Apr
14
La settimana dell'ebraismo: anniversari e questioni
April 14, 2007 | 6 Comments
Questa settimana è stata intrisa di ebraismo. In primis la polemica fra Israele e Vaticano, della quale dirò in appresso. Seconda di poi, un anniversario.
Notte tra il 10 e l’11 Aprile 1987. Quella notte sarei diventato maggiorenne.
E, da bravo, passai la nottata incollato al televisore. Ma non a guardare ciò che pensate voi: era la semifinale del WCT di Dallas ed il divino bauscia McEnroe (così come lo chiama Gianni Clerici) affrontava Stefan Edberg, dal quale era recentemente stato sconfitto nella finale di Rotterdam, per la prima volta in 7 incontri. La battaglia fu lunga, quattro set, ma alla fine John ne uscì vincitore, con il dito in alto, come ai bei tempi. Si trattava solo di aspettare l’altro finalista (per inciso, perse!).
Saltai la scuola. La sera andammo tutti a mangiare la pizza. Proprio in quei momenti, magari nel trasferimento da casa alla nostra destinazione finale a due passi da Piazza Beccaria, Elio Toaff aveva appena finito di parlare al telefono con un amico torniese: Primo Levi.
Non stava, lo scrttore, attraversando un ottimo periodo. Quella sera fu però troppo: uscì sul pianerottolo e guadagnò la tromba delle scale.
Scompariva così uno dei più grandi testimoni degli orrori della Shoah, la cui vita è stata forse appensatita proprio dal ricordo e dalla necessità interiore di raccontarlo.
In concomitanza col ventennale di questa tragica scomparsa, si accende una polemica tra Israele e Vaticano che riguarda proprio la giornata della memoria. Il Nunzio Apostolico in terra Santa decide di non partecipare alle commemorazioni, dopo che non è stata tolta una didascalia sotto la foto di Papa Pio XII, ritenuto assuntore di un atteggiamento ambiguo nei confronti delle deportazioni.
La richiesta della rimozione di tale didascalia è stata negata dal museo israeliano perchè, si dice, non si può nascondere la verità storica. Da decenni si combatte con questa verità . Alla fine del secolo scorso, uno studioso americano pubblicò un testo sul quale pochi dubbi rimanevano sull’omissione di Papa Pacelli. Recentemente proprio da fonti molto vicine al Vaticano escono documenti che attestano tutt’altro.
Certo, la figura di questo papa-principe è molto discussa, soprattutto perchè la sue doti principali, a chi in quegli anni non c’era, sembrano più quelle di un raffinato politicante piuttosto che di un uomo di Chiesa. Politicante appartenuto ad una famiglia molto auterovole che, all’indomani delle guarentige, propose la nomina di Bernardino Nogara ad amministratore del nuovo costituendo Stato, forse una delle figure che maggiormente stanno alla base dei rapporti tra Italia e Vaticano.
Alla fine dei salmi, conviene ricordarlo con quella bellissima descrizione che fa di lui Francesco De Gregori parlando del bombardamento di San Lorenzo: “in mezzo a San Lorenzo spalancò le ali sembrava proprio un angelo con gli occhiali”.
Qualunque sia la cosa, sembra che qui si perda di vista che la Shoah c’è stata, e che ha toccato anche il nostro Paese. Non c’è bisogno di pensare al papa-principe per rendersene conto, basta guardare Ferrara, il giardino dei Finzi-Contini e molte, moltissime altre storie sempre più dimenticate.
Ma davanti alla ragion di stato tutto sembra cedere. Anzichè imparare dalla cultura ebraica, da quel senso di identità e di coesione che ha permesso ad un popolo di sopravvivere ai più grossi orrori della storia, in barba al concetto stanziale di tutte le altre comunità , ci allontaniamo sempre di più.
Del resto, ottimo esempio della ragion di stato ci viene dato da Benedetto XVI che nel nuovo libro su Gesù di Nazareth si permette di smentire il suo predecessore Albino Luciani (che, per me, assieme a Don Lorenzo Milani rimane il più alto esempio di missione laica-spirituale – mi si conceda l’ossimoro – del XX secolo) che, parlando con la voce di tutti, ma sopratutto dei derelitti di Gesù, disse che, in fondo, Dio è padre e madre.
Apr
10
La volgarizzazione delle parole: extracomunitario
April 10, 2007 | 6 Comments
Qualche giorno fa, mentre guardavo il TG5 (cosa rara per me da quando il Direttore é Carlo Rossella), Anna Praderio ha presentato un servizio dedicato ai mitici taxi gialli di New York, gli yellow cab, che quest’anno festeggiano il loro primo centenario.
Oltre a ricordare il mitico fischio di Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany” (a chi è piaciuto il film consiglio di leggere il bellissimo libro, opera – ovviamente – di Truman Capote) e l’alienato “Taxi Driver” di DeNiro, io ricordo una battuta di Cameron Diaz ad Edward Burns in “She’s the One” (“Il senso dell’amore”): “sei l’unico bianco che guida un taxi a New York”.
Prosegue la Praderio, affermando che oggi i taxi sono guidati da extracomunitari.
Fa quindi capolino, per la prima volta in modo così marchiano, la volgarizzazione di questa parola: extracomunitario.
Per volgarizzazione si intende quel processo tramite il quale un nome, che inizialmente designa un oggetto specifico, si estende a tutte le cose ad esso simili (vedi anche qui). Due esempi su tutti: biro (un tempo un modello di penna, adesso tutte le penne a sfera) o cellophane (il nome del materiale, adesso significa genericamente “busta di plastica”).
Cosa significa quindi la volgarizzazione del termine extracomunitario? Che ormai è stata identificata una caratteristica anche somatica di quella persona.
Sì, perchè la parola usata dalla Praderio in quel contesto non ha senso. Vediamo perchè.
Parliamo di New York, Stati Uniti d’America, ben fuori della Comunità Europea. Per cui, ogni tassista che abbia la cittadinanza americana è per forza extracomunitario, visto che il termine si riferisce a tutti coloro la cui cittadinanza non è di un Paese CEE (alcuni restringono, impropriamente, questa appartenenza ai soli Paesi membri degli accordi di Schengen). Così come sono extracomunitari gli svizzeri, i canadesi, i cinesi, i sanmarinesi e pure i vaticani!
La Praderio si fa quindi portatrice di un concetto ormai abbastanza diffuso in Italia: lo scuro di carnagione, il levantino, l’albanese, lo slavo, il magrebino, l’indiano e via discorrendo sono tutti extracomunitari. Non sono percepiti tali i russi, i giapponesi, gli israeliani, gli stessi americani. Che pure lo sono. Alla grande.
La cosa più grave non è tanto che ormai quando si pensa all’extracomunitario si dà allo “scuro”, quanto il fatto che ormai si può utilizzare questa parola a casaccio, sicuri che renderà bene un’idea alla gente. Proprio su fenomeni come questi si basano le ideologie.
Apr
10
L'addio a Johhny Hart, creatore di "B.C."
April 10, 2007 | 2 Comments
É successo ieri. Un infarto all’improvviso, mentre disegnava: scompare così Johnny Hart, 76 anni, nella sua casa di Endicott, New York.
Creatore di B.C. (1958) e del Mago di Wiz (quest’ultimo assieme a Brant Parker, in originale Wizard of Id), era uno dei cartoonist più apprezzati d’America.
A lui sono particolarmente legato perchè, prima ancora del nostro mitico Jacovitti e del suo “Diario Vitt”, è stato proprio quello di B.C. il mio primo supporto scolastico in prima elementare, nel lontano anno scolastico 1975-76.
Apr
4
Bambini e scuola: incontro o scontro?
April 4, 2007 | Leave a Comment
Dopo la visita a Mario Lodi avvenuta lo scorso Ottobre, io e tutta la Metaprogram abbiamo deciso di darci da fare per organizzare un evento pubblico: un convegno dedicato ai bambini e ai grandi maestri. Dallo stesso Lodi fino a Don Milani passando per Gianni Rodari.
La prima cosa che ci ha colpito è stata l’assoluta disponibilità dei Professori (del calibro di Guido Petter, Susanna Barsotti e Maria Rita Mancaniello) che si sono dichiarati disponibili a rendere omaggio a queste grandi figure sulla base della nostra proposta e senza niente chiedere in cambio. Sono venuti poi i gesti e la cordialità delle amministrazioni coinvolte.
A loro va il mio ed il nostro più profondo ringraziamento e la gratitudine di tutti.
Voi farete tutto il resto.
É con grande piacere che vi presento il sito del convegno che si terrà , come sapete, a Casalmaggiore (CR) il 21 e 22 Aprile prossimi.
VISITATELO..
Apr
4
Addio all'uomo che ha cambiato la mente
April 4, 2007 | Leave a Comment
Apro Repubblica ed, attratto dall’articolo sullo smemorato di Collegno (e dal relativo film con Totò), leggo nelle pagine della cultura una notizia che mi lascia un grande vuoto.
Scompare a Paolo Alto, in California, all’età di 85 anni Paul Wazlawitch.
L’uomo che, assieme agli altri pionieri del gruppo del MRI, rivoluzionò le scienze psicologiche.
La sua “Pragmatica della comunicazione umana” del 1967 (che in Italia è uscita nel 1971 per i tipi di Astrolabio con un ritardo preoccupante, il che la dice lunga su cosa si intendeva in quegli anni per psicologia) rappresenta, senza minimi termini, la rivoluzione copernicana negli approcci psicologici. Abbandonata la ricerca delle profondità quasi speleologiche dell’animo, l’accento si sposta sull’impossibilità di non comunicare e sull’effetto che tale interazione ha su di noi.
Senza Wazlawitch, molti di noi non sarebbero dove sono adesso. Ne sa qualcosa, tanto per rimanere qui in Toscana, il Prof. Giorgio Nardone, che alla corte del grande austriaco (di madrelingua italiana per via materna) si è formato con successo.
Paradossi, circolarità della comunicazione, aspetto di definizione e relazione, doppio legame: tutti concetti che il gruppo di Palo Alto ha elevato a modelli e forme linguistiche quasi artistiche, rendendo all’uomo la sua dimensione umana.
Poco altro c’è da aggiungere, se non un infinito ed eterno grazie.