Aug

30

Su invito di numerosi lettori, ho scritto sul blog di Chitham un articolo sulla legge di attrazione. Ho evidenziato le numerose analogie con il pensiero Zen e richiami anche alle Sacre Scritture, per poi giungere ai sogni.
L’articolo è stato molto ben ricevuto, con punte di addirittura 200 visite in un’ora.

Aug

22

Ci sono dei libri che vanno letti quando hai il magone dentro. Quando ti assale all’improvviso, senza che ci sia un motivo particolare. Quando hai deciso che ormai dovresti averlo capito, che cercare sempre e comunque di essere l’artefice ultimo delle cose, pilotarle fino in fondo, non serve assolutamente a niente. Porsi l’obiettivo, rimanervi fedele, dopodiché sarà “il caso”, nel senso einsteiniano del temine, a fare il resto.
E succede che “Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca è ancora più bello in giorni di magone come questi, dove anche la respirazione è forzosa, come se ci fosse qualcosa che ti preme sulla gabbia toracica. Hai deciso di lasciar andare, di mollare la presa continua del controllo a tutti i costi e all’improvviso sembra quasi che era proprio quella presa continua ed estenuante a dare stabilità, o meglio la dava a te. E allora tutto diventa più faticoso, diventi insofferente e proprio non ti interessa quasi più di niente.
Se ti chiamano, se ti chiedono qualcosa quasi ti inalberi, anzi lo fai proprio, perché proprio sembra impossibile – possibile che non capiscano che oggi non ce n’è per nessuno?
Hai deciso di mollare il controllo, però sotto c’è qualcosa che brucia, quasi una sfida, come a dire “vediamo se allora sai fare meglio tu; io sono qui, aspetto, ormai mi sono proprio divertito.”
Sono quei giorni nei quali spunta fuori la rabbia, verso cosa non si sa. Verso chi sì; c’è sempre qualcuno contro cui essere arrabbiato, a me è sempre successo così.
Ci sono persone che trovano proprio nell’astio – che percepiscono come un’ingiustizia – una motivazione a far meglio: come un cane da caccia che insegue la preda, e più sente l’odore entrargli nelle narici più si danna l’anima per arrivare. Vuole arrivare subito, il prima possibile, in quel momento non sa che una volta arrivato non c’è più niente da fare e quindi sarebbe meglio godersi il viaggio piuttosto che volerlo accorciare.
È rabbia, non è vendetta, né odio; è l’unico modo che alcuni hanno per trovare la motivazione giusta. Sanno tutto, si ricordano tutto, i fatti ma soprattutto le parole, che possono ripetersi dentro dando l’intonazione più giusta in base all’obiettivo, rendendo alcune frasi innocue offensive, alcune offensive oltraggiose, quelle di disprezzo quasi un complimento, la porta di ingresso verso quel “l’hai voluto tu, bastava fermarsi un attimo prima” che alla fine chiarisce tutto e tutti e soprattutto santifica e legalizza.
Il libro di De Luca è veramente molto bello. In quelle immagini che sono più flash, pennellate improvvise, ci sono delle frasi che colpiscono, altre che con poche parole descrivo benissimo tutto.
Alcuni libri vanno proprio letti con questo umore, con questo magone che ti prende e ti rende il respiro affaticato, che non va né su né giù, quasi come l’ovosodo di Virzì.

Aug

15

Ancora una volta mi tocca dire che sono molto nauseato da come si sono svolti i fatti, da come reagiscono le istituzioni dello Stato e da come invece alcune tra le grandi istituzioni sostenitrici della laicità come fonte di rispetto e tutela dell’uguaglianza di fronte alla libertà di credo – compreso l’ateismo e l’agnosticismo – siano state codardemente zitte.
Premessa: chi scrive non è ateo, anche se si è sposato con rito civile. Chi scrive vorrebbe vedere uno Stato nel quale nei luoghi pubblici non dovrebbe essere esposto un simbolo religioso o al limite dovrebbero esserne esposti più d’uno. Chi scrive è laureato in giurisprudenza, conosce bene la Costituzione ed appartiene ad una delle associazioni in difesa della liberà di pensiero e di laicità delle quali ha parlato poc’anzi.
Insomma, è gran polemica sulla sentenza del TAR del Lazio. Peccato che, in mezzo a questo bailamme di informazione superficiale e mai obiettiva, in pochi abbiano detto dove andare a cercarsi ‘sta cavolo di sentenza. Ve lo dico io: la trovate qui, il numero della sentenza è 7076 del 2009.
In soldoni, ecco perché si ricorre e cosa si è deciso: si ricorre per l’annullamento dell’Ordinanza Ministeriale n. 30/08 prot. 2724 recante “Istruzioni e Modalità per lo svolgimento degli Esami di Stato”; il motivo è che la partecipazione agli scrutini da parte degli insegnanti di religione e di chi impartisce materie sostitutive va a danno di chi decide di non avvalersi né dell’una né dell’altra.
Ok, facciamo due precisazioni, in attesa dei vostri commenti. L’ora di religione è da oltre vent’anni (per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale) un’opportunità che pone lo studente in una situazione di “non obbligo”, per cui se decide di non avvalersene può anche decidere di non seguire lezioni alternative. Gli insegnanti di religione sono nominati con il beneplacito di istituzioni cattoliche, ed hanno inoltre un sindacato tutto per loro. Di fatto una contraddizione tra gli articoli 2 e 3 della Costituzione e tutti quelli (il 7 e l’8) che si occupano di religione. Insomma, inutile far finta di nulla: la religione cattolica è privilegiata rispetto alle altre, non solo per la presenza del Concordato (in quanto espressamente nominato nella Costituzione), ma anche per altri retaggi. Il primo che mi viene a dire che sono anticlericale a questo punto mi dice fin dove vuole arrivare a capire.
Il ricorso è stato presentato, si badi bene, da numerose associazioni religiose italiane non cattoliche e laiche per il libero pensiero. La Presidenza del Consiglio ed il Ministero della Pubblica Istruzione, contro i quali il ricorso è diretto, hanno potuto difendesi soltanto invocando la mancanza di interesse a ricorrere delle varie associazioni, come per dire che loro non sono studenti quindi nulla quaestio. Il Tar ha risposto (cito dalla sentenza) “L’eccezione non può essere complessivamente condivisa.
L’interesse concreto perseguito dai ricorrenti attiene alla tutela di valori di contenuto ideale e morale che, come tali, attengono alla personalità dell’essere umano.” Il che dice tutto, evidentemente.
Viene invocata, a ragione, “la tutela dei diritti sociali, religiosi e culturali di tutte le varie minoranze, comunque, non cattoliche.” Altri giri di parole sono inutili. Logico quindi che “i rappresentanti dei Cristiani Evangelici, dei Pentecostali, dei Cristiani Avventisti del 7° Giorno, dei Cristiani Battisti, dei Valdesi, dei Pentecostali degli Evangelici, dei Luterani, delle Comunità Ebraiche nonché delle associazioni laiche e razionaliste perseguono cioè il riconoscimento di una loro pari dignità culturale e sociale, che assumono violata.” Non fa una piega.
La cosa grave è da rilevarsi in ciò che la sentenza subito dopo dice, evidentemente riferendosi a qualcosa scritto da chi si difendeva: “Pertanto non pare che possano sommariamente liquidarsi i ricorrenti come se fossero, sostanzialmente, dei soggetti in cerca di una pretestuosa tutela per la loro svogliatezza rispetto ai diligenti alunni che hanno optato per la religione cattolica, ma è manifesto che i ricorrenti sono evidentemente portatori di una differente sensibilità, sia essa religiosa o laica.” No comment!
L’interesse dei ricorrenti quindi “si radica in relazione alla richiesta di tutela di valori di carattere morale, spirituale e/o confessionale che – sia pure numericamente minoritari nella nostra società — sono tutelati direttamente dalla Costituzione, e che quindi come tali non possono restare estranei all’alveo della tutela del giudice amministrativo.”
Il risultato è scontato, quindi, visto che i giudici sono soggetti soltanto alla legge (art. 101 Costituzione) e che la legge è uguale per tutti.
Invito tutti quanti a leggersi la sentenza, che a pagina 19 in fondo, afferma (ma è importante anche il ragionamento): “chi non sceglie l’insegnamento della religione cattolica sarebbe esposto al rischio di presentarsi in condizione di svantaggio sul mercato del lavoro o in occasione della partecipazione a selezione per l’ammissione ai corsi universitari o borse di studio connotati come noto da un’altissima competitività.
Tale situazione non sarebbe comunque rimediata dalla possibilità degli studenti “non avvalentisi” di ottenere, in luogo del “credito scolastico”, la valutazione dell’attività eventualmente svolta fuori dalla scuola quale i “crediti formativi” di cui al D.M. 49 del 24 febbraio 2000.” Indipendentemente dal fatto che ciò sia vero o no, lo Stato ha il dovere di rimuovere anche tali possibilità (articolo 3, comma 2 Costituzione).
Un’ultima cosa da segnalare è che, data a crescita zero degli italiani e la natalità degli immigrati, in alcune zone la presenza di studenti non cattolici sfiora finanche il 90%. Fate un po’ voi, considerando che la scuola è aperta tutti (articolo 33 Costituzione), intendendosi tutti mica solo gli italiani.
Che la CEI si scandalizzi è comprensibile, ma perché lo fanno alcuni esponenti dello Stato italiano, e perdipiù pubblicamente?

Aug

13

Senza parole

August 13, 2009 | 2 Comments

Aug

11

È un verso da “C’è tempo” di Ivano Fossati.
Dovremmo cantarlo, tenerlo a mente, ripeterlo infinitamente con fare costante, quasi ossessivo.
E cantarlo per questo Paese che muore. Proprio nella notte di San Lorenzo, quando cadono le stelle, e non sappiamo più cosa desiderare. Il giorno in cui fu suonata la Martinella sulla Torre di Arnolfo per annunciare che l’invasore se n’era andato.
“Io dico che c’era un tempo sognato che bisognava sognare.” Ma adesso il sogno è corrotto, è fuga necessaria, non più neanche un piacere. E i sogni si fanno arrufati.
Cantarlo mentre camminiamo, magari sulle strade ancora sterrate, dove il caldo estivo rende la polvere ardente e ancora più fine, che entra nel naso, si solleva delicatamente mentre le scarpe sfiorano la graniglia perché è troppo faticoso alzarli a dovere. Oppure sul molo al mattino, quando è ancora tutto piatto e magari qualche pesce solca la superficie e un delfino salta fuori, con quell’espressione perennemente lieta.
L’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo,
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.
Che buffi saremo, se perderemo anche la voglia di cantare.

Aug

5

Ieri mattina l’attenzione è caduta su un profilo di Giovanni Spadolini mandato in onda da Rai Storia.
Benché vivesse a Firenze e i miei conoscessero molto bene la nipote, che abitava di fronte a casa sua, non mi è mai capitato di incontrarlo, se non scorgerlo una mattina ad un’inaugurazione nei pressi degli Uffizi. Ho quindi guardato con coinvolgimento questo reportage, che ogni tanto mi permetteva di ricordare persone e luoghi ormai accantonati in un cassetto della memoria, quelli da cui escono le cose solo se li apri.
Sapevo che era uno storico, che conosceva bene le vicende di questo Paese, soprattutto la parte risorgimentale, al pari di un altro grande storico fiorentino, Giorgio Spini, che più volte – sempre grazie a mio padre – ho incontrato.
La cosa che più mi ha colpito è che una mente del genere fosse coinvolta in politica. Sembra veramente impensabile oggi, con il susseguirsi di parlamenti e governi fatti di burocrati poco letterati (o che mascherano molto bene la loro profonda erudizione), pensare che fino a pochi anni fa menti brillanti ricoprissero le cariche più alte delle nostre istituzioni. Persone dotate di un background sostanzioso, che parlavano un ottimo italiano, che soprattutto sapevano da dove venivamo e quindi erano abbastanza in grado di leggere dove andavamo a parare. Tutto ciò indipendentiste dal colore o dalla collocazione. Il fascismo ha avuto tra i suoi esponenti persone del calibro di Giovanni Gentile , la cui organizzazione scolastica è da molti rimpianta. I comunisti avevano Giorgio Amendola, fautore della necessità di insegnare il diritto agli operai per garantire una presa di coscienza di base dei loro diritti e doveri. De Gasperi, nel bene e nel male, rappresentò l’apice massimo dell’ispirazione laica della neonata repubblica.
Se accettiamo la preposizione che i politici rappresentano la società che governano, cosa significa tutto questo? Che in meno di vent’anni siamo diventati così, sempre più arroccati in posizioni dogmatiche, alimentati da disprezzo ideologico e fautori del luogo comune sopra ogni cosa, consolati solo dai tre oppi (non più uno) religione anacronistica, calcio desportivizzato e televisione ammansente?
Ma, ahimè, li abbiamo scelti noi. E quindi deve essere proprio così.

Aug

2

Mi alzo stamani, in cucina trovo la televisione accesa. Non mi piace fare colazione con una scatola che parla in continuazione. Molti hanno questa abitudine. Mi domando cosa possa provocare un’esposizione continua ad informazioni ricevute in modo passivo e costante. A volte ho la risposta.
Stamani c’era un film commedia americano. Non è tanto la commedia, quanto il fatto che è ambientata a New York (strano?!?!) e che il protagonista maschile, Charlie Sheen, ricorda molto un mio vecchio amico che ora vive a Verona. O meglio, ricorda il mio amico quando aveva i capelli, ma non stiamo a sottilizzare.
Adoro New York, ed adoro quegli alberghi in stile deco, quelle costruzioni degli anni 30-40 che sembrano risuonare perfettamente nelle parole di Francis Scott Fitzgerald, che non era di New York ma che sembra aver colto meglio di ogni altro gli odori ed i sapori di quell’epoca.
Adoro quei bar con interni in mogano o legni dai colori caldi, con quei quadri attaccati che sembrano fare il verso ai vecchi circoli inglesi ma che invece col tempo hanno assunto un’identità tutta loro.
Stamani la mia tazza è rossa. Il caffè non è male. Abbiamo una macchina che macina i chicchi sul momento. Fa un bel rumore, ma l’aroma ci guadagna. A Firenze le torrefazioni stanno scomparendo. Ne rimane una nel sottopassaggio della stazione e forse un’altra in San Frediano. E, quel che è più comico, il caffè lì costa meno che al supermercato. Se lo trovi appena tostato, devi macinarlo un po’ più grosso per i primi due giorni, poi usare la macinatura classica, questione di umidità.
Non faccio in tempo a finirne uno che ne sta già macinando un altro. Sullo sfondo scorrono le immagini d New York. Una delle protagoniste faceva la madre di Woody Allen nell’episodio “Edipo relitto”, splendido monumento di spirito e senso del ridicolo così yiddish che più ebreo-newyorkese è impossibile; nemmeno Seinfled, che peraltro ha dato alla luce un capolavoro per ben nove stagioni, è mai arrivato a tanto.
New York mi manca soprattutto per una cosa: il pastrami. È vero, ci sono le lunghe passeggiate al parco, oziare al Village nei pomeriggi, farsi ingoiare dal frenetico viavai delle Avenue, con la gente che ti sgomita da una parte poi dall’altra se ti avvicini troppo, mentre ti senti un flipper umano.
Eppure, in questa domenica d’agosto, verrebbe voglia di avere l’appartamento qui a Firenze, ormai quasi vuota, ed uscire su Mac Dougal Alley, Minetta Street o da qualche altra parte suggestiva. Anche perché il 2 agosto non è data bella da ricordare in Italia. Domani è il 3, il giorno che Colombo salpò da Palos. Casablanca inizia menzionando le navi che da Lisbona giungevano a New York.
Un tempo questo blog era decisamente più aggiornato, qualcuno mi dice.
E allora, rispondo io?

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