Mar

24

Ieri ho ricevuto una chiamata da un nostro regolare “contribuente”, uno che di commenti ai miei post ne scrive spesso.
Mi chiedeva di più sulla cosa dell’astensionismo attivo.
Mi chiedeva riferimenti normativi alla base dell’astensionismo attivo.
La sua pura era quella di trovarsi davanti un muro di gomma non appena avesse deciso di rifiutare le schede elettorali.
Mi sono informato e vado a rispondere, oltre ad aggiungere molto.
Il riferimento normativo va trovato nel quinto comma dell’articolo 104 del DPR 361/1957. Si prevedono sanzioni penali a carico di chi rifiuta di mettere a verbale le dichiarazioni. Quindi è un obbligo che grava sul responsabile della sezione elettorale.
La ragione è ovvia. Il motivare la decisione del non voto è un diritto riconosciuto, rientra nel novero della libertà di opinione e manifestazione del pensiero sancita all’art. 21 della nostra Costituzione. Che non fa altro che recepire una tradizione secolare, derivata addirittura dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino successiva alla rivoluzione francese: oltre due secoli di filosofia e diritto e, perché no, di storia. A nessuno può essere impedito di fare qualcosa che una legge non vieta.
Ma andiamo oltre, alla base del perché è meglio l’astensionismo attivo che votare scheda bianca o nulla.
Per prima cosa diciamoci la verità : molti di noi hanno paura di esercitare i propri diritti. Preferiscono fare i disegnini o scrivere le parolacce nascosti in una cabina elettorale piuttosto che prendersi la briga di dire ciò che il 90% di noi pensa, e cioè che questi candidati non ci rappresentano per un cavolo!
Ma lo sapete che facendo così non date un cacchio di contributo, anzi aiutate chi vince? Lasciate che vi spieghi meglio: andate in cabina, scrivete – come uno che conosco – siete tutti dei ladri e ve ne andate tutti soddisfatti. AVETE APPENA DATO UN AIUTO A CHI VINCERÀ LE ELEZIONI!.
Le schede bianche e le schede nulle infatti contano come premio di maggioranza. In altre parole, chi vince aggiunge ai suoi voti anche le schede bianche o nulle, potendo contare su ancora più seggi.
È VERAMENTE QUESTO CIÒ CHE VOLETE?
L’astensionismo attivo, andare cioè a votare, prendere le schede e far mettere a verbale che le rifiutate, non consente questa operazione. Più brevemente, I VOSTRI VOTI SONO VERAMENTE NON-VOTI, NON VANNO A RIEMPIRE LA PANCIA DI NESSUNO!
Per le elezioni politiche, infatti, non esiste un quorum minimo, basterebbero in teoria anche 5 voti per formare il Parlamento, a differenza del referendum abrogativo che richiede la metà degli aventi diritto più uno.
Quindi, con più le persone si astengono in modo attivo, più si manda un messaggio forte e meno si aiutano indirettamente i vincitori.
Non è meglio decidere di non votare e farlo veramente, piuttosto che scarabocchiare una scheda dando così un’opportunità in più al vincitore di mettere uno dei suoi in Parlamento?
A questo punto avete tutto ciò che vi serve per decidere se e come votare.
E buon divertimento a tutti.

Mar

20

Pedagogia del voto

March 20, 2008 | 4 Comments

Qualche giorno fa ho ricevuto da Andrea l’ennesima email che esorta al voto.
Io e Andrea ci conosciamo da tantissimi anni, dalla fine delle scuole superiori, quindi ormai da vent’anni. Siamo due persone completamente diverse l’una dall’altra: se dovessi dare una definizione schematica dell’uno e dell’altro direi che uno ha una scarsa stima di se stesso come essere umano ed è comunque consapevole appieno delle proprie doti e delle proprie capacità mentre l’altro pensa positivamente in termini di se stesso ma ha una scarsissima considerazione delle proprie potenzialità .
Una cosa che comunque ci accomuna e che ha permesso alla nostra amicizia di sorpassare molte e molte incomprensioni è la passione per il dibattito, per la ricerca della “verità”, per il continuo apporto di conoscenza alle nostre conversazioni e per la volontà di risvegliare l’intelligenza altrui. Il fatto che io sistematicamente scriva in questo blog e che lui sistematicamente commenti sembra essere una diretta conferma di tutto questo.
Bando alle ciance, qualche giorno fa ricevo una sua email; si tratta di un’altra battaglia in favore dell’esercizio del diritto di voto. A proposito di questo vorrei parlare, visto che la mia ultima trasferta lavorativa mi ha portato a confronto con molti ragazzi che quest’anno voteranno per la prima volta e che hanno le idee e tutt’altro che chiare su ciò che sia il voto e, soprattutto, come questo importantissimo diritto vada e possa essere esercitato.
La famosa frase secondo la quale il voto è segreto sembra aver fatto più danni della grandine. Dire che il voto è segreto non significa infatti dire che sia il diritto, anzi a ben guardare il dovere, di tenere il segreto sulle proprie opinioni politiche o peggio ancora su chi o a che cosa diamo il voto. Dire che il voto è segreto, come afferma la Costituzione, significa che quando esercitiamo questo diritto fondamentale per una società democratica, lo esercitiamo in condizioni di assoluta libertà , senza costrizione alcuna, e quindi isolati dal resto del mondo (nella fattispecie all’interno di una cabina elettorale) e di conseguenza in condizioni di estrema e totale segretezza. Questo significa che il voto è segreto: che quando lo esercitiamo lo esercitiamo segretamente.
Il grosso problema è invece un altro: sempre meno persone riescono ad identificarsi con questa classe politica, e sempre meno hanno fiducia nel volto come strumento per cambiare le cose. I motivi sono molteplici e secondo me è una delle ragioni va trovata nel fatto che ormai i politici hanno una fama seconda solo a quella dei peggiori delinquenti. Il fatto poi che, secondo l’opinione pubblica, il Parlamento è luogo all’interno del quale molti delinquenti siedono non rende certo le cose più agevoli. il professionismo della politica ha portato infatti a delle conseguenze a dir poco catastrofiche. Il fatto che un politico faccia sostanzialmente soltanto politico di mestiere porta ad un progressivo ma graduale ed efficace distacco dal contatto con quella che è l’utenza della politica, quindi con la popolazione. Fare il politico diventa così un normale lavoro d’ufficio, Parlamento e casa a casa e Parlamento, dove la casa è in alcuni casi addirittura un appartamento fuori sede, lontano dalla famiglia e dai problemi legati alla quotidianità . In questo modo la vita plasma il pensiero il pensiero plasma la vita, ed il divario tra il politico è e quello che viene spesso chiamato in modo a mio avviso totalmente discriminatorio “il cittadino comune” diventa sempre più grande.
Ad oggi ù estremamente raro, per non dire impossibile, leggere di una persona che stata “prestata alla politica”. Una persona cioè che, per una legislatura, abbandona il proprio lavoro abituale e si dedica all’attività politica. Questo tipo di accesso alle cariche elettive presenterebbe moltissimi vantaggi: anzitutto eliminerebbe il professionismo nella politica, seconda di poi consentirebbe al politico di mantenere un contatto con la realtà che da un lato gli consentirebbe di tenere una certa obiettività nell’esercizio delle proprie funzioni e dall’altro gli eviterebbe quegli “inciuci” che hanno fatto la disgrazia del nostro Paese, già di per sé poco incline alla meritocrazia e grosso fautore delle alleanze dovute solo a motivi di convenienza e ben lontane dalle ideologie e dalle filosofie di vita che teoricamente dovrebbero determinare l’adesione di una persona a questa piuttosto che a quella corrente politica.
Ho trovato molti ragazzi spaesati, incerti su cosa e su come votare, addirittura ignoranti su cosa il loro voto contribuirà a formare, ben lontani dalle passioni – anche se spesso unilaterali ed estremiste – che animavano la gioventù all’indomani della contestazione studentesca del 1968 e degli anni di piombo. Ragazzi convinti di andare ad eleggere con il proprio voto il Governo, ragazzi e ragazze che non sanno né cosa sia una legge né come essa si formi, e che conoscono la Gazzetta Ufficiale solo perché il suo nome ricorda vagamente un diffusissimo quotidiano sportivo.
E mi sono fermato a pensare. Mi sono chiesto: “cosa possiamo fare noi per questi ragazzi?”
Non so voi, ma io gli ho spiegato molto rapidamente che cos’è il voto, cosa vanno ad eleggere, quali sono le funzioni del Parlamento. Ed ho spiegato anche loro che il voto è una delle pochissime armi che abbiamo a nostra disposizione per far sentire la nostra voce. Oltre la metà di questi ragazzi aveva deciso di non andare a votare. Avevano ponderato questa decisione perché in certi sul peso del loro voto ma soprattutto perché stufi di campagne elettorali basate esclusivamente sul biasimo, sul fatto che se voti per qualcuno sarai considerato da questo o dall’altro leader niente più che un idiota.
Siamo arrivati al punto nel quale i leader politici attaccano le opinioni personali andando a colpire duro sull’identità delle persone, quello “zoccolo duro” sul quale neanche Dio in persona avrebbe diritto a dire alcunché.
Hanno deciso di non votare sia per questo motivo sia per il fatto che sperano in questo modo la gente (leggi i politici) si renda conto che sono scontenti. Ma così non riusciranno nel loro intento.
Per far sapere che non ci riconosciamo in questa classe politica non dobbiamo votare scheda bianca, neanche disertare le urne. Dobbiamo anzi presentarci alla nostra sezione elettorale, farsi consegnare le schede e poi chiedere che sia messo a verbale (e lo devono fare, perché è un vostro diritto) che rifiutiamo le schede elettorali, perché non ci riconosciamo in questa classe politica dirigente.
Fatto questo, ci aspetta il passo più lungo e ed anche il più impegnativo.
Quello di prestare noi stessi alla politica per la prossima legislatura.
Caro Andrea, spero di aver apportato un importante contributo alla tua notevolissima iniziativa.

Mar

16

Oggi ho riscoperto questo brano di De Gregori, tratto da “Terra di nessuno”, un disco cupo con sprazzi interessanti.
Non lo ascoltavo da 14 anni, da quando in preda ad un esaurimento nervoso mi portava regolarmente ad un fiume di lacrime che a volte diventavano incessanti in modo preoccupante. Esplodevano quando si diceva “aspettami ogni sera davanti a quel portone e se mi chiami amore mi chiamerai per nome”. perché gli esaurimenti nervosi vengono quasi sempre per quel motivo, a 25 anni!
Ma adesso ascolto la seconda strofa, dove si dice che c’è una terra di nessuno dove dobbiamo arrivare e che sta dall’altra parte del cuore.
Forse dobbiamo proprio arrivare a questa terra di nessuno, simile a quella desolata di Eliot, dove il Re Pescatore ferito le impedisce di essere fertile.
Arrivare alla terra di nessuno dalla quale tornare e sapere che mai più dovremmo farvi ritorno. Ed è proprio a questo che stavo pensando, in questa domenica di fine Marzo, la Pasqua alta alle porte, mia moglie dall’altra parte della casa, io che so che c’è ma ciononostante sto qui a scribacchiare, sapendo che mi basta alzarmi e che in questo modo la terra di nessuno è scongiurata.
Passano gli anni, fiumi di giorni, di persone, di incontri, di occasioni arrivate e andate, scoperte sensazionali e bidoni indescrivibili, sempre sotto il cielo di questo Paese, la famosa bellezza senza navigatore.
Basta una canzone per farti capire che il tempo è passato. Come la “Vecchia valigia” che chiudeva “Terra di nessuno” o il fantastico Ivano Fossati che ieri sera eseguiva in modo sublime, con falsa noncuranza “I treni a vapore” alla corte del Trio Lopez-Marchesini-Solenghi.

Mar

10

Sono le parole di Luciano Ligabue, le parole di “Buonanotte all’Italia”, un testo che a leggerlo sembra una buona idea poco sgrassata, ma a vedere il video acquista tutta un’altra forza.
Dalle immagini che riportano personaggi più o meno grandi, più o meno noti, ad alcuni giustamente o ingiustamente tralasciati, riemerge la forza di un Paese con una storia martoriata, dalle immagini di Piazza Fontana (l’Italia del 12 Dicembre di De Gregori; quel giorno Dalla e Mogol scrissero “Occhi di ragazza” – quando si dice l’ironia…) al terremoto del Friuli, alla strage di Bologna.
Interessanti quei versi

fra San Pietri e Madonne
fra progresso e peccato
fra un domani che arriva ma che sembra in apnea
e di segni di ieri che non vanno più via
di carezza in carezza
di certezza in stupore
tutta questa bellezza senza navigatore

che con la forza delle immagini e delle metafore ci fanno riecheggiare una cosa scritta da un altro grande, stavolta inglese. Elvis Costello, che durante il suo soggiorno fiorentino per imparare l’italiano scrisse una delle se più belle canzoni: All this Useless Beauty, tutta questa bellezza inutile.
E l’Italia è sempre lì, longa manu di una tradizione alla quale ci si attacca quando il cambiamento richiederebbe troppi sacrifici o una valutazione costi-benefici troppo rischiosa per chi vede solo a brevissimo o breve termine.
L’Italia che mette i bolli sui blocchetti degli assegni che vorranno essere trasferibili, per la lotta all’evasione, dicono loro, che così si prendono già 1 Euro e 50 anche per coloro che, comunque onesti, vogliono creare un titolo realmente all’ordine. L’Italia che impone il pagamento delle accise ai carburanti, quando basterebbe mettere alcool o olio di semi nell’auto, che andrebbe lo stesso ed inquinerebbe di meno (più incostituzionale di così si muore…), l’Italia che ha sguazzato per anni nella spazzatura, tanto il Napoli vinceva lo scudetto. L’Italia campione del mondo di calcio, che con Sky e digitale terrestre risucchia molti risparmi e poi non contenta fa il maquillage ai responsi. Un’Italia che parla di nuovo ma che ricandida di nuovo le mogli dei segretari di partito. Un’Italia che avrebbe bisogno di una legge elettorale ex novo: tutti alla prima candidatura.
Un’Italia che ha avuto bisogno di 1800 anni, più o meno, per tornare riunificata, sotto le ali di Garibaldi e del suo GOI, soppresso durante il fascismo e poi riemerso sotto alterne fortune e oggi visto come il fumo negli occhi da chi non sa cosa sia in realtà . Un’Italia che a volte sembra una monarchia elettiva, retta e governata dall’enclave di San Pietro. Un’Italia governata dalla censura, dove chi guarda può decidere se io posso o non posso vederlo.
Un Paese meraviglioso: dalle Alpi alle enormi dolci distese della Lucania, dalle aride coste calabresi alle fertili lande siciliane, dai laghi alpini ai crateri vulcanici prosciugati nel Lazio.
Davvero tanta bellezza senza guidatore.
Perché, di questo meraviglioso veicolo, sembra proprio che non abbiamo la patente. E i nostri autisti tanti pochi punti rimasti…

Mar

7

Mentre le entries relative al mio nome su Google aumentano vistosamente (ieri eravamo a 3.000!), noto che la Feltrinelli ha praticamente esaurito il mio libro in tutta Italia. Ne rimangono copie solo a Bologna, Milano e Torino.
Che ce la faccia a venderle tutte?

Mar

2

Su Gustavo Rol

March 2, 2008 | 1 Comment

Andrea sono anni che mi chiede un post su Gustavo Rol.
Confesso che ho tardato tanto perché la prima persona che me lo chiese in realtà sembrava interessata a concetti di religione-superstizione piuttosto che di altro, e sinceramente la richiesta mi è rimasta appiccicata.
Stamani però ho pensato che non fosse cosi e mi sono messo a scartabellare su questo torinese.
La prima cosa che scopro con piacere è che si è laureato in giurisprudenza a 30 anni, proprio come me, e quasi come inerzia, come spesso si fa quando ci si laurea a quell’età . E che soprattutto la sua prima menzione pubblica di largo respiro legata al suo talento è dovuta alla sublime ed illustre penna di Dino Buzzati in un articolo del 1965 a cui fanno seguito altre firme nel 1977 (Renzo Allegri per Gente).
Di Rol si occupano anche Piero Angela e Tullio Regge, che fonderanno il CICAP, autorità interessante quanto autoreferenziale (e voi sapete che di questi tipi di organismi io diffido per principio, sempre salvaguardando la buona fede di chi ne fa parte, almeno nella stragrande maggioranza dei casi; per chi ne vuol sapere di più, mi chieda di San Galgano!) che liquidano i suoi presunti poteri come illusionistici. Si racconta poi di Rol e di esperimenti riusciti alla presenza di Regge, dallo stesso Regge disconosciuti dietro pressanti richieste di reiterazioni dello stesso. E questo per la parte della verifica. Binarelli ed altri invece stavano dalla parte di Rol.
Ricorrendo anche a fonti, per così dire “di parte” (si veda il sito che ne riporta il nome), è interessante notare una dedica a lui fatta da Jean Cocteau, famoso artista francese e supposto Gran Maestro del fantomatico Priorato di Sion, che tanto ha a che fare con la storia di Rennes-le-Château. Domandiamoci quindi cosa possa aver avvicinato Rol e Cocteau. Ma appare anche Charles de Gaulle, ed il già citato Buzzati, che dice che qualcosa di magico irradia da lui.
Alcuni lo hanno paragonato, per quanto riguarda le facoltà extrasensoriali, a Padre Pio. Magari a quest’ultimo, operando in nome e pro istituzioni religiose, tutto viene passato per buono. Non scordiamoci che Padre Pio, come Rol, si è sempre rifiutato di farsi mettere alla prova da persone che richiedevano solo prove per l’autenticità dei suoi segni (padre Agostino Gemelli, anche lui un religioso, ricevette sempre un no dal grande mistico pugliese). Ricordiamoci anche che Rol era comunque religiosissimo, ancora una volta a confermare come alcune facoltà per niente devono essere considerate anti-dio. Se così fosse, perché Dio ce le avrebbe date? Domanda uggiosa ed inutile, lo so…
Interessante fu il discorso fatto per telefono a Raffaella Carrà , nel quale traspare la volontà di vedere nel mondo un soggetto nel quale finalmente porre fine alle divisioni ideologiche che appartengono ai pochi anziché ai più, per unire tutte quelle “abitudini di vita legate alle razze, [...] tutte le filosofie che abbiano un fondamento etico (includendo sia le religioni che i movimenti laici che hanno per fine quello del miglioramento e dell’elevazione umana – e che soprattutto alcune combattano ed osteggino le altre – chi ha orecchie per intendere…) potranno coesistere e collaborare pacificamente (si ricordi Papa Giovanni XXIII)”. Dopo aver sentito questo messaggio, reperibile anche sul sito ufficiale di Rol, forse si comprende perché De Gaulle e Cocteau abbiano avuto a che fare con lui, che lanciava messaggi “sotto la volta del cielo” (ancora si leggano con attenzione le parole…).
Interessante è poi un altro suo pensiero, secondo il quale “ogni cosa ha il proprio spirito le cui caratteristiche stanno in rapporto alla funzione della cosa stessa. Quello dell’uomo però è uno spirito intelligente perché l’uomo sovrasta ed è in grado, per quanto lo riguarda, di regolare, se non di dominare, gli istinti che sospingono incessantemente tutto ciò che esiste e si forma. Questa prerogativa dell’uomo è sublime e tale la riconosce nel preciso istante che egli la percepisce. Ho definito coscienza sublime ogni impegno volto a raggiungere, sia pure attraverso la materia, dimensioni fuori della consuetudine.” (fonte).
Ma non si può parlare di Rol senza scordare i suoi dipinti. Bellissimi i paesaggi.
Caro Andrea, il sasso è lanciato…

Mar

2

Stamani, oziando davanti alla tv, dopo i cartoni animati della Disney degli anni ’30 e ’40, ho visto il programma “Art Attack”.
Ebbene, devo dire che mi è piaciuto molto. Mi ricorda i vecchi programmi della vecchia tv dei ragazzi, di quando noi, che le elementari le abbiamo finite nell’anno scolastico 79-80, usavamo la tv come strumento educativo.
Mi piace anche la conduzione del coetaneo Muciaccia.
Un consiglio a chi ha dei figli a cui piacciono le espressioni grafiche o che manifestano doti in quel campo.

Mar

2

Un grande mese

March 2, 2008 | 1 Comment

Il numero minimo giornaliero di visite a questo sito, per il mese di febbraio, è stato di 332.
Grazie a tutti.

Blogroll

WP Themes