Oct
28
Manifesto del Partito Democratico – una comparazione
October 28, 2007 | 6 Comments
AVVERTENZA: ciò che andrò a scrivere potrà far storcere la bocca a qualcuno. Sono convinto, tuttavia, che l’astio e la zizzania che pervadono la nostra coscienza politica (adulterata da falsità ed invidie) resteranno estranee a questa trattazione. Buona lettura a tutti.
Duecento anni prima che io ne compissi 18 (insomma, nel 1787) così recitava un importante documento:
“Noi, [...], allo Scopo di realizzare una più perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillità interna, provvedere per la difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libertà a noi stessi ed alla nostra Posterità , ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione [...].”
Era, ovviamente, il preambolo della Costituzione federale americana, per quanto ne so io la più antica tra le costituzioni moderne ancora oggi in vigore.
Il Paese era molto giovane, avrebbe detto De Gregori. Sorgeva dalle ceneri di vecchie colonie inglesi che si erano ribellate alla madrepatria che aveva infranto una delle più importanti leggi non scritte del suo ordinamento: nessuna tassa senza rappresentanza. Dopo lo scisma del 1776 ci vollero undici anni per formare uno Stato compatto, un modello mai provato prima.
Strano che tra l’Ulivo ed il Partito Democratico sia passato più o meno lo stesso tempo. Strano che il nostro Paese sia, fattivamente, molto giovane; che esista cioè l’Italia ma non si sa se esistano gli italiani. Che quegli italiani che sembrano esistere si stanno ribellando a qualcosa di non scritto.
Leggo dal sito ufficiale di questo organismo il suo manifesto:
“Noi, i democratici, amiamo l’Italia. Amiamo la ricca umanità della sua gente; il suo patrimonio ineguagliabile di storia, arte e cultura; l’intreccio di splendide città , di magnifici ambienti naturali e paesaggi che da secoli attrae viaggiatori stranieri. Amiamo il senso profondo di ospitalità e di solidarietà degli italiani, la loro attenzione alla qualità della vita, la loro straordinaria capacità di produrre cose che piacciono al mondo.”
L’incipit, a dire il vero, è esattamente lo stesso. C’è da chiedersi quale sia la voglia che anima un siffatto inizio. Spero proprio sia quella di ripulire tutto ciò che ormai da tempo non brilla più.
Mi chiedo anche se tutto questo sia possibile con i vecchi volti che ne fanno parte.
É giusto, come ha detto Veltroni: mettere il vino nuovo negli orci vecchi è tutt’altro che un’operazione oculata. Strizzando così l’occhio alla frangia credente, rievocando le nozze di Cana. Prima o poi arriverà anche la moltiplicazione dei pani e dei pesci, e l’Italia saprà come arrivare a fine mese!
“Noi democratici abbiamo fiducia nell’Italia.”
Ed ecco che qui si comincia un po’ a distinguerci dagli altri. Chi sono quelli che non ce l’hanno? La domanda è interessante, ed è una – per così dire – a finale aperto. Possiamo metterci tutte le risposte che vogliamo. Chi ha fiducia è con loro (noi democratici, si dice), chi non ce l’ha è contro.
Laddove i due proclami, quello democratico e quello americano, devono (e altro non possono fare) distinguersi è nelle prerogative di quelli che sono i tre poteri. Se da un lato la Costituzione federale assicura la separazione più rigida mai vista tra di essi, il PD così dice a proposito della giustizia:
“L’Italia deve irrobustire la cultura e la pratica della legalità .”
Il messaggio è chiaro. Tutto c’è in Italia tranne una forte legalità . Si dice infatti che:
“vogliamo una magistratura [...] secondo i principi della Costituzione, e una giustizia efficiente, capace di assicurare l’attuazione del diritto in tempi ragionevoli.”
Ma la legalità , ahinoi, non sta solo nella magistratura. Sta anche nell’assicurare la piena attuazione del dettato dell’articolo 97, l’imparzialità della Pubblica Amministrazione.
“Contro la prepotenza degli interessi particolari [...]vogliamo preservare l’autorevolezza dei poteri pubblici e la loro effettiva capacità di esprimere una efficace funzione redistributiva e regolatrice.”
Come a dire “Libertà e Uguaglianza”. Che insieme alla fratellanza costituiva e costituisce il motto di quella grande corrente di pensiero che contribuì in modo determinante alla fondazione dello stato americano.
Pensiamo solo a come questa corrente di pensiero è vista nel nostro Paese (anche a ragione da parte dell’opinione pubblica, per via di certi fatti).
Ci è chiaro adesso perché l’impresa che Veltroni & C. si apprestano ad affrontare è veramente ardua?
Comunque sia, condivido in pieno la musica che ha accompagnato la sua proclamazione: mi fido di te.
Per quanto mi riguarda – anche se sapete che mi dispiace che il buon Walter abbia deciso di immolarsi – io starò dalla sua parte.
Oct
26
Quando la tv piace
October 26, 2007 | Leave a Comment
Su Maurizio Costanzo se ne sono dette, e se ne possono dire tante, a ragione o a torto. Per quanto mi riguarda, sono contento che abbia ospitato nel suo show il mio caro amico Sergio Costanzo (nessuna parentela, per le malelingue!)
Oggi nella sua trasmissione aveva ospite dei ragazzi down, Pino Insegno e Giovanni Allevi. A quest’ultimo ha chiesto di improvvisare qualcosa usando come base il nome dei ragazzi. Allevi ha accettato con piacere.
É stato molto bello vedere questo giovane pianista che cercava le lettere che componevano i nomi dei ragazzi sui tasti bianchi e neri di un pianoforte, e poi comporre una piccola melodia improvvisata, una delle quali, per Claudia, sembrava respirare direttamente dal bellissimo preludio in do maggiore del “Clavicembalo ben temperato”.
Poi Pino Insegno ha recitato una splendida poesia di Nazim Hikmet (inarrivato poeta turco che, se non era per Ozpetek, nessuno conosceva) con Allevi che faceva il sottofondo.
Veramente un bel momento. Davvero bello.
Oct
25
E allora che si decidano!
October 25, 2007 | Leave a Comment
Mi viene il voltastomaco a pensare a tutti questi politicanti che non fanno altro che parlare di crisi di Governo, Governo che non esiste, malato terminale e così via.
Mi viene il voltastomaco a pensare a Bonaiuti che ogni volta sfoggia la sua magnifica tintura parlando di bisogno di elezioni. Mi sento male a vedere la pelle bronzea di Casini, mi sento peggio a vedere Prodi che diventa quadrato (ci avete fatto caso?) quando è pensieroso, a vedere la capigliatura di D’Alema che diventa sempre più grigia, a vedere Mastella che s’ingrassa quando qualsiasi altro essere umano normale non dormirebbe la notte.
Che usino la mozione di sfiducia e non se ne parli più.
Invece non lo fanno. Probabilmente perché non raggiungerebbero nemmeno il quorum per proporla, nonostante la Costituzione all’art. 94 dica “La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione”.
E allora, ecco davanti a quale paradosso ci troviamo. Un Paese mal governato, con un’opposizione che altro non fa che lamentarsi e tenta con specchietti per le allodole gli incerti dell’altro lato del fosso. Un’opposizione che spinge per elezioni in tempi brevi, con questa legge elettorale, perché altrimenti il pericolo Veltroni diventerebbe molto più di un’ipotesi.
ecco l’interesse del Paese.
Eccolo qui.
Proponete questa maledetta mozione, così vediamo davvero da che parte state tutti!