May
28
Faccio una pausa dal lavoro che mi piace tanto, e come vedete mi tiene un po’ lontano da voi ultimamente.
Guardo le notizie su Google e ne trovo un paio che veramente stuzzicano la mia voglia di scrivere, nonostante l’ora di pranzo incomba e mia moglie abbia voglia di vedermi a tavola piuttosto che sapermi accanto ad uno schermo di pc. Ma mi conosce, sa che quando arriverò lì dopo aver scritto sarò di umore migliore.
La prima riguarda un report di Amnesty International, della quale sono stato sostenitore per tanto tempo (ho solo dimenticato di rinnovare l’adesione quest’anno). La seconda riguarda un pensiero che può essere un po’ comune a tutti, ma che a me stona tanto sulla bella bocca di Sharon Stone.
Comunque, andando per gradi: “proposte di legge contrarie agli standard internazionali e toni discriminatori”, citando letteralmente la prima fonte. È Amnesty International a puntare il dito verso di noi. Molti potrebbero sogghignare sotto i baffi, ridere della destra al potere adesso e confermare ciò che disse una volta il compianto Montanelli, e cioè che la destra di oggi non può fare a meno del manganello. Peccato che il j’accuse internazionale comprende anche il governo Prodi con i provvedimenti successivi all’omicidio Reggiani, per poi citare il pacchetto sicurezza del nuovo esecutivo.
Ma, in fondo, perché non capiamo che questa è la nostra natura? L’Italia è sempre stato un Paese diviso, frammentato in stati e staterelli, piccoli principati e feudi con i loro dominatori che, volente o nolente, esistono ancora oggi. Alzi la mano chi non ha mai pensato a Ceppaloni come un feudo. Alzi la mano chi non ha mai visto la Toscana e l’Emilia come roccaforti rosse impenetrabili.
Io vivo a Firenze… se non è razzista storicamente questa città…. guelfi, ghibellini, ma anche guelfi bianchi e neri, torri erette ad ogni isolato a simboleggiare la potenza di una famiglia che cadevano dopo poco tempo sotto i mortai di un’altra.
Di fronte a tutto questo, ecco che lo “straniero” (anche solo quello che viene da pochi chilometri da casa) genera sospetto, facendo scattare il “complesso dell’untore” di manzoniana memoria. Anche se alcune identificazioni comportamentali hanno, statisticamente, molta ragion d’essere. Il che vale per gli stranieri ma anche e soprattutto per i cittadini di questo Stato. Parlano male dei fiorentini, definendoli chiusi e snob. E nella maggior parte dei casi hanno ragione. I fiorentini parlano male degli altri. Poi c’è il complesso del “terrone”, quando tutti i settentrionali e centrali dovrebbero farsi un bel viaggio al Sud. Allora scoprirebbero che la famiglia costituisce una risorsa, che può essere anche usata male quando viene difesa a tutti i costi e la si brandisce per meglio conservare il proprio immobilismo, ma che nelle sue potenzialità è e rimane un’enorme risorsa. Guardate invece, nel centro e nel Nord più evoluti, com’è qui la famiglia. E in ultima istanza: se la gente potesse, se ne andrebbe da casa propria? Forse, ma non proprio così in tanti.
Quando incontriamo qualcuno, è normale arroccarsi sulle proprie posizioni e difendere le proprie usanze. Ma quando si usano per dimostrare che noi siamo migliori (rispetto a che cosa?), allora chiediamoci chi è che di professione difende la razza, e quindi è razzista. Sì, perché è interessante notare anche la storia della parola nella nostra lingua, dove il suffisso ista indicava chi esercitava un mestiere che aveva a che fare con la parte della parola precedente il suffisso (dentista per i denti, farmacista per i farmaci, giornalista ecc.). Quindi mi chiedo chi sia il razzista: quello che lavora con le razze? Allora, qualunque allevatore produca capi di razza purissima o nuovi incroci è un razzista….
Meglio scherzarci sopra, non vi sembra?
Comunque, la cosa sulla quale dobbiamo soffermarci è che siamo visti agli occhi di Amnesty International come un popolo poco flessibile, poco accogliente e, alla fine, per niente al passo coi tempi. “Temiamo che il clima di razzismo e le leggi o proposte di legge contrarie agli standard internazionali sui diritti umani la stiano trasformando in un paese pericoloso.” Sono parole di Daniela Carboni, direttrice dell’Ufficio campagne e ricerca della Sezione Italiana di Amnesty International.
L’altra faccia della medaglia è proprio la bella Sharon Stone, che una volta di più avrebbe fatto meglio a togliersi le mutande piuttosto che parlare.
La Cina si merita il terremoto per quello che ha fatto al Tibet. C’è da sperare che il terremoto abbia ucciso tutte e solo le persone che materialmente hanno recato violenza ai tibetani, e non chi passava di lì per caso. Altrimenti si deve anche pensare che, se viaggi accanto a una merda sull’autobus, in treno o ovunque tu vai, il fulmine te lo pigli anche tu che, povero idiota, ti sei trovato a passare di lì. Ma proprio lì dovevi essere?
Mi piaceva di più quando si toglieva le mutande…
Anche la Stone è cascata nel tranello dell’esportazione della democrazia, vizio dell’Occidente, come diceva Massimo Fini. Vizio poi neanche poi tanto oscuro, mi sembra di capire.
May
21
E adesso basta! Tacciano tutti!
May 21, 2008 | 3 Comments
Finalmente l’orrore di Cogne è giunto al capolinea.
Finalmente il piccolo Samuele Lorenzi verrà lasciato libero. Finalmente si smetterà di parlare di pigiami, zoccoli, scuolabus, ma soprattutto si pulirà definitivamente il pavimento sul quale è stato versato del sangue innocente, di una persona che niente aveva fatto e che è balzato sulla bocca di tutti, lui che probabilmente avrebbe preferito di gran lunga rimanere nell’anonimato da vivo piuttosto che tristemente famoso perché massacrato. Da chi non importa. Cosa importa chi è stato davvero ad aver posto termine ad una vita così giovane?
Cosa ci spinge a sapere, a voler cavillare nella vita di tutti, soprattutto dell’insospettabile vicino della porta accanto? Se guardassimo le pagliuzze nei nostri occhi, invece che le travi in quegli degli altri? Se pulissimo i nostri, di occhi, invece che notare le cispe o il mascara, l’ombretto e gli orpelli in quegli degli altri?
Si parla di terremoto mediatico che ha inquinato il processo. Adesso che è andata diversamente da come ci si aspettava, o per stigmatizzare questa televisione dell’orrore?
Ma la legge della domanda e dell’offerta è questa. Annamaria Franzoni è un sintomo, il sintomo del fatto che ci siamo abituati alla schifezza per le strade, alla monnezza che scompare perché scende l’ospite, alla logica del mettere il sudiciume sotto il tappeto che tanto non si vede, alla persone così tanto perbene perché salutano mentre all’interno delle mura domestiche fanno di tutto e di più.
Siamo così tanto abituati a tutto questo che per sorprenderci abbiamo bisogno di massacri, di squartamenti.
Ma perché non organizziamo una gita in un mattatoio, vendiamo i biglietti per la mattanza dei tonni o per vedere i maiali uccisi come una volta, sgozzandoli e lasciarli urlare come disperati? Se abbiamo bisogno di tutto questo, perché non farlo?
Magari mettiamo su un business, invece che far convogliare tutto nel canone Rai….
Adesso basta!
Cali il sipario su questa vicenda.
Tanto Samuele, purtroppo, rimane lì dov’è. Da tanti anni, ormai….
May
18
Ciao Justine
May 18, 2008 | Leave a Comment
Pochi giorni fa, il 14 Maggio per la precisione, Justine Henin ha annunciato il suo addio al tennis.
A 26 anni, come Bjorn Borg.
Con 7 titoli slam conquistati, come John McEnroe.
Una parallelo interessante.
Perché Justin è una delle ultime tenniste a giocare il rovescio ad una mano, segno di un’eccellente impostazione e di un tennis fatto più di finezza che di muscoli (Borg fu il primo a cambiare questo tipo di atteggiamento, McEnroe il primo degli ultimi a ribadire che il tennis era una forma d’arte), una tennista fatta di talento e convinzione piuttosto che di muscoli e steroidi. Non molto dotata fisicamente, soprattutto se paragonata alla sorelle Williams.
Insomma, un ottimo esempio del “come eravamo e non saremo più”.
Per questo l’uscita di scena di questa giovane, così tanto adorabile col cappellino che bruttina senza, segna ancora una volta un nuovo mattoncino nella fine di un’era.
Per nostra fortuna, Federer ancora gioca, e McEnroe, a 49 anni, ha battuto per la prima volta Pete Sampras nel circuito dei seniors (non gli era riuscito da “regolare”: adesso lui ha 49 anni e Sampras 37. Fantastico, direi!).
Ciao, Justine.
Che la vita ti regali tutto ciò che vuoi ed hai sempre voluto.
Ci mancherai, stanne sicura.
May
14
Governo in Camera. Fiducia ottenuta
May 14, 2008 | 8 Comments
Mi scrive Andrea. Mi racconta del dibattito alla Camera per l’ottenimento della fiducia al Governo. Ottenimento scontato, peraltro.
E mi racconta un po’ di cose.
Mi dice che Di Pietro ad un certo punto si è messo, da buon ex magistrato, a conclamare i trascorsi giudiziari del neopresidente del Consiglio, che per la terza volta sale le scale di Palazzo Chigi.
La cosa ha sollevato le ire dei deputati, data la composizione di questo nuovo Parlamento, e fin qui nulla di strano.
Sembra che Gianfranco Fini, Presidente della Camera (e terza carica dello Stato) abbia ancora una volta dato pessima mostra di sé. Quando Di Pietro gli ha chiesto di ripristinare l’ordine in aula, sembra che questi gli abbia risposto qualcosa del tipo “dipende da cosa si dice”.
Se le cose stanno in questo senso, c’è da preoccuparsi, non tanto per Di Pietro, quanto per l’atteggiamento.
Mi sembra che esista un articolo della Costituzione che tutela la libertà di manifestazione del pensiero (mi sembra sia il 21), e che a fronte di esso evidentemente esistano anche dei rimedi esercitabili da chi si ritiene persona offesa. Ma che chi ricopre una carica pubblica dica che va bene che succeda un finimondo se uno parla male del nuovo detentore del potere (a questo punto mi tocca chiamarlo così), allora mi preoccupo. E non poco.
E ringrazio che ci sia una Costituzione rigida e non più lo Statuto Albertino, dove con il metodo delle infornate le maggioranze parlamentari venivano ridisegnate a piacimento da chi aveva il pallino in mano.
Ma mi preoccupa l’atteggiamento servizievole e sprezzante di questa gente. Di uno come Fini, che era considerato, assieme a Dalema forse l’ultimo vero politico in circolazione, e che ora arriva a dire che il pestaggio a morte di un cittadino non è così grave come il dar fuoco ad una bandiera.
E Veltroni ancora dice di usare la ragione. Chiediamo a questo pio uomo un corso di aggiornamento. Ha il software obsoleto ormai.
Mi fa paura pensare che il Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, quello che dovrebbe fare le veci del presidente della Repubblica in caso di suo impedimento, sia il vecchio portavoce del Presidente del Consiglio. Mi fa paura che ci sia lui su quel soglio e non Letta, che comunque ha una testa diversa.
Mi fa paura la logica del “sono dove stanno quelli che contano e faccio quello che voglio”. Prerogativa che non è neanche totalmente italiana, basti pensare al Vaticano. Se infatti ci si chiede perché il 10% dei malati di sclerosi multipla risiede nel Lazio, forse non si considera il fatto che in quel territorio Radio Vaticana ha i suoi ripetitori, che inquinano elettromagneticamente più di 10 volte il limite consentito ma che non possono essere smantellati perché o territorialmente non in Italia o perché sottoposti a speciali franchigie.
Come per dire che nel nome del rosario si può anche far bloccare i muscoli del corpo alle persone, purché la preghiera si possa sentire anche in galleria.
May
6
Anche gli ultimi due carnefici di Nicola Tommasoli sono stati assicurati alla giustizia.
Nella città di Shakespeare, che vi ha ambientato due dei suoi migliori lavori, I due gentiluomini di Verona e Romeo e Giulietta, si assiste all’ennesimo episodio di violenza totalmente gratuita del branco. Un branco che diventa una vera e propria gestalt, nel quale le cinque identità singole – in astratto mai capaci di tanto (anche se sembra che degli stinchi di santo non fossero davvero) – si trasformano in una furia. Il valore del gruppo nel suo complesso supera di gran lunga quella dei singoli membri. Qualcuno lo chiama effetto branco. È la forza degli eserciti, degli assembramenti, delle squadriglie.
Il tutto all’indomani della vittoria della coalizione che più di ogni altra viene nell’immaginario collettivo identificata come quella tutrice dell’ordine pubblico. Brutto messaggio davvero.
Nicola Tommasoli viene picchiato a morte: la sua colpa è quella di non avere una sigaretta, o non volerla dare a chi gliel’ha richiesta. Come se tutto fosse dovuto, come chissà cosa.
Mi hanno impressionato le parole di Vittorino Andreoli l’altra sera allo speciale del Tg3. Verona è una città benestante, dove la gente col lavoro ha guadagnato molto, ha fatto i soldi. Che sono diventato l’unico metro di valutazione coerente. A fronte di questo, manca totalmente la cultura. Manca una cultura di base che porti dei valori diversi rispetto al censo e le possibilità che esso dà. Il censo che diventa l’unico metro per determinare la validità ed il valore (inteso anche come prezzo: pensiamo ai sequestri) della persona. Il denaro che porta con sé la possibilità di fare tutto ciò che si vuole. In una parola, il senso di onnipotenza.
Quando tutto questo è portato all’eccesso, succede che Nicola Tommasoli passa per la centralissima Piazza delle Erbe (non lontana da quella Piazza dei Signori dove negli anni ’70 i ragazzi appartenenti alle due fazioni politiche dei rossi e dei neri si davano appuntamento per darsele di santa ragione) la notte della festa dei lavoratori e non torna più a casa. Ucciso da cinque persone che tiravano tardi perché il giorno dopo non lavoravano.
Lavoro, industria, fabbrica, automazione, divisione del lavoro, catena di montaggio. Ogni addetto ad una fase non sa cosa succede nella seguente o nella precedente, non conosce chi se ne occupa, perde coscienza del suo contributo e in quale fase del progetto finale si colloca. Si perde progressivamente la propria identità all’interno di un processo, che occupa la gran parte della nostra giornata e che si riflette poi sulle ore libere. Come diceva Vigotskij, tutto questo porta all’alienazione. Si dà da lavorare, ma non ci si cura di inserire le persone nei contesti.
Ma non basta l’alienazione per spiegare tutto questo. Non basta perché non può bastare. Aigues Mortes proprio non ci ha insegnato nulla!
Guardiamo All’Austria e alla Germania dove un uomo tiene la figlia segregata e dalla quale ha sette figli o dove una madre tiene nascoste tre gravidanze e congela i feti nel freezer.
Ma noi siamo davvero tanto meglio?
May
4
Skype fa un ulteriore passo avanti nel dare la spallata ai gestori tradizionali del telefono. Ovviamente, l’operazione non sarà completa fino a quando non sarà in grado di fornire una connessione ADSL o fino a quando non si accorderà con delle major di elettrodomestici per produrre un telefono voip commutabile a prezzo più basso, ma vi assicuro che siamo sulla buona strada.
Dopo il successo di Skype Pro, per il quale con 2 Euro al mese si poteva parlare ad un telefono fisso per un tempo illimitato (più scatto alla risposta di 4.5 centesimi per ogni chiamata, retaggio ahimè difficile da abbattere), ecco che Skype se ne esce con senza limiti, tariffa mensile senza scatto alla risposta per tutti i fissi.
Ma non basta.
Ne esistono di tre tipi: per un solo Paese, per tutta l’Europa, per tutto il mondo!
A dire il vero, il sito di Skype non era chiarissimo: mi c’è voluto un po’ per capire che non era previsto lo scatto alla risposta. Sono dovuto andare a leggere blog individuali e comunicati non di Skype. Poi alla fine sono arrivato alla conclusione, avallata da tutti i siti da me consultati.
Prendiamo ad esempio il pacchetto uno, quello che ho sottoscritto io. Telefonate illimitate ai fissi di un Paese (ovviamente ho scelto l’Italia) per 3.39 al mese, iva inclusa. La copertura è fino a 10.000 minuti mensili (insomma, l’equivalente di quasi sette giorni ininterrotti alla cornetta). Il pacchetto per l’Europa (stesse condizioni) a 4.54 al mese, quello per il mondo 10.29. Inoltre vi danno un numero Skype to go (un vero e proprio numero telefonico. NON lo attivate, perché è un numero americano, e vi addebiterebbero le tariffe americane. Tanto il numero vi rimane, basta solo aspettare l’estensione del servizio in Italia) e la segreteria.
Il tutto a conferma che il traffico telefonico ormai non costa più niente alle compagnie, e che ci lucrano sopra e basta.
Per una sempre migliore comodità, torno a consigliarvi il telefono voip della Philips. Lo attaccate al router, potete scegliere tra Skype e linea fissa ed avete Skype sul telefono fisso senza necessità di tenere acceso il pc (non vi fate abbindolare da Skype sul cellulare: è ancora una mezza sola, piccola ma sempre una solettina!).
May
2
La storia di Josef Fritzl è quantomeno agghiacciante. Non solo e non tanto per i rapporti incestuosi intrattenuti con la figlia in 24 anni, quanto per averla tenuta segregata per così tanto tempo ed averla fatta partorire ben sette volte. Tutti figli evidentemente in gravi condizioni fisiche e psicologiche.
Adesso del caso se ne vuole interessare anche Natasha Kampush, che alle vittime di questa assurda tragedia vuole donare 25mila Euro.
Tutto questo non succede, per fortuna, in Italia ma ancora una volta in Austria, patria della Kampush.
Elisabeth, questo il nome della malcapitata, ha dato al padre, all’apparenza normalissimo 70enne, sette figli, uno dei quali morto subito dopo la nascita.
La cosa più grave è che adesso si sta indagando anche su un omicidio irrisolto, mentre il test del DNA conferma che i figli sono il frutto di questa relazione incestuosa.
Il fatto è venuto a galla, come al solito, per caso, quando il ricovero della primogenita (ancora in coma indotto, in condizioni gravi ma stabili) ha spinto i medici a richiedere notizie sulla madre per valutare l’anamnesi familiare.
La cosa agghiacciante è che dei sei figli, tre sono stati portati alla luce dal padre-nonno mentre altri tre sono rimasti segregati nella cantina, alla quale si accedeva da una porta nascosta protetta anche da combinazione, nella quale oltre al necessario per le funzioni biologiche c’era solo una tv ed un videoregistratore. Vivevano gli uni inconsapevoli degli altri. Anche qui sta la pazzia.
Oltre a chiedersi cosa sarà di questi poveri figli (e della loro madre) vissuti segregati, c’è anche da meravigliarsi per la coincidenza che un altro episodio di segregazione domestica avvenga nella altrimenti pacifica Austria.
Ma c’è anche altro da chiedersi.
Cosa spinge un uomo, peraltro istruito (è ingegnere), a tanto? Anche attenendosi alla teoria che dietro ogni comportamento c’è un’intenzione positiva, cosa c’è di positivo nel chiudere in un caveau delle persone come se fossero dei valori da custodire? Come fa una persona a nascondere al mondo per così tanto tempo una realtà così tanto destabilizzante?
La speranza è che l’eco mediatico attorno a questo caso si chiuda il prima possibile, in modo da consentire a queste persone di rientrare nell’anonimato, che è la condizione base quanto meno per provare ad acquistare un po’ di normalità.
May
1
Grazie a tutti, 20940 volte grazie!
May 1, 2008 | 2 Comments
Aprile, il mese dei record!
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Grazie a tutti per aver reso questo spazio un luogo frequentato. Grazie per l’intelligenza, la gioia, la lungimiranza, la faziosità, la rabbia, la flessibilità, l’astio, la rigidità e tutto ciò che vi anima, che qui trova sempre posto.
Grazie a tutti. Sempre