May
23
Il genio italiano
May 23, 2007 | 3 Comments
Mentre a Firenze si inaugura, nell’ambito delle manifestazioni per il genio fiorentino, un’installazione permanente di Mario Ceroli che annovera tra i grandi della città anche il Roberto nazionale, dall’altra parte i geni italiani si rimboccano le maniche.
La Grecia, culla della civiltà che ancora oggi vive e splende nel Sud di questo magnifico Paese, è in questi giorni meta d’assedio, causa l’ennesimo conflitto internazionale Italia-Inghilterra. Una guerra dichiarata nel 1985 in Belgio e che da allora non si è mai placata.
C’ero alla televisione quel tragico 29 maggio 1985 quando allo stadio Heysel 39 persone persero la vita. Tutte subito passate alla storia come martiri della Juventus, caduti sul campo (proprio il caso di dirlo) per amore della loro squadra (l’unica bestialità che ho sentito dire a Platini in tutti questi anni; e, da buon fiorentino, sapete quanto mi pesi lodare un gobbo). Mi ricordo ancora una notizia di quell’uomo di 40 anni, Marco Manfredi -ricordo benissimo il nome – che fu ritrovato dopo qualche giorno, vittima di un’amnesia da shock ma sano e salvo.
Ma torniamo a parlare del genio italiano, perché è ciò che mi preme di più.
Come sappiamo, è in corso uno sciopero del traffico aereo. Ciò significa che alcuni voli sono a singhiozzo. Molte soppressioni, disagi e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente, il telegiornale insiste sull’effetto negativo che tutto ciò ha sul vero oppio italiano, cioè il calcio.
Viene così fuori che tanti nostri connazionali hanno tirato fuori tutto il loro genio per riuscire a recarsi ad Atene. Qualcuno, al settimo cielo, ha dichiarato ai microfoni del TG1 (che farebbe meglio a parlare delle tragedie umane in Africa e di cose delle quali altrimenti neanche si saprebbe l’esistenza) di essere riuscito ad arrivare ad Atene via Ginevra e Zurigo. “Non mi sono arreso”, dichiarava soddisfatto.
Ora, tutta la comprensione all’appassionato, ci mancherebbe altro (ve lo dice uno che ha visto Bob Dylan così tante volte in condizioni spesso al limite dell’umano che farebbe meglio a starsene zitto). Ma da lì a farne un esempio del genio italiano ce ne corre.
Com’è che, visto che riusciamo ad arrangiarsi così bene (e l’intervistato era tutto tranne che partenopeo, famosi in tutto il mondo per quell’arte), com’è che questo Paese versa in queste condizioni così miserrime? Non tanto dal punto di vista delle risorse e della situazione in sé, quanto proprio della mancanza di prospettive e di idee?
Forse, dovremmo prendere esempio da questi intrepidi eroi.
Dio mio, a che punto siamo!
Speriamo che la Coppa torni lungo le rive del Mersey, altrimenti affondiamo un poco di più.
Come Venezia.
May
17
Canne da pesca e canne con l'amo (ma non per i pesci)
May 17, 2007 | 2 Comments
Avrei voluto scrivere di altre cose oggi, ma invece la mia attenzione cade su una triste notizia. Perchè è sempre triste quando una vita giovane ci abbandona. Così è per Dario, ai cui genitori e familiari va tutto il mio affetto.
Dario è deceduto ieri nei pressi di Milano. Si è subito cominciato a dire per le conseguenze di uno spinello fumato a scuola. Il che ha aperto subito la discussione sull’uso delle droghe, mentre secondo me avrebbe fatto meglio a spingere gli addetti ai lavori a chiedersi come mai così tanto facilmente la droga riesca ad entrare nei luoghi pubblici.
Ma in ultima istanza, siamo sicuri che la morte sia sopraggiunta proprio per le conseguenze dell’aver fumato questa sostanza? A questo ho pensato stamani, e ho cominciato ad informarmi piano piano.
Una premessa è doverosa: chi scrive non si è mai fatto una canna nè ha incontrato altre droghe. Si è sbronzato più volte, ma purtroppo il concetto dell’alcool come droga, almeno legalmente, è fallace.
I fatti: si dice che il ragazzo, dieci minuti prima dell’irreparabile evento, abbia fumato uno spinello “contenente una sostanza che non è stata ancora individuata” (fonte). I normali esami di routine scioglieranno ogni dubbio, sia in merito alla sostanza che ad eventuali patologie non conosciute (quindi: perchè parlare prima? Giornalisti sensazionalisti, mordetevi le mani fino a staccarvele, poi raccattatele con la bocca e mettetevele sul cuore).
Ma fermiamoci un attimo al concetto di spinello: evidentemente anche questa parola rientra nei casi di volgarizzazione dei quali si è gia detto a proposito della parola extracomunitario. Lo spinello, per quanto ne so io, è la sigaretta a base di marijuana o hashish. Qualsiasi altro ritrovato ci sia, non dovrebbe essere definito come tale. Così come il “buco” è generalmente un’iniezione di eroina o morfina, la “sniffata” cocaina e via discorrendo.
Allora, se lo spinello è composto di cannabis e/o marijuana, quali conseguenze letali può produrre?
E qui la risposta universale sembra essere una: non esistono casi di morte da cannabis.
Lo avevo già sentito dire da Pannella, ma come al solito sono voluto andare ad investigare io stesso. Badate che mi riferisco qui soltanto alla mortalità , non ad altri effetti.
E allora, quale cosa migliore se non andare proprio a casa Pannella? Detto, fatto. Cerco seguendo la stringa “morte da cannabis” su Google e mi trovo sul sito di Radio Radicale. E cosa ci trovo? Un articolo del 1989 (datato, sono d’accordo) che afferma che “Non esiste alcun documento in tutta la letteratura medica che descriva un caso di morte da cannabis sicuramente provato”, documento che porta la firma di Francis L. Young, capo della sezione amministrativa legale della DEA (Drug Enforcement Administration).
Ma andiamo avanti ed andiamo alla ricerca di evidenze medico-scientifiche, che se non altro ci fanno stare più tranquilli (anche perchè, continua Young, “In termini strettamente medici, la marijuana è molto più sicura di molti alimenti consumati abitualmente†– vedasi il blog di Grillo ed il dibattito sulle nanoparticelle, nonchè il mio post sulla donazione ai Dr. Gatti e Montanari).
Da altre parti si legge che “Fumare marijuana può far venire il cancro. I ricercatori del Jonsson Cancer Centre dell’Università di California, a Los Angeles, sono arrivati alla conclusione che fare uso di marijuana può far venire il cancro (il medico che prende la parola è il Dr. Zhang, coordinatore della ricerca). Quindi, qui l’ipotesi che non esista morte da cannabis trova una prima smentita.
Il Consiglio Superiore di sanità , interrogato a suo tempo, ha affermato che “l’uso della cannabis è gravato da pesanti effetti collaterali quali dipendenza, possibile progressione all’uso di altre droghe quali cocaina e oppioidi, riduzione delle capacità cognitive, di memoria e psicomotorie, disturbi psichiatrici quali schizofrenia, depressione e ansietà ; possibili malattie broncopolmonari tra cui bronchite ed enfisema” (fonte). Quindi, niente morte.
La Apas inglese invece dice senza mezzi termini che “cannabis is more carcinogenic than tobacco” come effetti a lungo termine. Quindi la cannabis può essere un fattore che genera cancro. Quindi, la morte da cannabis esiste per loro. Intendiamoci, non è una riferibilità diretta, come del resto non è direttamente riferibile quella da tabacco se vogliamo essere sufficientemente garantisti (cioè, il tabacco provoca il cancro ma non è detto che se lo sviluppi sia colpa del tabacco. Come dire che se la nonna aveva la barba era il nonno, noto proverbio Yiddish).
D’altra parte, però, si legge anche che ” Marijuana May Fight Lung Tumors”, secondo un dispaccio dello scorso 17 Aprile. É d’obbligo un caveat per il lettore che si limita al titolo: si dice infatti che “Cannabis may be bad for the lungs, but the active ingredient in marijuana may help combat lung cancer, new research suggests”.
Insomma, sembra proprio che la cannabis non dia direttamente morte, almeno non quanto la può dare qualche altra sostanza non necessariamente dotata di effetto psicotropo.
Quindi, oltre ad essere utile evitare di fare terrorismo psicologico (tanto, chi vuole “trasgredire” troverà facilmente un sostituto alla cannabis, magari anche molto più dannoso) ricordiamoci che è morto un adolescente, minorenne. Evitiamo di fare a questi innocenti un funerale mediatico prima ancora di quello solenne.
Ancora condoglianze sentite ai familiari.
Vi sono vicino.
May
16
E ora a casa andateci per davvero! (tanto ci andrete!)
May 16, 2007 | 2 Comments
Manco la cena m’hanno fatto gustare!
Il Ministro di Lourdes annuncia che si asterrà sia alla Camera che al Senato per la legge del conflitto di interessi.
A questo punto, incrociamo le dita.
Però, se la legge non passasse, dimettersi e alle elezioni. Senza troppe scuse.
Lo sa benissimo Berlusconi che sta già affilando i coltelli. Chi di voi l’ha sentito parlare nei suoi consueti toni estremisti, quelli che quando sa che il vento sta cambiando verso di lui si diverte a snocciolare a destra e a manca?
Un Governo pessimo, fatto di rabberci e di persone che altro non volevano se non il loro prestigio personale. Pessima la scelta, pessima la condotta.
Pessimo tutto. Anche chi dice che una siffatta legge vuole punire chi ha avuto successo. Come se avere successo voglia solo dire riempirsi di miliardi. Come se realizzarsi altro non fosse se non avere uno yacht.
Pessimo, pessimo, pessimo
May
15
Tutti a casa! Subito!
May 15, 2007 | 1 Comment
“É successa una cosa terribile: i tedeschi si sono alleati con gli americani“.
Era il 1960: nessuno più di Luigi Comencini ed Alberto Sordi è stato capace di sintetizzare, in una sola frase, una situazione allucinante.
Molti di noi hanno delle storie da raccontare, alcuni le avranno sentite dai loro parenti più anziani. Dino, lo zio di mio padre, ancora racconta di quando la mattina dell’8 Settembre seppe di aver beneficiato di una licenza e di come il pomeriggio dello stesso giorno fosse già sulla via dei campi di concentramento. Di come fu messo in fila per un rastrellamento, dove il tedesco ne prendeva uno ogni 8, e lui era l’ottavo. “Fu un attimo” ci racconta sempre “mi guardò e decise di prendere quello accanto a me, il nono”. Mi domando come si debba sentire ancora oggi lo zio pensando a chi gli stava accanto in fila.
Per gente come lo Zio Dino è stata scritta una Costituzione, si è dato all’Italia un nuovo assetto. Mentre le tonache nere benedicevano i gagliardetti di chi aveva le camice dello stesso colore ed i novelli Nogara gestivano le finanze da palazzi inviolabili, altri dividevano il Paese in nome di una resistenza.
Qualcuno mi spieghi a cosa è servito. Da ambo le parti.
Qualcuno mi dica dove siamo andati a finire.
Perchè si perde il contatto con la realtà , disposti a difendere le proprie idee a tal punto da fregarsene completamente di chi ci sta accanto?
Ministro, attaccato al posto, ma – ci tiene a dirlo – cattolico. Così tanto cattolico che quando qualcuno lo incontra a Lourdes si presenta come “Ministro Mastella” (anche se allora non lo era), visto che tanto siamo tutti uguali davanti a Dio. Ma al Governo ci sta, e quindi va alla manifestazione per il family day perchè così magari sta più simpatico a tanti altri. Ecco il primo da tirare fuori dal Governo.
Il secondo è quello che mangia pane e cicoria. Non ci va perchè ha un ruolo. Fuori due. Insomma, ma che cacchio ce ne frega cosa fa e soprattutto perchè si giustifica? Excusatio non petita, accusatio manifesta. Si vada a leggere San Girolamo, e ci resti! Se non vuol far fatica, lo aiuto pure: Epistole, 4.
Un milione e mezzo in piazza: tutta l’Italia che conta. Gli altri 56 milioni erano a farsi le pippe? A casa anche lui (il Cavaliere, nel caso non si fosse capito).
Poi quello coi capelli tinti che fa il portavoce: il Governo è in crisi, lo dicono i giornali e le televisioni. Cioè la realtà è quella che ci viene detta, mostrata e scritta da loro. A casa anche Bonaiuti.
Bagnasco: che si prenda la cittadinanza vaticana (se non l’ha già ), così si risolve da solo.
Quell’altro brizzolato che fa il belloccio, va al family day perchè ne ha più d’una, e quindi chi meglio di lui la può capire la cosa? A casa!
Quello che in Repubblica Ceca scherza con l’altro che sta nella tenda del deserto. Ma ha una cirisi d’identità ? Pensa d’essere Massimo Lopez, che allunga le vite al telefono? Miei Prodi, a casa! Oltretutto abita anche in una belissima piazza. E se la goda!
Marini, dal cuore così teneramente democristiano. A casa!
Bertinotti, con le sue sparate narcisiste. A casa, anche se tra tutti questi è il meno peggio, o il migliore tra i peggiori!
Tutti quelli che parlano come il big boss, per far vedere che credono nell’azienda. A casa!
Quello che in banca mi fa aspettare un sacco perchè al cellulare deve parlare con la ganza: a casa!
Quello che racconta di avere ancora una moglie (mentre l’ha lasciata da un anno) perchè dà una buona immagine di sè dal punto di vista imprenditoriale. A casa! Anzi, al confino!
Ma soprattutto a casa quelli del Partito Democratico. TUTTI!.
Salvo solo Veltroni: si è tolto dalla bolgia del Parlamento, ha fatto un gran lavoro a Roma, al punto che piace anche a quelli di destra. Ha deciso che se ne andrà presto, è equilibrato, per niente esaltato ed ha occhi per la gente.
Caro Walter, facci un favore: stai lontano da tutto questo, dal Partito nuovo fatto sempre delle solite facce.
ANDATEVENE TUTTI A CASA. E serrate le porte. Magari, ogni tanto aprite ed invitate qualcuno a pranzo. Non saranno certo i soldi per mettere un Cristo in più a tavola che vi mancheranno.
May
13
Nora Ephron: dalla scenggiatura ai libri
May 13, 2007 | 2 Comments
Per chi come me si avvia verso i quaranta ma ancora si difende in modo più che stoico, il nome di Nora Ephron dirà certo qualcosa. Soprattutto per coloro che amano le buone commedie americane, quelle cioè che non fanno rimpiangere quelle francesi.
Chi non ricorda infatti Meg Ryan ancora senza plastica attorno agli zigomi in “Harry ti presento Sally”, “Joey contro il vulcano”, “Insonnia d’amore” oppure “C’è post@ per te”, rifacimento di “Scrivimi fermo posta” di Lubitsch del 1940, dal titolo originale “The Shop Around the Corner”, il nome della libreria gestita dalla Ryan in quel film?
Stavola la Ephron torna dalla macchina da presa alla carta (o al Word processor se vogliamo essere moderni), uno strumento che a lei – classe 1941 e cresciuta artisticamente nel Village a New York (lo stesso posto che ha dato i natali artistici a Woody Allen, Richard Pryor, Bill Cosby e Bob Dylan solo per citarne alcuni), ebrea come imprenscindibile è per ogni comico di quella gene razione che si rispetti (ne sanno qualcosa i Gatti di Vicolo Miracoli) – si confà particolarmente.
É da poco uscito infatti “Il collo mi fa impazzire. Tormenti e beatitudini dell’essere donna“, un libro sinceramente delizioso, che trabocca di quello humor che si sente in bocca a Billy Crystal in “Harry ti presento Sally”, dal quale prende a prestito alcune frasi, e che riporta tutti coloro che amano questo filone ai film di Woody Allen, del miglior Mel Brooks e della stessa Ephron.
A me, poi, ha fatto particolarmente impressione rileggere in quelle pagine tutta la famiglia sinceramente Jewish-New Yorker che per quattro anni ha interagito con la mia vita, al punto da essere sicuro che la donna che fa le manicure della quale parla la Ephron sia proprio la stessa che si recava con cadenza quasi quotidiana all’Upper East Side, in quel bellissimo duplex dal quale si dominava Central Park, dove si vedeva il Berensford dove abitano Seinfeld e John McEnroe, il Dakota dove viveva Lennon e chi più ne ha più ne metta.
Questo libro, a chi non piace quel filone potrà apparire come una sequela di nonsense anche banali. In questo caso, per favore, fate un’opera buona: regalatelo a chi sapete lo apprezzerà .
May
6
Un Poeta mi scrive
May 6, 2007 | 4 Comments
Quando scrive un poeta è sempre gran cosa. Quando, poi, il poeta ti scrive è ancora più straordinario.
É successo proprio ieri. Di ritorno da una trasferta milanese (una città resa ancora più grigia dalla pioggia che in questi giorni è stata pressochè ospite fisso) trovo nella casella email una lettera di Domenico Turco, poeta e saggista, Autore di ben 5 testi.
In essa si tessono le lodi del mio libro, sottolineando l’ermeneutica “davvero interessante dei testi delle canzoni dylaniane“.
É la lettera più bella che abbia mai ricevuto sull’opera, e mi rende particolarmente felice, in un momento abbastanza turbolento e pieno di cose che si muovono in una direzione che poi solo il tempo dirà quale realmente essa sia.
Spesso la gioia è fatta di queste cose. Anzi, più passa il tempo e sempre più spesso è fatta di queste cose.
May
1
Ciao, Slava
May 1, 2007 | Leave a Comment

Venerdì scorso, 27 Aprile, se n’è andato il più grande violoncellista di tutti i tempi, Mstislav “Slava” Rostropovitch.
Lo so, c’è chi storcerà la bocca, chi dirà che una cosa era il russo, mentre Pablo Casals era tutt’altra roba.
Rimane il fatto che Rostropovitch ha traghettato il violoncello nell’età moderna.
Se, da un certo punto di vista, le suite per violoncello di Bach sono il monumento a Casals – che ha avuto il merito di riportarle alla luce da quel dimenticatoio nel quale erano cadute, “Slava” (diminutivo del nome, ma anche “gloria” in russo) ne ha reso una lettura più che impeccabile: oserei dire definitiva.
Rivelatosi al grande pubblico a Firenze durante il Maggio Musicale Fiorentino, aveva negli ultimi vent’anni alternato l’attività solista a quella di direttore. Per quanto concerne il repertorio con orchestra, concordo pienamente con quanto afferma il mio maestro di violoncello di sempre: il concerto di Dvorak sembrava proprio scritto per lui.
Proprio quel concerto suonò nella primavera del 1994, quando lo vidi proprio qui a Firenze. Come bis, scelse la Sarabande della prima suite di Bach.
Adesso, le spoglie del grande musicista riposano nel cimitero del monastero Novodevishi a Mosca, vicino a Prokofiev, Gogol, Chekov e Bulgakov.
Addio, Slava, e grazie
May
1
Un nuovo blog
May 1, 2007 | Leave a Comment
Vi invito a vedere il blog di Fausto Leali, che ha molte volte contribuito a commentare alcuni miei post.