionismi della fazione Rodham-Clinton e, in fondo, di tanti altri aspetti.
Quando, invece, le riserve sono state sciolte, tutto era perfetto per il “grande salto”. Come al Palio di Siena, nel quale il cavallo di rincorsa entra quando gli altri sono allineati.
Ho seguito il tutto non alla televisione (perché da quando l’ho spostata di stanza l’antenna dà dei problemi), ma sul pc, grazie al wireless, santo wi-fi.
Già alle 2.30 la CNN dava sulle proiezioni la scalata di Obama, 31 stati contro 17, 34 contro 23, fino a 233 contro 159.
Era quasi fatta.
Erano quasi le 4.
Mi assopisco.
Dopo un tempo indefinito, qualcosa mi dice, anzi mi parla con una certa solerzia: “Vai a vedere, l’hanno fatto. Ha vinto!”
Scatto in piedi (e scatta anche la schiena), mi metto il pc sui ginocchi, ristabilisco la connessione, santo wi-fi fa il suo lavoro.
Sulla sinistra c’è il volto di Obama, ed un numero: 297, con la spunta gialla!
Ha vinto!
Ha passato la fatidica soglia dei 270. Erano 27 in più. Altro giochino matematico.
Come la matematica, anche la cabala dei numeri se la ride su Obama. Nato il 4 di Agosto, esattamente il giorno successivo a quello nel quale Colombo salpò da Palos per “scoprire” il Nuovo Mondo.
Agosto, l’0ttavo mese. 8, il numero dell’abbondanza per i cinesi ed il numero della rinascita per l’esoterismo della ghematria. 1961, l’anno di nascita di Obama, dove la somma dei numeri dà proprio 8!
Il 44° Presidente: 4+4=8!
Allora, cosa mi dite in proposito?
In più, il popolo, la gente. Volevano un cambiamento.
Hanno fatto quello che ad altri manca. Anziché concentrarsi su cosa non andava, si sono concentrati su cosa volevano, ed ecco che il risultato è venuto da sé.
Tutti lo leggono come un monito, un segnale dei tempi che cambiano: ma non lo è, è soltanto un allineamento di intenti, tutti diretti verso un comune intento.
Conta dove si vuole andare, non da dove si viene.
Ciò che è stato è stato.
È forse proprio questo il miracolo di Barack Obama. Avere chiuso col passato ed averci insegnato a guardare al futuro.
Nov
3
Presidenziali USA: la lettera di un amico
November 3, 2008 | 6 Comments
Chiunque conosca Steve Gilligan sa quanto profonda sia la sua intelligenza, quanto attenta la sua percezione e che, sono parole di chi lo conosce bene da anni, “he’s so sweet and loving”.
Lo scorso Agosto, quando l’ho visto arrivare ad Abano Terme, sono andato a salutarlo; lo avevo avvertito della mia presenza, ma il mio server faceva i capricci e non aveva ricevuto l’email. Mi ha abbracciato, con fare sincero, mi ha detto che si era chiesto se ci fossi stato anche quest’anno.
Aveva una maglietta bianca, con su scritto “Obama 2008“. La stessa maglietta l’aveva il giorno della chiusura dell’evento, in bella mostra, sul palco, davanti a tutti.
Una sera, durante una cena solo per lui, Rosa ed io, ci aveva raccontato la sua reazione di bambino prima e di adolescente poi alla notizia degli omicidi dei due Kennedy. Era così trascinante, nelle parole e nelle espressioni, che non potevi fare a meno di pensare di essere lì con lui.
Ci diceva che era una cosa che aveva scosso tutti quelli che, come lui, credevano in un cambiamento. E sembrava che la cosa fosse tornata prepotentemente dopo 40 anni, 40 anni dopo l’assassinio di Robert kennedy e Martin Luther King Jr.
Stamani, appena sveglio, trovo la sua email che rimanda ad un video su Youtube, una fantastica campagna elettorale per Obama, che fonde tutte e tre le modalità sensoriali di base (quella visiva, con le fotografie; quella auditiva, con Bruce Springsteen, e quella cenestesica, con le emozioni provocate dall’abbinamento visivo/auditivo alle parole “cambiare, possiamo” scritte sui cartelloni dei presenti).
Mi colpisce l’immagine di Obama senza cravatta che saluta, la mano destra che tiene due libri. Il tipico uomo che si imbarca in un viaggio e che legge per impiegare il tempo. Quello che fanno molti di noi quando saltano su un treno o su un aereo.
Ma il video è fatto tutto molto bene: quando Springsteen invita a rockeggiare, con il suo “Let’s go”, l’immagine mostra un cartello “La mamma è per Obama”. Wow, fantastico. La mamma e l’urlo del figlio dell’altra America, da molti considerato l’erede di quel Bob Dylan che 45 anni fa, poco prima che Oswald (o chi per lui) mettesse fine al sogno americano proferiva “The Times They Are a-changin’”. Seguito da due volti dalla carnagione scura e poi un bambino sotto la pioggia, bianco, con i capelli rossi.
Obama sullo “Slow Train Coming” che adesso sembra aver deciso di arrivare, la bambina accigliata che tiene il cartellone.
E di nuovo un colpo di genio: mentre Bruce dice “stand by your side” si vedono Obama e La Clinton insieme! Ma ’sto tipo è bravo: potrebbe fare il massmediologo di professione e il pubblicitario (guardati, Klaus Davi).
Se un appunto lo dobbiamo trovare, va cercato nell’essersi concentrato troppo sulle minoranze. Pochi bianchi rispetto ai neri. Il cambiamento paventato è un’onda che arriva da molto lontano, proprio dagli anni dei “Times Changing”, un’onda che si è accumulata nel tempo, che Jesse Jackson non era riuscito a cavalcare e che adesso invece può essere fatta propria obbedendo alla più elementare delle leggi sulle rivoluzioni: si fanno con i materiali di chi le subisce.
Se ancora avete dei dubbi che l’America sia quella che ci propongono nei notiziari, quella della corsa affannosa verso il denaro a spese di tutto e di tutti, guardate questo video.
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