Jul

16

Ormai ne parlano tutti.
Diciamo anche la nostra.
Diciamocela tutta.
L’iPhone è proprio bello!
Frutto di quel design minimalista tipico della Apple, sobrio come la consolle della quale si è già parlato a suo tempo, è l’ennesima dimostrazione che la creatività, specie es sostenuta da una grande attività di divulgazione, è ancora la cosa che fa la differenza.
Comprensibile quindi che le “major” della telefonia mobile es ne siano impossessate, riprendendo il vecchio trend già in voga negli anni ’90 in Usa di regalare (o quasi) l’oggetto se si sostiene un abbonamento di un certo tipo.
E proprio qui sorgono i problemi, con l’Anti-Trust che prende di mira Tim e Vodafone. Già il telefono costa molto di per sé; se inoltre ci mettiamo anche degli abbonamenti esorbitanti, la cosa diventa pesante.
Si gioca come sempre sull’entusiasmo dei primi giorni, e ci si trova una bolletta da capogiro. Sulle clausole e gli asterischi e tutte le cose che bene conosciamo.
Ma dato che l’iPhone è bello, facciamo una cosa. Riflettiamo sulla nostra brama, pensiamo alla effettiva utilità del bene e compriamolo magari dopo l’estate, quando anche la 3 lo metterà sul mercato (tra i vari provider quello sempre più attento alle novità anche in fatto di trasmissioni, l’unico che sembra aver capito che ormai il telefono è una tecnologia a costo zero per cui alla fine eccessivi ricarichi ci tornano indietro, aggravati dalle maledizioni degli utenti). Quando, in autunno, lo terremo in mano, oltre a costare meno, avremo anche quello più nuovo e meno graffiato!

Jul

15

Stamani ero solo in casa, nonostante la casa sia lontana molti chilometri.
La barba era di 5 giorni, lasciata crescere perché tanto andava bene così, c’erano altre cose da fare.
Ma stamani, davanti ad uno specchio che non è il mio, illuminato in un modo diverso dal mio, ho lasciato che il mio Astrale cantasse sulla barba lunga.
E ha cantato.
Contropelo a go-go, anche sui baffi, neanche un taglio. Dieci minuti di pura goduria, in barba anche al dolore al nervo sciatico che mi tormenta da mesi ma che sembra ormai sulla via del declino, grazie al chiropratico-radiestesista ma anche alla consapevolezza di come le cose funzionano.
Insomma, anche fuori casa il rasoio a mano libera è sempre il rasoio a mano libera!

Jul

7

Quando, ormai all’ora di cena, Federer è riuscito a pareggiare il conto dei set, tutti noi (coloro ai quali piace il tennis ispirato) abbiamo tirato un sospiro di sollievo.
Non avevamo però fatto i conti con il turbine di pensieri e previsioni che, come e ancor peggio delle nuvole, si erano ammassati sul più bel Centrale del mondo.
Il manto verde di Wimbledon ne ha viste talmente tante da non sorprendersi più, ma a noi invece rivedere i corsi e ricorsi storici piace.
Abbiamo pensato, molti lo avranno fatto, al leggendario tie-break della finale del 1980 tra Borg e McEnroe, all’americano che ribaltava i favori del pronostico e metteva l’Orso per la prima volta in una brutta situazione a Wimbledon.
McEnroe perse quella volta, ma era la prima finale tra i due. Vinse quella successiva, impedendo all’Orso il sesto centro consecutivo.
Proprio come ieri.
Ma noi abbiamo sperato che le cose andassero diversamente (noi, lo ripeto, che ancora pensiamo al tennis come a una nobile arte, vicina al rasoio a meno libera!).
Ma ormai era troppo tardi: tutti i pronostici e le previsioni avevano già deciso cosa sarebbe stato di quella finale. Lo abbiamo voluto noi, prima ancora di Federer e Nadal. A nessuno piace invecchiare, pensare che se lo svizzero avesse vinto per la sesta volta consecutiva noi non avremmo più potuto raccontare di essere stati i primi a vedere una serie del genere interrotta, perché Borg e McEnroe sarebbero scivolati un passo indietro, portandosi dietro ciò che, tennisticamente parlando, rimaneva della nostra gioventù. Non avremmo potuto dire che invece sì, solo noi abbiamo visto una serie di sei vittorie consecutive a Wimbledon, quelle di Martina Navratilova.
E adesso, almeno per altri sei anni, siamo tutti salvi.
Però, Roger, perdere a Wimbledon….
Onore a Nadal, che ha saputo compensare la minore dose di talento (se paragonato a Federer) con una disciplina ferrea ed una determinazione da maestro.
Non mi resta altro da fare che chiamare Zurigo, farmi passare il ragazzo e propormi come nuovo mind-coach dell’(ormai quasi) sempiterno.
Insieme faremo scintille. Altri sei titoli, stavolta consecutivi.
Provare per credere.

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