Jul

28

“Arise, arise” diceva Sant’Agostino per bocca di Dylan alla fine del 1967. Qualche mese prima, a pronunciare quella frase fu la sua moto, una Triumph, in una strada desolata nei dintorni di Woodstock.
Sull’ormai mitico incidente motociclistico di Bob Dylan, avvenuto il 29 Luglio 1966, ben pochi misteri rimangono. Di sicuro è che, per il 90%, si trattò di un’abile macchinazione, che permise all’allora 25enne cantante di evitare un “trip down suicide road”. Sposato da poco più di sei mesi, il piccolo Jesse ancora in fasce, quella era proprio l’ultima occasione per sottrarsi allo stillicidio riservatogli dall’establishment, il cui primo esponente era Albert Grossman, il suo manager (il caro “Landlord” dei tempi successivi).
Come il Colonnello Tom Parker, Grossman aveva capito ch la macchina Dylan in quei giorni era una miniera da sfruttare, a turni intensivi, prima del suo inevitabile esaurimento. E certamente il menestrello di Duluth, con quel ritmo, si sarebbe esaurito.
Il tour del 1966 si era rivelato massacrante, sia per le pressioni che per gli spostamenti: un viaggio tra Scandinavia e Australia, uno show in due parti che provocava le dure reazioni dei vecchi fan durante il set elettrico, i giornalisti sempre ovunque, il ricorso a stimolanti di varia natura per riuscire a tenere alta la carica, un album doppio registrato a Nashville…. troppo, veramente troppo. E quanto più faceva, quanta più attenzione riceveva. E le vendite, come i profitti, salivano.
Aveva “svoltato” a Newport, il pubblico americano lo aveva accettato, quello europeo ancora no, ma sarebbe stata solo una questione di tempo, un’altra serie di concerti e tutto sarebbe andato per il meglio.
In un modo o nell’altro Dylan lo capì. Forse fu Sara, il bambino, il rendersi conto che tante persone gli stavano attorno solo per proprio tornaconto, o chissà cos’altro. Grossman voleva pigiare ancora sull’acceleratore, Dylan decise che era abbastanza.
Magari cadde davvero, ma la cosa fu veramente piccola (tant’è che Sally, la vedova del Manager ha dichiarato che Dylan e Sara rientrano a casa Grossman (dalla quale venivano) con Bob in sulla Triumph, nonstante avesse avuto l’incidente e si lamentasse di avere forti dolori alla testa. Si parlò di vertebre cervicali schiacciate, ma allora sarebbe stato difficile tornare in sella.
É quindi molto probabile che Dylan abbia avuto un incidente ma che abbia anche esagerato le conseguenze, inizialmente anche allo stesso Grossman (che probabilmente dopo poco capì anche che un altro “poeta maledetto” morto prematuramente avrebbe fatto ancora più scalpore).
Sara fu veramente una figura molto importante per Dylan almeno fino al tour 1974, che riuscì a fargli riacquistare l’equilibrio perduto tra la fine del ’65 ed il ’66. Una casa a Woodstock, la famiglia che cresceva sempre più, la Band che abitava a pochi passi (i famosi “Basement Tapes” furono registrati proprio in quel periodo), una vita ritirata. Era tutto perfetto.
Mi disse un’abitante di Woodstock in quegli anni (che viveva non troppo lontano da Bob) di non averlo mai incrociato per strada, proprio a segno di una vita tranquilla e ritirata (o, se l’ha visto, magari non l’ha riconosciuto!). “On your way accordingly”
Se non ci fosse stato (o non fosse stato inscenato) l’incidente motociclistico, Dylan probabilmente avrebbe consumato se stesso, sorte che capitò ad un’altra cliente di lusso di Grossman, Janis Joplin

Jul

26

Credo che il modo migliore per presentare il sito di Giorgio Rigon sia quello di visitarlo. Raramente un occhio riesce a miscelare sapientemente l’osservazione dell’universo femminile ad un gusto eccelso per le opere d’arte.
Sfogliando (letteralmente) il sito di Rigon si vede chiaramente che siamo alla presenza di un fotografo profondamente dotato.

Jul

18

A dispetto del boicottaggio mediatico (nessuno ne aveva parlato nè sui giornali nè nei telegiornali regionali) Beppe Grillo ha mosso ancora una volta la sua macchina organizzativa e carismatica per mettere in piazza un raduno nell’esclusivo interesse degli abitanti della piana che collega Firenze a Pistoia passando per Prato. Tre province, numerosi centri importanti ed una discarica, quella di Case Passerini, che ospiterà un nuovo inceneritore.
Bellissimo come sempre l’intervento del dottor Stefano Montanari (qualcuno si ricorderà il mio post sul microscopio a scansione), illuminante quello di Maurizio Pallante (quasi poetico, data la rima) e di Ercolini (il cui nome ho dimenticato, sorry!), coordinatore per Firenze dei Meetup di Grillo.
Emerge ancora una volta l’inutilità, anzi la nocività dell’inceneritore (chiamato termovalorizzatore per confondere le acque), che consuma più energia di quanta ne produce e mette in circolo le famose nanoparticelle.
Grillo si era già presentato in Via Cavour qualche tempo fa, ma niente da fare. Adesso l’appuntamento è per Giovedì 27 Luglio alle ore 16 a Palazzo Medici Riccardi in Via Cavour, 1.
Frattanto, nel giorno in cui Grillo ed alti esponenti della comunità scientifica discutono il rischio salute (bene tutelato dalla Costituzione, art. 32, che dice “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti./Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”), il Presidente della Provincia Matteo Renzi si dilunga ampiamente (sicuro anche di essere ripreso e di andare in onda nei telegiornali) sulla Fiorentina, come ha fatto il Sindaco Domenici.
Insomma, davanti al calcio si possono occupare i binari di Campo di Marte e dirottare il traffico su Roma lungo l’adriatica. Per la salute neanche se ne parla, fatto salvo un trafiletto su Repubblica nella sezione di Firenze, dove peraltro si raccontano e scrivono frasi mai dette (la storia della “colonna infame” a fine articolo).
Eppure, la gente risponde a queste iniziative spontanee. Santissima Annunziata si è riempita, stavamo tutti fianco a fianco. Il ragazzo che assieme a me si appoggiava alla ringhiera della fontana si è presentato, mi ha presentato la ragazza e gli amici, mi ha chiesto se mi dava fastidio il fumo della sigaretta (e si era all’aperto!). Sono cose che fanno ben sperare, che mi spingono a pensare che ancora se ci uniamo possiamo dire la nostra.
É appunto a questo mio vicino di balaustra e alla sua ragazza, Gianpaolo e Cecilia, che va il mio ultimo pensiero della serata. Fossimo tutti un po’ più così, se ci unissimo per un obiettivo senza che nient’altro possa interferire, otterremmo molto di più.

Jul

17

Durante la visita al blog di Grillo, leggendo dei commenti, incappo in un sito che mi rimanda a quello di Giovanna Nigris.
Si viene a leggere di cose a dir poco inaudite. Una donna che svolge il suo lavoro presso un ospedale (famoso) milanese in condizioni da quarto mondo al punto da contrarre tubercolosi renale e non vedersi neanche riconosciuti i più elementari diritti.
Più si legge in questo sito, più si rimane basiti, sconvolti e alla fine arrabbiati, incapaci di credere che possa esistere una situazione del genere. Non solo in Italia, ma nel mondo.
Sempre scorrendo il sito si è invitati a firmare una petizione popolare. Leggetela, rabbrividite e poi fatevi sentire anche voi: firmatela. Facciamoci sentire vicino ad una persona come noi.
Se visitate questo blog, ci sarà un motivo…..

Jul

17

Elliot Murphy aveva scaldato gli animi. Chitarra acustica ed armonica, accompagnato da un ottimo virtuoso francese che imbracciava una Taylor a spalla mancante – con un sistema di amplificazione “vecchio stampo” che faceva sentire i “clic” della pedaliera come cazzotti nello stomaco – tutto lasciava intravedere un grande spettacolo del Nostro.
Il palco era stato preparato con la cura di sempre, l’occhio onniscente era stato alzato e dopo poco erano arrivati tutti. La musica di Copland ad annunciare l’arrivo di Bob, la solita presentazione, lui che come al solito arriva alla chetichella con una giacca vagamente rosa e l’immancabile cappello.
Ed è “Maggie’s Farm”: lo avevano già preannunciato gli instancabili del club di Belluno, che erano arrivati da poco, freschi anche di una trasferta irlandese sempre per sentire Bob.
Sento il menestrello di Duluth che strimpella una tastiera che suona come un organo e subito crescono le mie perplessità.
Non sono di ottimo umore, c’è qualcosa che mi disturba da qualche giorno, un male oscuro che mi fa alambiccare la testa; niente di grave ma una sensazione ricorrente, come una sorta di radiazione di fondo stile Big Bang.
Tornare a Pistoia dopo 10 anni. Significa tanto anche questo.
Era il 7 Luglio 1996, la prima volta che seguivo Bob in su ed in giù per l’Italia. Lo avevo visto a Ferrara due giorni prima, era il tempo in cui Internet si stava espandendo. Fu lì che incontrai Giulio Molfese (il cui sito è ormai fermo da tempo) ed il popolo dei primi internettiani, che già sapevano in anticipo notizie su possibili scalette e speculavano su questo e quel brano; gente che poteva raggiungere John Bauldie (era ancora vivo, r.i.p.) con un click, la possibilità di ottenere i bootleg con molto meno sforzo, un mondo che si apriva.
Mi accingevo a Pistoia dopo un concerto magnifico nella piazza del Castello Estense. Anche stavolta Bob suonava in un luogo storico, un concerto che, se proprio non all’altezza di Ferrara, fu veramente molto bello: fiammeggiante, con le chitarre che accendevano la serata, Baxter con la sua splendida pedal-steel e Winston Watson che stava per dare l’addio (ma ancora non lo sapevamo) a quella che rimane la più grande band che Dylan abbia mai avuto. Quella sera ero con Luca Mirti che al ritorno a casa mi regalò il “Live Bullet” di Peete Seeger. Era un periodo piuttosto scalcinato della mia vita, mi stavo riprendendo da un crollo emotivo che mi aveva letteralmente buttato a terra a fine 1994, mi aveva fatto interrompere l’Università e piano piano, grazie alla musica, ero riuscito a riprendere un ritmo normale, suonando praticamente tutte le sere nei locali di Firenze, guadagnando abbastanza e cominciando a rimettere i pezzi a posto. Facevo il servizio civile; di lì a sei mesi le cose avrebbero lentamente ma inesorabilmente cominciato a funzionare di nuovo, anche se per laurea ci sarebbero voluti altri tre anni. Trovarmi a Pistoia dieci anni dopo significava quasi lasciarsi definitvamente alle spalle gli arranchi di quegli anni. Forse anche per quello si era riaffacciato il piccolo male oscuro.
L’unica cosa che è mancata lo scorso Sabato è stato Bob.
Accompagnato da una band veramente molto al di sotto delle aspettative, con due chitarristi mediocri che, più passa il tempo più mediocri diventano e soprattuttto più fanno da semplice ornamento ad una sezione ritmica che è solida ma che ogni tanto mostra le limitazioni di un batterista che sostanzialmente è un percussionista polistrumentista che ogni tanto parte per la tangente, ha messo in scena la solita scaletta che ormai da tanti, troppi anni ripete con insistenza.
Sono passati definitivamente i tempi delle sorprese, scalette che cambiavano totalmente di serata in serata o che comunque, pur avendo due o tre punti fermi, variavano tanto da rendere giustificabile seguirlo un po’ ovunque. Oggi lo show è standardizzato, e l’organo che adesso Bob si ostina a suonare (meglio del piano, che non si sentiva mai; prima o poi passerà alla fisarmonica?) ha appiattito del tutto il repertorio, rendendo quasi impossibile riproporre brani come le gemelle “Boots of Spanish Leather/Girl from the North Country” (il cui ultimo arrangiamento era vermanete un capolavoro) in favore di un suono sporco e poco grintoso che amalgama tutti gli strumenti ma dove nessuno emerge con decisione. In tutta la band, la pedal steel mantiene un discreto livello, salvo poi prendere in mano il violino (in “It’s Alright Ma”) e tirare delle stecche indicibili – meno male che lo ripone subito.
Il Bob di sabato scorso a Pistoia era più in voce di quello visto a Bologna lo scorso Novembre (anche se gli ci è voluto un po’ per scaldarsi), ma la band ha proprio fallito su tutta la linea. Interessanti i fraseggi all’organo ed il suo senso del tempo tutto particolare, ma non basta. Ormai sono tre anni (da quando è passato al piano) che porta praticamente in giro lo stesso show, stesse canzoni (con varianti minime che col tempo spariscono, salvo Londra 2003) e stesso impianto.
Alla fine dello spettacolo, ho pensato che – a meno di grossi cambiamenti di qui alla nuova discesa italiana – la prossima volta sarà difficile vedermi attorno a quel palco.
Tornavo a casa con il libro di Salvatore Cacace autografato dal poeta in person e la vista dei due bus dell’entourage di Bob parcheggiati poco distante dal Duomo. Poco più a destra, un piccolo bar con poche persone dentro. Incuriosito mi avvicino. Tutto il crew è lì. In fondo, forse, una sagoma molto nota.
Non lo incontrerò neanche stavolta.

Jul

12

Ciò che è accaduto a Torino ieri sera è abbastanza deplorevole.
Zambrotta, Cannavaro e, più tardi, Del Piero si sono recati a visitare, com’è doveroso, umano ed amichevole, Gianluca Pessotto. All’uscita, sono stati letteralmente travolti da tifosi e giornalisti, che hanno fatto un casino pazzesco in un ospedale.
Roba da vergognarsi!
Prima di tutto per i tre giocatori. Non c’è bisogno di annunciare che si va a trovare qualcuno. Per fare un’opera di misericordia cristiana non occorre che lo sappia il mondo. Infatti, l’uruguagio Montero, anch’egli ex juventino ed ex compagno di Pessotto, si è preso il suo aereo dal Sud America, è venuto quatto quatto ed ancora quatto quatto se ne sta vicino all’amico.
Questa è civiltà!
E poi, tutti lì ad aspettarli e a salutarli urlando come pazzi. Non c’è solo Pessotto all’ospedale, ci sono altre persone.
Ancora una volta il fanatismo fa perdere la testa.
Ciò ovviamente esula dagli auguri a Gianluca Pessotto, alla sua famiglia e a tutte le persone che gli sono vicine. Oltre il dramma umano, anche la copertura mediatica a complicare le cose.
Get well soon, Gianluca.

Jul

12

Dopo 22 anni Joaquín Navarro-Valls lascia l’incarico di Direttore della sala stampa vaticana. Al suo posto Padre Federico Lombardi.
Laureato in Medicina nel 1961, con successivo dottorato in Psichiatria, in Giornalismo nel 1968 e in Scienza della Comunicazione nel 1980, quattro anni dopo assume l’incarico che in questi giorni ha lasciato.
Numerario dell’Opus Dei, sarà colui che rivoluzionerà l’atteggiamento vaticano nei confronti della stampa. Perfettamente padrone del mezzo, riuscirà a gestirlo sempre nel migliore dei modi, così che dall’esterno delle mura leonine il nuovo Stato Pontificio apparirà sempre come perfettamente in armonia con se stesso, a dispetto delle lotte intestine che, come in ogni centro di potere – politico e/o spirituale che sia, sempre aleggiano.
Di lui resterà sempre l’immagine di umana commozione nell’annunciare, il giorno precedente la sua morte, le condizioni di salute di Giovanni Paolo II.

Jul

10

Forse, chi ha assistito al trionfo di Spagna ’82 avrà visto strozzarsi in gola il grido allorché Fabio Grosso ha insaccato il quinto rigore. Se da una parte la gioia è arrivata come una liberazione dopo 120 minuti di gioco regolamentare e la lotteria dei rigori, dall’altra abbiamo dovuto aspettare la lotteria, il momento nel quale conta la freddezza ma anche quella componente che spesso, soprattuttto nella vita, fa la differenza… un colpo di culo!
Culo che arriva sotto forma di una traversa!
Ventiquattro anni fa, un 11 Luglio, due giorni prima, la superiorità sui tedeschi era stata schiacciante. Senza il regista (Antognoni, infortunatosi in semifinale, a sugellare una carriera sfortunatissima quanto brillante) a battere il rigore per il fallo di Briegel (Re Armadio, lo chiamavano i Gialappa’s) su Conti (praticamente appoggiato: tanto bastava per far cadere un giocatore mingherlino), toccò a Cabrini l’onere, con conseguente sbaglio (e Pertini, allora 86enne, a fare un gesto di disperazione, salvo poi gioire più tardi con Juan Carlos, che l’italiano lo sa bene essendo nato a Roma). Poi dilagarono Rossi, Tardelli ed Altobelli.
Per quanto sembra strano, fu proprio quell’11 Luglio 1982 ad iniziare la parabola discendente del nostro calcio, diventato terribilmente autoreferenziale, pieno di stranieri a soffocare i talenti nostrani, e soprattuttto troppo milardario per non attirare i banchieri e faccendieri del pallone, nonchè imprenditori di successo (Berlusconi e Della Valle, nonchè Moratti, nel caso non lo aveste ancora capito).
Speriamo quindi che questo 9 Luglio 2006 ponga fine a tutte queste vergogne, altrimenti ha ragione Grillo: il calcio bisogna cominciare ad odiarlo.

Jul

9

Re Roger IV

July 9, 2006 | Leave a Comment

Nel giorno del quarto mondiale degli italiani, non dimentichiamoci la grande impresa di Roger Federer, vincitore del suo quarto Wimbledon consecutivo.
In finale sulla sua bestia nera, Rafael Nadal, dopo un primo set nel quale lo spagnolo non ha visto palla ed un secondo vinto al tie-break, sembrava che finalmente si fosse trovato il successore di Bjorn Borg, l’ultimo capace di vincere questo torneo senza perdere un set (1976, in finale su Nastase, il primo dei suoi 5 titoli consecutivi). Invece il giovane spagnolo il terzo set se l’è preso, sempre al tiebreak. Poi per Roger un break al quarto game del quarto set ed il titolo assicurato, il quarto consecutivo, l’ottavo Slam della sua carriera. Come Lendl e Connors, meglio di McEnroe e Wilander (che comunque avevano vinto anche titoli dello Slam in doppio).
Ancora una volta, la classe e la fantasia trionfano nel torneo dei tornei, quello con la superficie più ostica, quell’erba ormai praticamente obsoleta nella quale gli artigiani prevalgono sempre sugli onesti fabbri.
Lunga vita a Re Roger.

Jul

6

Tornano i favolosi AbNormal.
Domani in concerto, a partire dalle 22.15, al Folk festival di Tizzana (PT).
Previsti autobus navetta da Catena.

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