Jun

26

Nell’esalare l’ultimo respiro, esattamente quarant’anni fa, Don Lorenzo Milani disse che si stava per compiere un miracolo: un ricco stava passando per la cruna di un ago.
La testimonianza, riportata nella biografia di Neera Fallaci “Dalla parte dell’ultimo” era di Eda Pelagatti, “l’Eda”, da sempre la perpetua del sacerdote.
Un giorno, mentre aiutavo un’infermiera a mettere a letto una delle residenti alle Casette della Madonnina del Grappa presso la quale svolgevo il servizio civile, sentii parlare di don Milani. chiesi all’infermiera se la persona che stavamo aiutando lo avesse mai conosciuto e lei candidamente mi disse: “era la perpetua di don Milani”. Girai lo sguardo e vidi sul comodino una foto: don Lorenzo con “la nonna”, la madre di Eda.
Da quel giorno cominciai ad andare spesso nella stanza dell’Eda, a farmi raccontare l’inizio dell’esilio a Barbiana, a chiedere conferma di tutte le cose scritte sul libro fino a che, dopo quasi due mesi di colloqui, un pomeriggio presi la sgangherata Renault 5 di mia madre e me ne andai alla volta di Barbiana. Era il 18 Giugno 1996, undici anni fa.
Lasciai l’auto all’altezza della grande croce prima della discesa, scesi giù e mi resi conto che la strada era instabile, quella strada che il priore aveva costruito assieme ai suoi ragazzi.
Scesi giù al cimitero e vi trovai la sua tomba e quella della nonna. Non troppi anni dopo, ci sarebbe stata anche quella dell’Eda.
Rimasi lì per qualche tempo, a pensare a come dovesse essere allora fuori dal mondo quel luogo. Allora come adesso.
Ci sono tornato spesso, ci ho portato altre persone, ho letto i suoi scritti con dovizia di particolari tranne, lo confesso, il controverso “Esperienza pastorali” che peraltro ho sulla libreria che mi sovrasta il letto (fortuna non abito in una zona sismica).
Quando ripenso al sacerdote di Barbiana ripenso alla forza delle sue argomentazioni, alla logica unita alla polemica che traspare nei suoi ragionamenti, perfettamente consecutivi ed incapaci di essere attaccati se non per mancato allineamento al credo dello stesso.
Penso alla lettera ai cappellani militari, all’obbedienza che non è più una virtù, ed il pensiero corre inevitabilmente ai fatti recenti su Priebke. Penso a come quell’uomo avesse sintetizzato, in una prospettiva umana e quindi laica per eccellenza, uno dei principi fondamentali del rispetto delle persone: astenersi da un ordine quando sappiamo che è palesemente iniquo ed arbitrario. E quando dico laica non intendo tanto “non religiosa” quanto “meta cosmopolita”, e quindi propria dell’uomo, indipendentemente dalle ideologie politiche, religiose e quant’altro.
Don Milani è stato un portavoce di questo principio, al punto che il suo motto “I care”, opposto al “me ne frego” fascista, era stato voluto da Walter Veltroni (che proprio domenica scorsa è stato a Barbiana) per un congresso.
Michele Gesualdi, presidente della fondazione dedicata al curato, ha chiesto la rimozione del veto vaticano a “Esperienze pastorali”, libro che peraltro oggi si trova tranquillamente in commercio.
Una cosa però mi sento di dirla: se quel veto è l’espressione di un disaccordo con la linea politica dello stato pontificio, ben rimanga quel divieto, a perenne monito che “nemo profeta in patria”.
Non andrò a Barbiana oggi. Ci tornerò un giorno quando sono sicuro che vi incontrerò poche persone (meglio ancora nessuno). Così come sono sicuro che non ho ancora letto “Esperienze pastorali” perchè Don Lorenzo in realtà lo scrisse per i sacerdoti.

Jun

25

Si è parlato tanto nei mesi precedenti dei costi di ricarica delle telefonate da cellulare senza contratto, a ragione. Perché oltre ad aver prepagato un servizio che obbligatoriamente deve essere consumato entro 12 mesi (interessante il parallelo tra il denaro e le merci deperibili…) il provider telefonico si prendeva anche una tassa di ricarica sinceramente spropositata.
Ma nessuno ha mai dato un’occhiata ad un altra “ladrata” bella e buona, e cioè la carta Poste Pay? Sì, proprio quella dei due “paguri”.
Una volta, causa un acquisto Ebay, andai a ricaricarne una. E mi sono trovato davanti ad una grande cosa.
Anzitutto, una ricarica va ricaricata necessariamente in contanti. Dico, ma siamo matti? Come se la moneta elettronica (il Bancomat nella fattispecie) non fosse denaro contante. Qual è la scusa, che così chi la preleva si prende direttamente i soldi che gli sono stati versati? proprio gli stessi, stessa banconota con identico numero di serie e via discorrendo. Nel qual caso c’è solo da sperare che versante e versato vivano nella stessa città, o meglio ancora si servano dello stesso ufficio postale, altrimenti il trasferimento del denaro avrebbe comunque un costo. Forse è proprio grazie a quello che ci dicono che ci vuole un euro per ricaricarla?
Ma se fosse tutto qui….. Per fare qualsiasi prelievo ci vogliono 2.58 Euro. Qualunque sia la somma e ovunque siamo.
E allora qui si apre veramente il baratro, perché ci dimostrano quanto se ne approfittano delle (false) notizie che ci mandano in giro e quanto soprattutto ci guadagnano.
Le Poste Pay vengono reclamizzate soprattutto per chi ha figli che studiano fuori sede, che vanno in vacanza, piccoli risparmi soprattutto di pensionati ma in special modo per effettuare acquisti su Internet. E qui ce ne sarebbe da dire: versi una somma in anticipo più un Euro, per acquistare dando un numero di carta che non è carta di credito, nel caso te le clonassero. Con la sola differenza che la carta di credito ti dà la possibilità di pagare dopo l’acquisto, mentre qui il denaro c’è già e finché non lo si usa se ne servono le Poste italiane (che, non so se ricordate, sono sportelli ufficiali della Banca Mediolanum,che automaticamente diventa lo sportello bancario più grande d’Italia). Col che finisce che o rimane lì per lungo tempo o lo usiamo per fare acquisti che tutto sommato, se avessimo il denaro sonante in mano, neanche faremmo (è un po’ il problema degli strumenti di pagamento elettronici, di tutti questi: non vedi il denaro uscirti dalle tasche e poi lo leggi sul conto. Ne so qualcosa…).
Ma la cosa che mi rattrista di più è che queste maledette ricariche giocano ancora una volta sulla paura: la paura che su Internet ti clonino il numero di carta di credito. Se la gente sapesse che la pena irrogata per questo reati è altissima, capirebbero anche che andare a clonare una carta di credito che ha un massimale mensile di 1.300 Euro è una fesseria, il rapporto tra pena rischiata e guadagno è impari. Inoltre, dal momento che la sicurezza della transazione è la cosa che più di ogni altra, dopo il prezzo totale d’acquisto, convincerà la persona a tornare nel negozio virtuale, si capirà come le transazioni on-line siano veramente sicure. Dirò di più: molto di più delle strisciate sul pos di un negozio.
Allora, se vogliamo trovare un’alternativa a Poste Pay, guardiamo a Paypal. Per prima cosa è gratuito, non ha costi fissi di gestione, e dal denaro che ti entra viene prelevata una piccola percentuale per il servizio che ti viene dato. Ma soprattutto, se vuoi fare un bonifico al tuo o ad un altro conto bancario, è gratis se la cifra è maggiore di 100euro, altrimenti è 1 euro, fisso.
Alla fine, quindi, quale conviene di più? chi ti dice che comunque spendi un fisso ogni volta che fai un’operazione e ti dà anche dei costi di tenuta annuali (quindi fissi) o chi ti fa pagare una commissione sulla base di quanto usi il servizio? Ditemelo voi…

Jun

22

A oggi, 22 Giugno, sono già più di 10.400 i visitatori di questo sito.
Vi ringrazio tutti.
Un abbraccio

Jun

21

Oggi è il giorno più lungo dell’anno e come tale mi voglio sedere a scrivere su un po’ di cose che sono successe in questi ultimi tempi.
In primis, vorrei soffermarmi sulla “Pastorale della strada”, ennesimo documento vaticano sui malcostumi della strada. Con buona pace, spero, dell’amico Fausto Leali che rimane sempre un ottimo invito alla riflessione, visto che spesso mi faccio prendere la mano nelle mie invettive.
Si denuncia il malcostume della strada, e fin qui siamo tutti d’accordo. Si dice che gli automobilisti sono indisciplinati e bestemmiano, ed anche questo è vero. Uccidono anche persone sulle strisce, come ci è stato appena detto, ed anche questo è pur sempre vero.
Si parla poi del meretricio in strada, innegabile, e della necessità di fare apparire la prostituzione come reato e farla pagare anche ai clienti. Altra ingerenza negli affari di un altro Stato, ma in fondo a fin di bene (ma i preti pedofili dove sono?).
Sono poco d’accordo, tuttavia con quanto indirettamente questo documento sembra affermare: starsene il più possibile lontano dalle strade. Il tutto per due ragioni. Perché come Dio disse a Mosè “dovunque mi cercherai sarò” (manca infatti in quell’epoca ancora il concetto di luogo deputato al culto, che si stabilizza definitivamente solo con l’erezione del Tempio da parte di Salomone), come disse anche De Gregori nel discutissimo “L’agnello di Dio”, che parlava proprio di quelle realtà e che fu appoggiato in una trasmissione da un “giovane” Camillo Ruini, all’epoca ancora Arcivescovo di Bologna. Seconda di poi perché se le strade si svuotano di persone, si riempiono solo di corruzione.
Trovo poi molto interessante che il documento (il cui testo potete tranquillamente leggerlo qui) parli del “counseling e la formazione religiosa degli automobilisti”, avvicinandosi così alle nuove frontiere della psicologia, prima molto spesso osteggiata (soprattutto dal clero in basso nelle gerarchie) anche perché vista come una potenziale sottrattrice di clienti.
Però, intanto, le “Esperienze pastorali” del compianto Don Lorenzo Milani rimangono un libro praticamente censurato dalla Chiesa romana.
É soltanto una scusa per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera, direbbe ancora lo stesso De Gregori, ricordandoci che la storia non si ferma davanti ad un portone.
Viene poi la maturità, col tema sul Paradiso di Dante, a confermare l’effetto mediatico sulla cultura. Perché la scelta di questo tema mi sembra proprio funzione della recente campagna di Benigni sull’opera principale del Sommo Poeta. Tralasciando il fatto che, per quanto bravo l’ex comico di Vergaio possa essere, Sermonti gli sta una spanna sopra e la sua opera è passata, almeno a livello di media, molto più inosservata. Ma va bene, a patto che si insegni ai ragazzi a leggere Dante per venirne trasportati dalla magia del linguaggio, data anche e soprattutto dal suono delle sue rime. Anche perché cercare di decifrare la “Divina Commedia” si rivelerebbe un’impresa persa in partenza, date le molte interpretazioni che se ne possono dare: pensiamo a Sapegno e Guénon solo per citare due nomi.
Viene poi l’appello fatto a Walter Veltroni affinché si candidi a possibile segretario del Partito Democratico.
Lancio al Signor Sindaco un accorato appello: non farlo!
Non farlo perché sarebbe oltraggioso vedere una persona che è riuscita a stare sopra le parti e a fare ciò che un politico dovrebbe prima di tutto fare – e cioè, per chi se l’è scordato, l’interesse della sua gente – essere risucchiata in un vortice.
Perché la figura di Veltroni sarebbe la scelta ottimale… se tutti gli altri sparissero.
Sedici anni fa l’allora Direttore dell’Unità fu subordinato a D’Alema. Oggi si pensa che forse era meglio se le cose andavano in maniera diversa.
C’è un tempo per tutto, io credo.
A me piace vedere Veltroni non solo fare il Sindaco di Roma, un sindaco che piace anche alla destra; mi piace soprattutto il Veltroni politico ma anche letterato, che diffonde i discorsi e l’opera di Robert Kennedy, si interessa ai problemi sociali dell’Africa, scrive romanzi, li presenta e firma tutte le copie al ritmo di una catena di montaggio salvo poi, come per miracolo, ricordarsi di dove ti ha incontrato, come è successo all’aeroporto di Cagliari mentre entrambi aspettavamo il volo per Roma: lui per tornare a casa, io per fare scalo verso casa mia.
Cosa rimarrebbe di questo Veltroni se prendesse questo incarico? Niente, ho paura.
Rimane da parlare della salita al Quirinale da parte dei rappresentanti dell’opposizione. Che secondo me partono da un assunto assurdo: non si possono sciogliere le Camere perché c’è una maggioranza. Ma chi l’ha detto? Se si fosse un po’ più eruditi in materia, si saprebbe che l’articolo 88 della Costituzione così afferma:
“Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.
Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.”
dove cacchio sta il riferimento alla maggioranza?
Siamo governati e rappresentati da una banda di arroganti presuntuosi. Per questo, caro Walter, stanne fuori! Ma forse Fini, fresco separato, voleva solo sapere se sul Colle si affittano delle stanze: la vista è buona, posto macchina c’è, quindi…
Andiamo poi a parlare di De Gennaro, indagato per istigazione alla falsa testimonianza per i fatti della scuola Diaz a Genova. Ancora una volta, oltre alla vergogna che ne può derivare e pur nel rispetto della presunzione di innocenza (ma una siffatta figura se ne dovrebbe andare, almeno per pudore) si vede come i cittadini siano di serie A e B. I contestatori si possono colpire a manganellate e si può anche dichiarare il falso su quegli avvenimenti; i tifosi dello stadio possono uccidere tranquillamente i poliziotti e ce la caviamo solo con un minuto di silenzio e disagi per chi abita vicino agli stadi.
Oggi ho visto una ragazza uscire da un negozio portando con sè un vestito da sposa.
Che il sole splenda sempre nella sua casa!

Jun

11

Torno da un weekend lavorativo (è una novità?) e ne sento di cotte e di crude.
Mentre in sottofondo, grazie al recupero di un vecchio registratore a cassette, ascolto il giovane McCartney (mio eterno amore musicale giovanile; poi arrivò Dylan e tutto scomparve) che fischietta la sua kitchissima “London Town” (kitch ma dotata di un rigore formale ineccepibile), ripenso agli avvenimenti della scorsa settimana.
La prima cosa che mi viene in mente è pensare a Gustavo Selva che finge un malore per farsi portare in ambulanza negli studi de La7 dove era attesa per un dibattito televisivo. Il tutto causa visita del Presidente americano Bush che ha bloccato le strade di Roma (chi è che le blocca gli altri giorni?). “Un trucco da giornalista”;ma dove sono i giornalisti, quelli veri? Uno ha quasi 90 anni, l’altro se n’è andato nel 2001 a 92.
Mi viene veramente voglia di spaccare qualcosa: mia sorella un tempo aveva un ragazzo che approfittava delle scie aperte dai mezzi di soccorso, attaccandosi al culo di questi ultimi. Gliene dicevamo di tutte. A questo Gustavo Selva (che nella suddetta meriterebbe di essere mandato) invece diamo anche l’onore non solo della ribalta, ma anche di discuterne.
Macché discuterne: apriamo un fascicolo. Qualche fattispecie di sicuro l’ha violata.
Ma credetemi, affezionati lettori che di giorno in giorno crescete (oltre 400 al dì recentemente): ancora non è niente.
Sempre a mezzo del tubo catodico apprendo che Lele Mora ha stretto affettuosa amicizia con Azouz Marzouk, al quale – ricorderete – è stata sterminata la famiglia ad Erba (da cui il famoso proverbio: meglio l’erba del vicino che il vicino di Erba!). Azouz chiama il locale, si sparge la voce ed è il pienone. Mora scende tenendo sulla catenina la fede nuziale che lo legava all’ex moglie ed una placca ricordo dell’innocente sterminato.
E allora la televisione specula: l’esordio di Marzouk nel mondo dorato del tubo catodico. E intanto se ne parla al telegiornale. E l’istituzione morale che fa, chiede solo protezione per Bagnasco?
Tremino i ricercatori che, per due lire al mese, si spaccano la testa e gli occhi alla ricerca di un ritrovato che spenga le sofferenze magari di tanti bambini come quelli che vengono venduti o abusati anche in questo preciso istante in chissà quante parti del mondo: hanno scelto il mondo sbagliato.
Se vuoi che la gente si accorga di te, fai qualcosa di eclatante, ma che sia macabro. Del resto, prima la mora era un marchio d’infamia; si andava in mora perché non si pagava. Adesso, se viene Mora da te vuol dire che arrivano i soldi. La corona era appannaggio dei nobili: adesso invece chi porta la Corona chiama i magistrati “talebani”.
Vorrei dirvi che Giulia, la figlia di Paolo e Natascia, è bellissima, coi suoi splendidi occhi azzurri ed i suoi non ancora sei mesi di vita; che il sorriso di qualcuno mi commuove; che esiste gente che si sposa perché vuole stare accanto a chi ama; che c’è chi vuole prendersi cura di una persona anche se ha una figlia da un altro.
Invece, cosa mi tocca sentire?
Allora, facciamo un monumento a Paolo, Andrea e a tutti coloro che mettono al mondo dei figli e che vogliono prendersi cura anche di quelli degli altri.
Perché sono questi gli eroi, gli esempi da imitare
.

Jun

6

So dark the con of men… Così oscuro è l’inganno degli uomini, scrive il Saunière morente nelle prime pagine de “Il Codice Da Vinci”. La frase è scritta dal curatore del Louvre sopra il quadro più famoso di tutti i tempi.
Eppure, quello della Gioconda può essere un inganno relativamente alla figura in sé, non tanto sul suo particolare più famoso: il suo sorriso.
Per analizzarlo bene, dobbiamo considerare non poche cose, la prima delle quali è il modo nel quale è stato dipinto.
Come è stato giustamente osservato, il sorriso è enigmatico. E lo è tanto più considerando che può anche non essere visto. Proprio così: se guardiamo il sorriso direttamente, corriamo il rischio di non scorgerlo. Se invece indugiamo lo sguardo tra le sopracciglia, eccolo che ci appare. Un artifizio che permette alla vista periferica di vederlo. Già un primo, grandissimo risultato pittorico.
Ma, in fondo, questo giocare con i sensi non è cosa nuova.
Sia Leonardo che Botticelli e gli altri maestri del Rinascimento erano al corrente di una tecnica in grado di sviluppare appieno l’attivazione emisferica e la specialità del nostro cervello. Noterete, in molte pitture a sfondo religioso, una singolare caratteristica: la figura profana o la meno sacra sta sempre a sinistra della pittura: pensate alla stessa annunciazione di Leonardo (c’è l’angelo) o a una delle tante di Botticelli (stessa storia), a quella di Simone Martini (come sopra) o alla creazione di Adamo di Michelangelo (c’è Adamo).
Nella parte sinistra di un’immagine, l’attivazione principale è quella dell’emisfero destro, quello emotivo. Ciò significa che si ha un’emozione che ancora difetta della verbalizzazione. A questo sopperisce la figura divina sulla destra del quadro, quasi sempre in posizione più alta rispetto alla precedente. Questo consente sia l’attivazione delle aree specialistiche del linguaggio nell’emisfero sinistro (e quindi di dare un nome all’emozione) sia di percorrere un’ideale linea da sinistra a destra con andamento ascendente, in modo da creare un certo effetto fisico (provate a farlo anche voi: partite con lo sguardo a ore 7 e tracciate una linea fino a ore 1: sentite come il movimento degli occhi sia avvertito fisicamente).
In questo modo, l’effetto spettacolare della pittura viene evidenziato maggiormente. Pensate anche al Gesù dipinto da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova: stessa tecnica.
Arriviamo poi alla Gioconda: se Leonardo tutto questo sapeva, poteva non metterlo là?
Ed infatti, la Gioconda ci offre un ottimo esempio di imprinting. La figura non è proprio simmetrica: se la guardiamo, notiamo che la parte alla nostra destra sembra più vicina a noi. La parte sinistra della donna.
Ed ecco il grande colpo di genio, il miracolo che riaccende in noi immagini così talmente interne da non sapere neanche più che esistono.
Come oggi, anche nel Rinascimento la maggioranza delle persone era destrimane (Leonardo e Michelangelo facevano eccezione). Le donne, quindi, nell’allattare i bambini li adagiavano a se dando loro il seno sinistro, così che l’immagine che il bimbo ha della madre (il primo riflesso, innato, nei bimbi appena venuti al mondo è proprio quello di suzione) è quello della parte sinistra del volto.
Ecco quindi svelata gran parte del fascino di quel sorriso. Del resto, Leonardo stesso continua con questa tecnica: prendete Cecilia Gallerani, la dama con l’ermellino. Ha un mezzo sorriso soltanto: il sinistro.
Se poi volete sapere qualcosa anche del paesaggio, chiedete o leggete il libro!

Jun

1

SIETE GRANDI!

June 1, 2007 | 2 Comments

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GRAZIE A TUTTI!
Adesso andiamo per le 10.000.
Teniamo duro e procediamo.
Sempre Vostro!

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