Jun

2

Le elezioni sono alla porta. Molti si aspettano un cambiamento. Anche chi è al governo se lo aspetta: spera di vedere aumentare il distacco, così anche la sola eventualità di elezioni anticipate (che in Paese civile dovrebbero già esserci state, se solo fossimo stati anche un po’ simili agli inglese - si veda lo scandalo profumo, che neanche ministro era…) incrementerebbe il vantaggio sull’opposizione. Se ci fosse un torneo europeo per parlamenti, la nostra maggioranza sarebbe tranquillamente in zona champions!
La sinistra invece aspetta il riscatto, spera che la grande onda americana arrivi anche da noi.
Ma, comunque vadano le elezioni, non arriverà. Almeno non adesso. Il motivo è molto semplice.
Nessuna forza politica in questo paese è dotata di leadership. Ha un capobranco, non un leader. Ha un pastore, un vigile urbano che dirige il traffico, non un leader. Nessuna forza politica, nessun partito ce l’ha.
Il Premier raccoglie consensi, questo è vero. Lo fa sulla base di ciò che ha fatto o di ciò che è? Franceschini viene ascoltato perché combatte contro qualcuno, o secondo la logica del turarsi il naso che Montanelli tanto bene descrisse?
In tutti questi casi c’è da preoccuparsi.
C’è da preoccuparsi della mancanza di interesse degli italiani, ormai rassegnati all’idea che tanto i politici sono tutti uguali, ma continuando a votare sempre gli stessi. C’è da preoccuparsi della mancanza di interesse o passione a seguire gli eventi. C’è da rimproverarsi il fatto di aver permesso che la cosa pubblica diventasse solo oggetto di prima pagina dei giornaletti ancora più offensivi del buon gusto di quanto non lo siano i ben noti periodici specialisti di pornografia, che al giorno d’oggi si afferma sempre più come un’arte minore, perdendo quella sua dimensione di fondo grottesca e cabarettista che la contraddistingue (con ciò dicendo tutto).
Non abbiamo un leader, e quindi votiamo un vigile urbano.
Questa è la definizione che oggi si adatta di più ad un politico, un vigile urbano: uno che sembra dirigere ma in realtà ti dice dove non devi andare, cosa devi evitare.
Non esiste né una politica né un politico che va verso qualcosa. Tutti ci vogliono portare via da qualcos’altro. Usano gli spauracchi, ce li piazzano davanti agli occhi, ci dicono che queste cose non le vedremo più, ma mai ci dicono cosa vedremo. Ci raccontano soltanto ciò che agli elettori piace sentire, non importa se falso o mal percepito.
Qualunque politico di oggi perderebbe il confronto con chiunque altro su almeno due punti: la sua non comprabilità e la dimensione culturale.
Se, come affermano i sondaggi internazionali, la nostra libertà di stampa è ormai più parola che fatto (siamo 73simi, dietro il Benin e prima di Tonga) e che tutto questo irrimediabilmente influisce su tutto, dalla giustizia al buongoverno (per cui chi ringhia contro una giustizia faziosa farebbe prima a domandarsi quanto ha contribuito a crearla). Perché siamo corrotti dentro, privi come siamo di una cultura di fondo. Abbiamo perso la battaglia culturale contro noi stessi, ci guardiamo intorno per individuare il prima possibile chi può venirci a strattonare e togliere il pane di bocca; diamo un’identità a questi mangiapane che non corrisponde alla realtà. Dividiamo anziché aggregare; ogni volta che un elemento estraneo entra in lizza, quello che precedentemente era estraneo si aggrega alla normalità. Prima erano solo i cattolici, adesso cattolico significa comunque cristiano, perché ci sono i musulmani e gli induisti.
Vorrei che la finissimo.
Vorrei che cominciassimo ad andare verso qualcosa.
Vorrei che cominciassimo ad andare verso un paese nel quale chi non si fa il segno della croce prima di mangiare, in una tavola dove tutti se lo fanno, non veda più gli altri distanziarsi da lui con il rumore delle sedie. Vorrei vedere un Paese nel quale un giudice non deve attendere la Cassazione per essere dichiarato innocente perché ha tolto il crocefisso da un’aula dopo aver detto che, se la legge deve essere uguale per tutti, non devono esistere simboli che, di fatto, diseguagliano chi in quel simbolo non si riconosce.
Vorrei un paese nel quale valdesi, testimoni di Geova, scintoisti, riformisti, protestanti, musulmani, ebrei, buddisti ed animisti non si sentano discriminati quando un politico dice “la mia è una matrice cattolica”; un paese nel quale non pensino che dichiarare la loro affiliazione ad un pensiero non cattolico sia qualcosa che li possa danneggiare o discriminare.
Vorrei un paese che non abbia bisogno di descrivere con periodicità il suo nemico immaginario, per poi accorparlo nella normalità (anche se ai lati) quando ne arriva un altro. Così è stato per i meridionali, diventati piano piano sempre più italiani quando sono arrivati i primi centroafricani, anch’essi quasi normali quando sono arrivati i magrebini, a loro volta diventati quasi normali con l’arrivo dei separatisti storici del Patto di Varsavia, in una continua ricerca del mostro sulla scorta del hic sunt leones.
Voglio andare verso un paese che non sappia niente di tutto ciò.
Voglio andare verso. E chiunque mi porta via da non mi rappresenterà. Mai.
Voglio andare verso.

Apr

18

Bob Dylan disse una volta che, se un cantante armato della sola chitarra sapeva davvero ciò che faceva, avrebbe potuto spazzare via un’intera armata.
Concetto affascinante, indubbiamente notevole; lui stesso aveva affrontato la fiumana urlante di Newport nel 1965, armato di chitarra elettrica e determinazione, portandosi dietro qualche pesante pesante.
Quello che gli spettatori inglesi hanno visto la sera del mio quarantesimo compleanno ha confermato, addirittura amplificato, questo assunto.
Susan Boyle, una donnina grassoccia e goffa della campagna inglese, si è presentata a Britain’s got talent, con sommo divertimento della platea e dei giudici, pronti a sbranare l’agnello sacrificale proprio alla vigilia di Pasqua. Cadeva a fagiolo.
La simpatica donna di provincia ha risposto, con humor, ironia e divertimento, alle domande dei tre giudici, che tutto hanno fatto tranne metterla a suo agio, tra i risolini del pubblico che cominciava ad affilarsi le unghie. Ha sempre voluto essere una cantante professionista, diceva, ma non aveva avuto l’opportunità. Quando poi ha detto il brano che aveva scelto, tutti erano pronti con le lame affilate.
A quel punto, ecco che la donnetta goffa scompariva, ed appariva il menestrello che spazzava via l’armata. Con una forza ancora più dirompente, paragonabile solo al bastone steso di Mosè che separa le acque del Mar Rosso.
Un brano profetico, che fa riecheggiare la storica frase di Martin Luther King e che dimostra ancora una volta cosa può fare una persona quando sa cosa sta facendo. Non c’è ambiente che conti, non c’è niente di niente. Solo una persona con tutta se stessa.
Purtroppo, per scelta di YouTube, non è possibile incorporare il video direttamente nel post. Però andatelo a vedere. Lo trovate qui.
http://www.youtube.com/watch?v=6PPlkOyaqaQ

Apr

13

I risultati di una ricerca condotta in 202 nazioni tra il 1997 ed il 2006 non sembrano dare adito a dubbi: esiste una correlazione tra latitudine e sesso dei nascituri.
Variazioni di temperatura e durata delle giornate sono solo due dei fattori che sembrano spiegare questa differenza. A livello globale, il 51.3% dei nati sono di sesso maschile, 105 ogni 100 bambine. Ai tropici tale percentuale scende al 51.1%, come per dire che se si vuole una figlia è meglio andare a vivere lì. La conferma arriva dal fatto che, delle 20 nazioni ad avere la percentuale più bassa, 18 sono tropicali. La Repubblica Centrafricana è la nazione che, nell’arco dei 10 anni, ha visto nascere più femmine che maschi.
Le percentuali dei maschi (che sembrano essere stati gli standard di misurazione) variano notevolmente. Se a Grenada sono il 50.1% e alle Mauritius il 50.3% e Bahamas 50.5%, in Cina arriva al 52.8%. Sembra proprio esserci questa forte connotazione legata all’ubicazione, al di là del fatto che, alla fine, il sesso del nascituro è sempre deciso dall’apporto aploide maschile, prova ne è una persona che conosco, che ha 3 figli da 3 donne diverse, tutti e 3 maschi e tutti fra loro molto somiglianti (la scienza…) o un signore che ha 5 figli, tutte rigorosamente femmine.
Le spiegazioni ancora non sarebbero del tutto definite: alcuni parlano di un ruolo chiave giocato dalla melatonina nelle nazioni con escursione giorno/notte pronunciata, altri parlano di una differente sopravvivenza di spermatozoi “maschili” o “femminili”.
Certo è che, in quanto animali, anche noi possiamo senz’altro essere influenzati da questi fattori, magari non proprio come i serpenti, dove la temperatura influisce in modo davvero drastico sulla distribuzione numerica dei sessi.
Attendiamo fiduciosi altri sviluppi: fiduciosi forse, ma il post mi sembra curioso, comunque.

Apr

6

Leggo su Repubblica della nuova rivoluzione voip sui cellulari, delle reazioni dei provider di telefonia e tanto altro.
E, come al solito, vedo che l’informazione è incompleta. Magari non fuorviante come quella di qualche provider, ma incompleta.
Skype che esce per Iphone, poi Blackberry, poi sarà su alcuni Nokia… ma sbaglio o tutti questi telefoni hanno la scheda wireless? E allora, potevamo utilizzare Skype anche prima, o meglio Fring, una vera figata, che racchiude dentro di sé non solo Skype, ma anche MSN, Google Talk, Netscape messenger ed altri.
Se non si ha la scheda wireless ci si può connettere via GPRS, WAP o altro. Io, che ho un abbonamento Skype e come cellulare il Samsung Omnia, quando sono fuori uso Fring per chiamare: se trovo una rete wireless non spendo niente e parlo quanto mi pare, altro che pacchetti dei provider, che come al solito ci lucrano oltre ogni umano ardire. Perché il telefono, ormai, non costa più niente.
A loro.

Mar

15

Dio solo sa quanto ami Bob Dylan. Lo sapete anche voi.
Molti di voi sanno anche che non andrò al suo concerto qui a Firenze il 18 Aprile. La ragione è semplice: Dylan, per me, dal vivo oggi non ha niente da dire. Non ce l’ha dal 2006, a ben guardare. Forse in futuro ce l’avrà ancora, ma adesso secondo me no. Non più.
Ma per dimostrare ancora una volta di più che grande genio che sia, come le sue canzoni siano vive e come l’uomo abbia trovato (e speriamo torni a trovare) nuovi modi espressivi all’interno di quello che è un contenuto predeterminato, vi propongo un excursus.documentario, con l’aiuto di YouTube.
Shelter from the Storm è un gran pezzo. Eccolo qui nella sua versione originale, registrata nel 1974 a New York.

L’anno seguente alla sua pubblicazione, avvenuta nel 1975, Dylan così eseguiva il brano durante la seconda (e più sfortunata) fase della Rolling Thunder Revue. Notate come il pattern ritmico sia lo stesso (stavolta affidato a basso e batteria), ma come trovi respiro nel brano, come questo non risulti per niente immobile

Ascoltiamolo invece nel 1978, in Giappone, la tournee successiva al divorzio da Sara (per la quale, sostanzialmente, il brano fu scritto). Sembra davvero un brano di un’altra vita fa.

Più tardi lo stesso anno, in Canada

Saltiamo poi al 1987, a Roma, accompagnato da Tom Petty. Ascoltate il piano, perché sarà un leitmotiv per gli anni a venire. Il giorno dopo l’avrei visto per la prima volta, a Milano.

E ora saltiamo al 1992, Merano e Aosta, rispettivamente. Notate come, anche a distanza di una sera, la performance sia sempre diversa.


Ascoltatelo adesso, invece, più lirico, profondo ed intimista ad inizio secolo. Notate come la sua chitarra intervalli il sottofondo della pedal steel e come il suo muoversi sia simbiotico con il suo scandire le parole (come dondola le gambe sulla punta degli stivali).

Uno degli ultimi sussulti, nel Giugno 2007. Qui Dylan suonicchia la tastiera, udibile a malapena, e canta con evidente lirismo, ma con la voce che ormai cede il passo. E senza la sua guida strumentale, checché si dica sulle sue abilità tecniche, la cosa ne risente e non poco, pur rimanendo questa versione interessante (però, miseriaccia, Bob, ma un gruppo migliore no?)

Spero che questo breve excursus susciti, in chi ancora lo pensa un cantante di protesta e/o un vecchio ormai rincarcato su se stesso, interesse verso un grandissimo artista.
Per quanto mi riguarda, come ho detto, non andrò al suo concerto. L’ho visto troppe volt per rimanerci male (ho l’impressione che ci rimarrò male, e anche per questo non ci vado. Il concerto di Pistoia del 2006 mi ha segnato non poco.

Mar

15

Su Youtube vado a trovare un video che, speriamo, aiuti a chiarire perché la versione dei Guns’n'Roses di Knockin’ on Heaven’s Door di Bob Dylan è e rimane una porcheria (non è che quella di Clapton sia tanto meglio, ma almeno è Clapton).
Il brano fu scritto con un intento preciso, una notte di febbraio del 1973, durante le riprese del film di Peckinpah del 1973 Pat Garrett and Billy the Kid, sfortunato western con spunti invero molto notevoli, a partire dal cast: James Coburn e Chirs Kristofferson.
L’addio alla propria compagna di un uomo che va a morire.
Alla faccia di chi fa la cornacchia e ulula “yeah yeah yeah”

Mar

13

Oggi alle 12.45 San Marino rtv trasmetterà una mia intervista, nella quale parlerò di Chitham e dei nostri eventi.
Potrete ascoltarla in diretta su www.sanmarinortv.sm
L’intervista sarà presto disponibile anche sul sito.
Buona giornata e buon fine settimana a tutti.

Feb

23

Molti di noi l’hanno visto grazie a Beppe Grillo, ma la cosa non è nuova: gli ebook reader uniscono la logica del foglio di carta alla praticità del formato elettronico. Il che significa risparmio di spazio, non più necessità di fare gli orecchi alle pagine (odiosi) e molto altro.
Il bello di questi oggetti è che non sono retroilluminati, come i nostri cellulari o i pc, e quindi è possibile la lettura all’aperto senza problemi.
Inoltre, grazie alla scheda wi-fi, è possibile scaricare direttamente i quotidiani, leggere le prime pagine di un libro prima di deciderne l’acquisto e molto altro.
Il prototipo di questa nuova generazione è Kindle, prodotto da Amazon. Ma, come sempre succede per i prodotti americani, lo standard è valido solo per loro. Fuori dagli USA e Canada, non serve a niente, e anche il download dei libri è a pagamento, al contrario di quel che avviene oltreoceano.
Insomma, qui Kindle non funziona.
Esistono molti altri ebook reader, che leggono svariati formati (Kindle invece soltanto il suo, poi ditemi se la logica è quella buona!); a me piace Iliad2, che fa anche da writer. Si può cioè scriverci sopra come se fosse un normale foglio di carta, ha scheda wireless e porta USB. Insomma, una biblioteca ed un quaderno-ufficio portatile. Con una tecnologia la cui batteria entra in funzione solo quando si fa un’operazione. Se cioè si lascia una pagina lì, questa sarà sempre visibile ma il sistema entra subito in stand-by. Moltissime cose in poco spazio, quindi.
Sarebbe ora smettere di usare tanta carta a UFO! Per chi non lo sapesse, la carta si ottiene dagli alberi!
Perché preferire Iliad2 a Kindle? Prima di tutto, per la possibilità di leggere più formati (Amazon ha scelto la strada del suo formato letto dal suo ninnolo, che davanti alla guerriglia elettronica sembra proprio una mossa persa in partenza, anche perché il mercato è mondiale). Se infatti Kindle non abbraccerà gli standard come epub, la sua scomparsa sembra garantita nel giro di pochi anni, tre al massimo.
La generazione open source ha infatti creato numerosi formati e numerosi programmi gratuiti anche per pubblicare i propri lavori. Qui si tratta di stare nel giusto mezzo tra “i documenti che saranno letti da pochi” (come le email personali o le mailing list) e “Quelli letti da milioni di persone” (dalle notizie ai siti di grande consumo). Lì in mezzo esiste un mercato fantastico, ed ormai l’imposizione di uno standard è in ritardo. Per Kindle, a meno di un cambiamento di filosofia, si prevede un futuro un po’ magro.

Feb

22

Chitham è un’azienda nata con l’intento di fornire strumenti ed informazione necessarie ad un miglioramento costante delle proprie vite.
In questo periodo è impossibile non guardare alla contingenza economica che ci sta investendo. Ecco quindi che Chitham interviene con una serie di interventi formativi ad hoc ed una serie di informazioni e notizie pubblicate sul suo blog. Ha inoltre un forum per fare domande, ricevere risposte e proporre topici.
La conoscenza, il know-how e la cooperazione sono proficui nei periodi floridi. In quelli meno belli diventano addirittura indispensabili. Non si può pensare di andare avanti lasciando gli altri al palo; dobbiamo unire gli sforzi per conseguire una crescita unificata e comune. Nessuno può star bene se le persone che gli stanno attorno arrancano. Il benessere, lungi dall’essere una gara ad eliminazione, è un gioco di squadra.
Vi invito a consultare il blog di Chitham e a lasciare le vostre impressioni.

Feb

21

Spesso tendiamo ad archiviare tutto quello che arriva dall’Oriente come eccessivamente spirituale, buddista, meditativo, poco adatto a noi. Oppure elettronico-giapponese o dumping-cinese.
Eppure, guardando queste immagini relative al MahaShivaRatri Festival di Kathmandu, si rimane estasiati anche da un’altra cosa: la bellezza estrema di certe usanze e culti. Oltre all’aspetto religioso e divinatorio, il trionfo dei colori, il bello che si fa materia.


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