Apr

29

Ieri, subito dopo aver postato su Padre Pio, mi sono trovato questo golosissimo post del quale vorrei parlare in modo molto dettagliato.
Una premessa è doverosa: chi l’ha scritto conosce molte cose, alcune delle quali molto bene, altre in modo non approfondito, altre probabilmente per sentito dire.
L’argomentazione di fondo dalla quale muove il redattore di tale post (non si capisce se leon o Padre D.T. come si firma alla fine) è che la nuova chiesa dedicata al frate pugliese lascia non poche perplessità per il fedele: alcune di tipo estetico, altre per la presenza di simboli definiti addirittura anticristiano e anti-cattolici.
Quali sono queste simbologie anticristiane? Di che tipo sono? La prima cosa che si legge è che l’altare è una piramide rovesciata. Subito i lettori del best-seller di Dan Brown avranno pensato alle due piramidi del Louvre e a ciò che sarebbe lì nascosto. Fatto sta che alla fine le testimonianze fotografiche mostrano un altare trapezoidale, non una piramide rovesciata, a meno che non sia consentito il passaggio sotto terra per vederne la parte finale.
Ma andiamo per ordine: si comincia dal portale, nel quale chi scrive vede la riproduzione, volente o nolente, di Jachin e Boaz, le due colonne poste all’ingresso del Tempio di Salomone (torneremo piùavanti sull’argomento). Si dice poi che manca il tabernacolo, per cui una chiesa non è più tale in sua assenza, e che alzando gli occhi si nota un’immagine astratta del Signore. Su questo, non vedo proprio dove stia lo scandalo, visto proprio che sulla Base di quanto affermato in Esodo 20,4 (“non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo…[omissis]“) questa dovrebbe proprio essere una buona applicazione del divieto relativo al primo, fondamentale comandamento (c’è una ragione profonda dietro, ma è troppo lunga da spiegare, si farebbe notte!). Ma evitiamo di soffermarci ed andiamo avanti, perché il bello deve ancora venire. L’Autore parla dell’affresco che giganteggia, quello del drago associato alla bestia apocalittica, lamentandosi della sua presenza e non della Gerusalemme celeste, per poi parlare della cappella dell’adorazione e finalmente toccare i vertici delle sue argomentazioni, molto affascinanti ma in alcuni punti al limite umano del delirio mistico e poco informato. All’entrata starebbe una pietra nera, secondo lui una sorta di totem dedicato ad un dio oscuro (già il disprezzo delle parole basterebbe), detto “il netto contrario del Dio cristiano”. Come se ne esistesse uno cristiano, uno musulmano, uno ebreo. E poi si parla del fanatismo islamico…
E finalmente si giunge all’acme: San Pio trasformato in un iniziato ammesso a conoscere i segreti del Grande Architetto dell’Universo. In una parola, il santo è un massone. E da qui parte per fare l’accostamento tra Massoneria e satanismo. Se l’equivalenza viene data per buona, c’è da aver paura, dal momento che al soglio di Pietro negli ultimi 50 anni almeno un massone vi è salito e che la Massoneria esiste anche in Vaticano, e alcuni membri sono da noi tranquillamente conosciuti, anche se il loro status non è proprio noto a tutti. Ma non è che chi lo sa lo sa perché è “uno di loro”, basta documentarsi un po’ in giro e prima o poi ci si arriva.
Il maestro della Scienza del G.A.D.U. (per essere corretti dovrebbero esserci tre puntini anziché uno, dove quello centrale è in alto) per l’Autore del post è un iniziato luciferino, e quindi anche il santo di Petrelcina viene, secondo lui, paragonato a questo. Il punto di fondo è un altro: dove sta la commistione tra satanismo e libera muratoria, soprattutto anche alla luce del fatto che gli ultimi documenti vaticani degli anni ’90 non l’hanno elencata tra le istituzioni contrarie al cattolicesimo?
Viene poi commentata la struttura della chiesa. A spirale. Non vi sarebbe corrispondenza simbolica tra la spirale e a cristianità . Strano però che i pulpiti nelle vecchie chiese fossero sempre in cima a delle colonne e per accedervi si doveva passare attraverso una scala a chiocciola, quindi una spirale (grazie, Rosa, per la segnalazione!). E qui si comincia a capire il pregiudizio di chi scrive, visto e considerato che la scala a spirale ricorre nel rituale di Compagno. Ma vi è di più: si prendono in considerazione gli angoli della spirale disegnata da Renzo Piano, e qui l’argomentazione di quell’Autore potrebbe essere a prova di bomba, ma qualche piccola pagliuzza tra le crepe del suo ragionamento può essere ancora infilata. Il raggio misura 72 metri (numero che equivale secondo una tradizione esoterica ebraica ai nomi di Colui che non può essere nominato, tant’è che gli ebrei Dio non lo nominano né scrivono mai) e gli angoli al vertice e quello della pendenza misurano entrambi 33 gradi.
E qui casca l’asino! Perché se da una parte questa potrebbe essere una prova a sostegno del fatto che la chiesa è stata progettata da un massone eretico (così ganzo da aver fregato tutti i religiosi che gli hanno approvato il progetto – a meno che anche loro non fossero conniventi, quindi…), bisogna anche ricordare che 33 sono i gradi secondo il Rito Antico Scozzese Accettato, ma questo non è il solo rito che governa la Massoneria. Il Grande Oriente d’Italia, maggiore obbedienza massonica italiana, opera secondo una moltitudine di riti, scozzese e York i più gettonati. Ed nel rito di York il numero 33 non è che ci stia. Esiste poi la massoneria di tipo francese, quella templare, il rito svedese della Nuova Gerusalemme ecc. ecc. Quindi qui si opera mediante un’equiparazione un po’ troppo restrittiva tra Massoneria e RSAA.
Ah, dimenticavo: 33 erano anche gli anni di Cristo.
Poi le colonne. Queste dovrebbero essere le repliche di Joachin e Boaz (da leggersi da destra a sinistra, nella migliore tradizione ebraica), le due colonne che segnavano l’ingresso del Tempio di Salomone e quindi anche di un tempio massonico. Il che, si badi bene, è giusto. Ci sono però delle inesattezze. I volti che sarebbero incisi nella chiesa a San Giovanni Rotondo rappresenterebbero Abramo e Davide, con i quali Dio stabilì un’alleanza. In prima istanza, essi non compaiono nelle colonne del tempio massonico. Seconda di poi, se Dio ha stabilito un’alleanza (si legga Hans Kung e poi si parli), la stabilì prima con Noè, lasciando l’arcobaleno come segno, e poi con Abramo. La “nuova ed eterna alleanza” è invece quella del sangue di Cristo, come recita la Messa (che altro non è se non il rito cristiano, o cattolico che dir si voglia, quindi sempre di rito trattasi). Quindi, Davide ci sta veramente con le molle, per dire che non ci sta affatto, anche considerato che Davide ebbe sì l’idea dell’erezione del Tempio, ma fu Dio a dirgli che tanto l’avrebbe realizzato Salomone e che non si turbasse più di tanto.
Quando poi si parla delle stelle e dei numeri, il casino è completo!
5 stelle, come il pentacolo satanico. E chi l’ha detto che il pentacolo è diabolico? Fu Franco Cardini, sulla cui autorevolezza nessuno si dovrebbe permettere di dire alcunché, a dirmi che il famoso sigillo di Salomone in realtà non è la stella a 6 punte (la stella di Davide), ma quella a 5, all’interno della quale, aggiungo io, è iscritta una parola, ma questo è altro discorso.
I numeri poi corrispondenti ad apprendista e compagno (i primi due gradi massonici, comuni a tutti i riti) sono 3 e 5, non 7 di compagno e 9 di apprendista, peraltro riferiti non a numeri veri e propri ma a nodi. Errore notevole.
Seguono poi altre inesattezze, per sconfessare le quali basterebbe partecipare ad uno di quegli eventi (solitamente organizzati dal Grande Oriente d’Italia) di “apertura”, nei quali vengono mostrati anche i templi, ed aprire gli occhi.
A parte poi altre inesattezze riferibili alle pratiche massoniche e alle iniziazioni, preme rilevare una cosa: la grande avversione verso questa “istituzione”, che sarebbe più giusto chiamare confraternita. Solo in Italia esiste una tale avversione. Parte di questa è stata fagocitata, a ragione, dall’affare P2, accostato alla Massoneria nonostante di questa non avesse a livello di contenuti proprio nulla, avendo preso a prestito sostanzialmente la struttura. Ma la parte del leone la recita ancora una volta la Chiesa cattolica. Se è vero infatti che l’Italia unita è stata fatta dai massoni (Giuseppe Garibaldi è stato Gran Maestro del GOI, e massone era pure Mazzini e probabilmente anche Cavour), è stato poi un massone, Cadorna, a decretare la fine del potere temporale dei papi, col grido “libera chiesa in libero stato”, grido poi fatto rientrare in gola al malcapitato con i patti lateranensi. Se davvero l’Italia fosse massonica come si dice, quell’articolo della Costituzione o non esisterebbe o sarebbe scomparso da un pezzo.
Proprio per scelta filosofica, il massone non può essere favorevole ad una sola religione, rispettando la totale libertà d’opinione e di credo (vedasi Voltaire). Fine della confraternita, che altro non è se non un ordine cavalleresco, è quello del miglioramento dell’uomo, tutto sommato lo stesso della cristianità . Sono solo i parametri ad essere diversi.
Quindi questa grande diatriba sopravvive ancora sulla base di un filosofia di fondo antitetica, che si alterna tra la conversione opposta all’abbraccio di ciò che è scelta personale ed il rispetto della stessa. Su una filosofia, perché non può esservi scontro religioso tra una religione ed una corrente filosofica; tra qualcosa di dogmatico e qualcosa di, sostanzialmente, intellettivo che con il dogmatico ha in comune l’uso dei simboli e niente più. E poi, in ultima istanza, io il papa buono coi piedi caprini proprio non ce lo vedo (e non ce li ha! L’ho visto esposto nel 2000).
Ma alla fine, questo post cosa vuole dirci? Che il male è entrato nella chiesa o che, peggio ancora, i maligni gliela fanno in barba ai chierici? Se così fosse dobbiamo stare attenti, ma anche buttare dalla finestra molti capolavori dell’arte, se è vero come si dice che Leonardo, Botticelli, Cocteau e molti altri artisti hanno fatto parte di queste società segrete (e la Massoneria non è una società segreta) opposte per fini alla Chiesa.
Comunque, di queste curiosità ce ne sono molte. A me hanno detto – lo confesso: non l’ho verificato – che il porticato di San Luca a Bologna ha 666 archi. Se le formelle nella chiesa pugliese sono 13, cosa c’entra l’alter ego di Dio? Casomai faccia pensare il pellicano, simbolo primordiale del Cristo e fortemente presente nella simbologia rosacroce.
Si passa poi al pavimento, e qui si prende in considerazione quello a scacchi tipico delle stanze massoniche. Ma non va dimenticato che il tempio massonico è una riproduzione di quello salomonico, e quindi comunque di un edificio sacro.
Alla fine sei salmi, quindi, si vuole evidenziare come si sia storpiata la natura, le memoria e la missione di Padre Pio con questo edificio. Ma ancora una volta, sono sicuro che il progetto sia stato approvato dai religiosi, quindi o sono stati giocati oppure la stessa Massoneria ha dei princìpi che sfuggono ad un occhio profano per quanto attento e che per niente contrastano, in fondo, con il credo cristiano (visto che, lo ripetiamo, la Massoneria non è una religione).
E ancora una volta riflettiamo sull’equivalenza massoni/satanisti. Forse è per quello che si nascondono (ma solo in Italia).
Forse no. Infatti, anche i primi cristiani pregavano nelle catacombe. La storia la scrive chi vince.
Anche se i massoni hanno partecipato a qualche fase della stessa storia.
Finirà prima o poi questo ostracismo, oppure una volta sconfitto un nemico ne verrà trovato un altro?
E soprattutto, cosa c’entra Padre Pio? Mi sa che alla fine la vittima è proprio lui.
Se solo gli avessero fatto fare il santo, piuttosto che un salvamondo a tutti i costi. Lui, che quando parlava italiano non era neanche poi tanto comprensibile, ma che portava in sé la carica della persona che crede in ciò che fa.

Apr

28

La riesumazione del corpo di Padre Pio suscita numerose reazioni. Da quelle degli organi di stampa ufficiali alle mille opinioni della blogosfera, che sempre più sta diventando una fonte di informazione che – una volta depurata dalle chiose di parte – dà sempre più e sempre meglio il polso del pensiero bottom-up.
Proprio dalla blogosfera voglio partire. Da questa nuova fonte di informazione che è di parte perché è l’espressione del pensiero dei singoli, e come tale non deve sottostare ad interessi particolari o a linee editoriali (il che è anche un brutto epitaffio sulla categoria dei giornalisti, o perlomeno sulla maggioranza numerica di essi).
Comincio dal blog di Sara Taricani la quale afferma la sua perplessità , affermando giustamente che “c’è una enorme differenza tra un cadavere e un Santo”, visto che il santo si prega, non c’è bisogno di guardarlo. Forse dimenticando che, san Tommaso docet, vedere vale molto più di tante altre cose. Dei tre commenti sul post in questione, il primo dice trattarsi di megabusiness. Ma in effetti, i pellegrinaggi ed i giubilei nascono proprio da questo. Se il buon Pietro da Morrone (qualcuno lo conosce con il nome d’arte di Celestino V) non avesse inventato la perdonanza, e Bonifacio VIII non fosse succeduto ad un papa ancora vivo, con ogni probabilità il Giubileo o non sarebbe stato inventato o avrebbe avuto caratteristiche differenti. Comunque, anche alla base di quello del 1300 c’era un solido interesse, per così dire, propagandistico. Che va sempre bene, badate, fin quando non trascende il personale e diventa propaganda per un solo lato della realtà.
Passando ad altri blog, c’è chi vede anche un’occasione per fare propaganda politica. Si legge del neo-investito Presidente del Consiglio in vista alla salma, con qualche accostamento divin-estetico. Tra santi e unti l’affinità è elettiva!
Ci sono altri commenti, alcuni secondo me un po’ ridondanti che non tengono conto del fatto che il grande merito del Cristianesimo è stato ed è quello di incorporare a sé tutto quanto fa tendenza, ivi compresa la superstizione. Hard is the fortune of all human kind, parafrasando un canto popolare.
E ora passiamo agli organi di informazione ufficiali.
Partiamo da uno vicino al santo, visto che la radio trasmette dall’etere: parla Nazzareno Gabrielli, perito del Vicariato di Roma per la conservazione dei santi: “Quando è stato riesumato il corpo di Padre Pio ‘non emanava odori”. Quindi l’avvenimento è straordinario. A parte la cavità orbitarla, il resto del volto c’era tutto, così come intatto era il volume del corpo. Fenomeno straordinario, lo ripetiamo. Però sembra che anche alcuni non santi abbiano avuto una sorte simile. Ricordiamoci comunque ciò che è stato detto: volto intatto (vedasi proprio in fondo al post!).
Altrove la critica è molto forte, utilizza i Vangeli come spunto, per affermare che scandalizza “l’enorme enfasi che si pone non sulla risurrezione e sulla sconfitta della morte, vera gioia per tutti i cristiani, bensì su delle spoglie mortali.”
Su La Stampa, Lorenzo Mondo (nome evocativo) dice la sua. Si dice “che senso ha frugare tra i loro resti, scrutare dentro lo sfacelo delle membra che hanno perso il bene prezioso della vita e non hanno ancora assunto il corpo luminoso promesso dalla resurrezione?” per poi menzionare il fatto che non esiste più un mercato delle reliquie. Invece ci si sbaglia: basta guardare su Ebay italiana, il proliferare degli oggetti sul santo per poi ricredersi.
E c’è stata pure la copertura mediatica in diretta, come lo sbarco sulla luna, la liberazione di Mandela o l’elezione del nuovo Pontefice.
Cosa dire di fronte a tutto questo? Sia lode a Padre Pio, sia lode a tutti i santi, a tutti coloro che danno agli altri una ragione ed un motivo di speranza.
Ai santi religiosi e a quelli laici, come quelli proposti nel bellissimo (e agghiacciante) calendario di Beppe Grillo (andate a dargli un’occhiata e stampatevelo!)
Certo è che la maschera al silicone e la tunica superaccessoriata potevano anche risparmiarsela. Adesso anche i santi devono rispondere ai canoni della bellezza televisiva. Una reliquia è bella se ci sono anche delle ossa in vista. E poi c’era chi criticava il mausoleo di Lenin…

Apr

27

Shigeru Miyamoto è il primo designer di Ninetendo. La sua opera è a dir poco geniale. Ha costruito un gioco che permette di fare un minimo di attività fisica. Fin qui niente di nuovo, visto che magari molti di noi hanno consumato milioni di calorie armamentando sui joystick e magari causando piccole liti familiari, con le mogli che reclamavano il diritto al loro joystick mentre i mariti o i fidanzati, in perfetto stile capobranco, brandivano le loro leve su uno schermo recitando la versione moderna della lotta per il maschio dominante, non potendo – data la standardizzazione dei prodotti – fare più la competizione, tanto in voga fino a metà degli anni ’90, del chicelhapiùlungo!
Wii Fit ha venduto nel solo Giappone più di milione di esemplari in un mese. Il principio è quello di abbinare un gioco visibile su schermo all’azione del proprio corpo. Stavolta però non sono solo le mani a muoversi su un joystick o una tastiera, quanto proprio tutto il corpo, che deve trovare una sorta di allineamento e di bilanciamento secondo le regole della fisica.
La prima cosa che colpisce del Wii Fit è che è veramente bello da vedersi. Di un minimalismo assoluto, grande più o meno come due bilance affiancate. La consolle avrà proprio anche la funzione di bilancia, senza che sia necessario utilizzare il software o il pc. Pesa e localizza il baricentro delle persone, oltre che la massa corporea. È dotato di quattro programmi che comprendono aerobica, allenamento muscolare, yoga ed equilibrio. A vederlo così sembra che proprio le ultime due funzioni finiranno per essere le più peculiari. All’inizio infatti il Wii Fit costituirà un motivo per socializzare: chi lo avrà inviterà tutti gli amici a vederlo. Piano piano, quando l’eco si sarà sopita e tutti lo avranno oppure più semplicemente qualcosa di nuovo gli contenderà l’attenzione, si rivelerà ottimo strumento ascetico, usato per controllare il proprio equilibrio fisico (a cui corrisponde sempre quello mentale) e per esercizi yoga. Insomma, un’ottima ragione per restarsene soli davanti allo schermo o a rimirare questo capolavoro di minimalismo, soli dentro la stanza e tutto il mondo fuori, come diceva qualcuno.
Quindi, oggi la situazione sembra proprio questa: sempre di più l’informatica rende il pc strumento gradualmente meno e meno indispensabile, potendo altri “elettrodomestici” assolvere a determinate funzioni senza l’intermediazione del desk-laptop e del sistema operativo. Come i sistemi Voip che hanno adesso solo bisogno di un ruoter per usare Skype, potendo lasciare il computer spento (io ce l’ho: una figata!). Sempre più questi elettrodomestici rendono possibile svolgere a casa propria – un luogo per definizione sicuro, una tana nella quale rifugiarsi – tutta una serie di programmi che prima necessariamente dovevano essere svolti fuori (ad esempio in una palestra). Tutto questo riduce le occasioni di socializzazione nel mondo reale, il che magari potrebbe non essere neanche poi tanto male, se non per il fatto che il mondo virtuale – con le sue chat board, blogosfere e chi più ne ha più ne metta – caldeggia ed incoraggia un po’ troppo l’anonimato, che secondo me può essere considerato positivo solo quando ti dà la possibilità di assumere un’identità costante nel tempo e che corrisponde a quella che una persona desidera per sé stessa piuttosto che un alias dietro al quale trincerarsi per farla franca o per dire ciò che si vuole senza che le proprie opinioni siano a noi riferibili in quanto esseri dotati di un’identità che comprende volto, corpo, codice fiscale…..
Ciò che ha fatto Sigheru Miyamoto è geniale, fantastico, efficace: coinvolgere tutti i sensi nel divertimento che tiene in esercizio il corpo e svuota la mente di tanto gravame. Adesso sta a noi farne buon uso. Per quanto mi riguarda, a me il Wii Fit (che non possiedo) piace davvero, e non solo esteticamente.

Apr

22

Fuori piove, il tempo certo non ti suggerisce un umore solare.
Durante una pausa lavorativa trovo un’intervista a Bob Dylan, andata in onda su “60 Minutes” qualche anno fa. Quando ad un certo punto parla della “sorgente della creatività ” scorrono le note di “Mr. Tambourine Man” e le immagini di tante copertine dei suoi dischi, il mio volto si illumina in un sorriso infinito.
Il tempo si ferma, torna il sole.
Poi l’intervistatore chiede al vecchio Bob se guardando indietro alla sua vecchia musica si sorprende.
E tutto cambia.
Dylan abbassa leggermente lo sguardo, il tono della voce si fa ancora più rugginoso di sempre e dice “lo facevo, adesso non più. Non sembra più sapere da dove venisse tutta quella magia, come lui la chiama, e declama i primi versi di “It’s Alright Ma”, una rima dietro l’altra, che nel 1965 a 24 anni era incalzante, ossessiva, ti lasciava senza fiato, e che adesso è invecchiata come chi l’ha scritta. Impetuoso il montatore del servizio sovrappone al sessantenne il ragazzino in bianco e nero.
Molti lo hanno visto dietro i movimenti per i diritti civili, senza sapere che, in fondo, lui non c’è mai salito appieno su quel carro (o forse non c’è proprio stato). Dalla marcia su Washington, quando salì sul palco subito dopo Martin Luther King Jr., alle parole (proprio in “It’s Alright Ma”) che anche il presidente degli Stati Uniti a volte deve presentarsi nudo, frase che assunse ancora più forza quando furono ricantate al tempo dello scandalo Watergate.
Dylan che al tempo dell’ascesa di Reagan strizzava l’occhio ai fondamentalisti cristiani, Dylan che ululava in un microfono ai Grammy del 1991 la sua “Masters of War” quando fuori le bombe intelligenti di Bush padre si accasciavano sull’Irak.
E adesso che l’America si prepara ad una possibile nuova era, con Obama o il primo presidente donna, Dylan non c’è più. Vince premi su premi, il riconoscimento ad una carriera. E generalmente i riconoscimenti arrivano quando la carriera è finita.
E probabilmente è proprio così. A noi fan incalliti dispiace, molti mi daranno contro, ma secondo me ormai è andata.
Forse proprio perché uscì allo scoperto negli anni dell’”I have a dream”. E che adesso che quel sogno potrebbe avverarsi, è giusto che tutto continui sotto altre spoglie.
Se c’è una cosa che Dylan ci ha insegnato, come ha giustamente detto qualcuno, è a non essere lui.
Grazie, Bob

Apr

16

Gli italiani hanno scelto. Stavolta senza tema di smentita (se ve lo ricordate, ve lo avevo già detto molto tempo fa, e anche più di una volta!).
Per una volta la storia dei sondaggi si è rivelata vera. Il Partito delle Libertà ha stracciato il Partito Democratico, spazzandolo letteralmente via. Ha consacrato una forza come la Lega al terzo posto tra i partiti, ha ridotto al lumicino gli eredi della Balena Bianca ed ha mandato a casa la sinistra radicale, che peraltro ci ha messo davvero tanto del suo per farsi prendere a calci.
Molti si chiedono cosa abbia reso il Cavaliere eterno, capace di rinascere tre volte nel giro di quattordici anni. La risposta mi sembra molto agevole, in verità : Berlusconi sa “leggere”, gli altri hanno idee ed insegnano.
E saper leggere ha i suoi vantaggi. Saper capire dove va il vento, intuire il moto sottile che anima le persone, come queste pensano perché così è stato insegnato loro a pensare, povero Cadorna. L’anima del commercio è soprattutto questo. Pensate a quando nel 1947 Richard Knerr e Arthur “Spud” Melin brevettarono un ninnolo col quale si erano trastullati gli egiziani tremila anni prima, facendo una fortuna: l’hula hoop. La quintessenza della banalità , dell’ovvietà . Un successo colossale. L’uovo di Colombo (non me ne voglia Furio…). Questo è, e niente più.
Davanti alla capacità di trovare l’uovo di Colombo, poco si può. Una soluzione geniale e semplice allo stesso tempo. La differenza sta tutta qui. Berlusconi ha aperto gli occhi, teso le orecchie ed aguzzato il naso; Veltroni ha portato dalla sua delle argomentazioni. Ma siccome l’uomo, sostanzialmente, è emozione ed intelletto, ecco dove sta la differenza.
Quando ieri ho letto un messaggino che accompagnava un’identità di Messenger, ho capito ancora di più. Il messaggio diceva più o meno così: “L’Italia agli italiani. Bertinotti, vai a fare l’operaio per cinque anni”. Identificare una preferenza elettorale con la volontà di tutti, una volontà universale. Ben si vede che chi ha portato avanti questa idea ha studiato dai preti, esponenti della Chiesa cattolica, dal greco katholikòs, universale. Solo un Paese con un’impronta assolutista e convertitrice come il nostro avrebbe potuto produrre un simile fenomeno.
L’universale contrapposto al frammentato. L’unione che fa la forza. Una figura capace di far convergere a sé coloro che altrimenti sanno di essere fuori, che si uniscono perché poi avranno l’universalità . Mentre la sinistra si divertiva a dividersi, accettava di farsi chiamare radicale dai suoi antagonisti, finiva per crederci, cascando nel divide et impera.
E come dovevano reagire gli italiani, annoiati da un Bertinotti che anni fa fece cadere il primo Governo Prodi e che questa volta, da Presidente della Camera, ha aperto la bocca più spesso come uomo di partito piuttosto che da terza carica dello Stato? Alimenta il disgusto, ed il gioco è fatto. Pensate alla Guernica di Picasso…
A poco è servito il rispetto veltroniano per l’avversario. La lealtà e il rispetto, il sapere che la libertà di uno finisce dove inizia quella di un altro è dominio della ragione, non dell’emotività . I bambini sono tutta emozione. Se colpiscono, lo fanno solo per colpire, mai per altri fini. Solo quando cominciano ad assuefarsi alle regole dei grandi diventano politici.
Ma la memoria è più di ogni altra cosa suscettibile alle emozioni. Un evento accompagnato da una forte carica emotiva – positiva o negativa che sia – sarà sempre tenuto a mente. Fai tornare tutti bambini, ed il mondo sarà tuo.
Questo, il Cavaliere lo sa bene.
Come si estrae una radice quadrata si dimentica presto. Che quello stesso giorno, durante la ricreazione, si è segnato il goal che ci ha permesso di battere la classe avversaria ce lo ricorderemo sempre.
Ecco cos’è successo.
Né più, né meno.

Apr

13

Aprendo Google in cerca di qualche notizia sull’affluenza alle urne, la mia attenzione cade su questo articolo.
Probabilmente l’ultimo atto di un Governo che ha deluso tutti, in primis chi lo ha votato, questo documento, pare fortissimamente voluto anche da Enrico Micheli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega sui servizi segreti, promette tante cose (poi vediamo se le mantiene!).
In base a questo documento, Decreto del presidente del Consiglio, corredato dal parere favorevole del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) e firmato dal Capo dello Stato, dovrebbe essere consentita la visione di alcuni documenti coperti da segreto già a partire da Maggio.
La messa in luce riguarda i documenti più vecchi di trent’anni. A Maggio ricorreranno i trent’anni dell’assassinio di Aldo Moro, e quindi penso, se ancora un po’ di logica c’è, che i documenti su questa vicenda saranno resi pubblici dal prossimo anno. Mi puzza tanto di mossa elettorale anche questa.
Che sia una versione moderna dell’ottriatura della Costituzione che Carlo Alberto concesse al popolo e che ha dato la possibilità , con le c.d. infornate, di far ascendere al potere tutti noi sappiamo chi?
Comunque sia, Piazza Fontana, l’Italicus e tante altre cose potrebbero essere finalmente rese pubbliche. Ancora tantissime pagine però rimangono da chiarire, oltre il fatto se questa liberatoria riguarda solo i servizi segreti civili o anche quelli militari.
A proposito: 200 anni fa nasceva Antonio Meucci.

Apr

13

Sapete benissimo che in questo blog si è discusso, e tanto si sta ancora discutendo, sull’astensionismo attivo.
In attesa di sentire le risposte dei nostri commentatori, alcuni dei quali rivestono la carica di presidente di seggio, ringrazio i quasi 10.000 visitatori di questo blog nel mese di Aprile (record assoluto).

Apr

1

Ancora prima che il Cumenda facesse la comparsa sul Grande Fratello avevo sentito, senza saperlo, parlare della sua famiglia. Mi era stata presentata come una famiglia di abilissimi venditori, e credo proprio che sia cosi. Anche perché, se è vero quello che dicono i maggiori media-spazzatura oggi, lui si è venduto proprio bene.
Aveva fatto ridere tutti, con le sue pantofole di cashmere e cervo, il suo abbigliamento elegante ma portato mica con tanta poca eleganza e molta cialtronaggine, le sue bordate da jet-set alla Scott Fitzgerald ed ancora. Ed è diventato subito un beniamino del pubblico. Lui, il seduttore dichiarato, ma fidanzato da quasi dieci anni. Insomma, una contraddizione in termini.
Corredato da una delle tante tipiche calate lombarde (una di quelle che a me piace poco, in verità , a differenza di tante altre, il bergamasco puro in testa) e da tanti altri discorsi, tutti se lo sono filato per poi dargli dietro ieri sera.
A vederlo cosi, il Cumenda sembra proprio il prodotto di una certo tipo di Italia, il prodotto di una determinata classe imprenditoriale fatta di casa e lavoro, lavoro attaccato alla casa, impossibile capire dove finisce una e comincia l’altra. Uno di quella che, al posto di chi ce l’ha più lungo, gioca coi numeri di cilindrata del Suv. Una classe che poi ha migrato verso altri lidi ed ha cominciato a dire che tutti dovrebbero essere come loro.
Ed eccolo là, il buon Roberto, perché di bonaccione in fondo si tratta. Sono peggio tutti coloro che ci speculano sopra (è il primo Aprile, non dimentichiamolo!). Quello che si diverte a fare il seduttore, che tira il sasso, nasconde la mano ed arriva fino ad un certo punto perché è fidanzato. Quello che poi inevitabilmente passa il limite, perché la sindrome da reality è terribile, ti fa perdere il contatto con la realtà e non capisci più dove attacca la finzione e dove termina tutto il resto. Lo sa chi ha fatto corsi o formazioni residenziali full-immersion completamente isolati dal mondo: prima o poi ci si dimentica del mondo reale.
E così, fai il dongiovanni oggi e fallo domani (fallo, appunto!), ecco che alla fine il danno ci scappa. E pure recidivo.
Danno perpetrato ai danni di una donna del Sud. Ed ecco che si ripresenta lo stereotipo del Nord che mette sotto il Sud, del denaro che ha la meglio sulla cultura e sulla formazione accademica (in effetti, a cosa serve più una laurea oggi?) e chi più ne ha più ne metta.
Che piace a tutti, fin quando non si tocca il perbenismo esteriore della famiglia e del tradimento. Poi si diventa dei vigliacchi, dei traditori, dei maramaldi, e l’elenco potrebbe continuare.
E tutto, si badi, va proprio a vantaggio di colui che sta sotto i riflettori, perché riesce a continuare ad attrarre l’attenzione su di sé a discapito di un’altra persona – che ha partecipato quanto lui a quelli che le persone chiamano misfatti ma che altro non sono se non una copia di ciò che avviene quotidianamente un po’ ovunque – che da tutto quello riceve praticamente solo pubblico discredito, sulla base del sesso, dell’età e della provenienza geografica. E la fidanzata tradita, che – poverina – si è fidata del malandrino. Tatangelo & Co. in versione “nebbia in Val Padana”.
Insomma, sia lode al Cumenda, un altro prodotto di questa italietta.
E si rivaluti l’immenso Guido Nicheli, al secolo “lo Zampetti”, che almeno ha recitato se stesso nei film e non nei “reality”, cioè nella realtà . E che è andato pure a Cannes.
E stiamo attenti, perché tra pochi giorni potrebbe diventare il nuovo stereotipo di italiano medio.
Buon pesce d’Aprile a tutti.

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