Jan

29

Rimbalzando qua e là su Facebook, vedo nel profilo di una conoscente questo articolo che vado a leggere con molto interesse.
Immediatamente mi vengono alla mente molte cose: dalle amiche bloggatrici che resistono e che mai cessano di far sentire la loro voce ai ricordi della mia adolescenza che si apprestava al giro di boa della maggiore età.
E che c’azzecca, mi chiederete voi?
C’azzecca, c’azzecca!
Cito letteralmente dall’articolo:
“Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».”
Allora, facciamo le bucce a questa frase. È vero, un’esistenza significativa va oltre le necessità materiali. Peccato che in questo Paese malato altro non abbiamo se non quelle. Non tutto si può comprare col denaro (anche perché non ce n’è troppo in giro, almeno ridistribuito in maniera minimamente decente) ma purtroppo tutti si fanno comprare. Anche quando non si vendono – perché il prezzo è troppo basso. Anche quando non si vendono per denaro, ma per andare a dire “non sono riusciti a comprarmi,” magari davanti a gente che fatica a tirare avanti, come purtroppo mi è capitato di sentire ad una cena di amici, da una persona che ha più volte dato prova di una solida impalcatura etica ed umana e che invece alla fine, almeno in quell’occasione (speriamo solo in quella) è caduta vittima del male dell’Ecclesiaste – la vanità (come la mia, che cito a destra e a manca vantandomi della mia memoria elefantiaca. Ma sapete, così poche cose danno soddisfazione e in più non costano niente!)
Un paese più ricco è uno dove le persone soffrono meno. È talmente vero che fa venire i brividi, soprattutto dopo aver saputo (me l’ha detto mio padre al telefono) che dall’inizio dell’anno i caduti sul lavoro sono 56, due al giorno!
Eccolo lì il nostro sollievo. Non sentirlo nei telegiornali, concentrarsi sui baccanali orgiastici e sulla satira (praticamente, abbiamo lo stesso grado di partecipazione alla cosa pubblica dei romani al tempo di Nerone!)
A mia memoria, questa situazione affonda radici molto, molto profonde. A mia memoria, il che significa che probabilmente è ancora più antica.
Faccio un esempio.
Gli anni ’80. Chi se li ricorda? Il matrimonio tra Carlo e Diana, McEnroe che espugna il trono di Wimbledon, John Lennon assassinato mentre rientra a casa, il terremoto in Irpinia, la prima grande tragedia ripresa in diretta tv (Rai pionieristica!) tutti ad aspettare il 1984 di orwelliana memoria (diamo la colpa a lui del Grande Fratello, neh!) il mondiale dell’82, la tripletta di Rossi al Brasile, il ponte dei frati neri a Londra…
Dopo il boom del miracolo economico, si comincia a sentire parlare di borsa. C’è il crack Ambrosiano, qualche altra impennata in basso, ma in generale i mercati gonfiano, gonfiano e crescono, chi ha un capitale di base si lancia, chi è spregiudicato fa letteralmente i miliardi.
Il parente ricco che da anni vive a Milano compra due case al mare; la seconda è a Forte dei Marmi. Tutti a fare la fila per venerarlo, a baciargli l’anello. Io dopo tre anni decido: vado a fare le vacanze lì.
E ci vado per tre anni. Conosco figli e figlie (gaudium magnum) di rampolli, manager di grido, banchieri e banchieresse. Con pochissime eccezioni, i figli di questi difettano di cultura, educazione, sono smargiassi, irrispettosi dell’ambiente, chiamano i collaboratori domestici servi. Quando allo spuntare dei 18 anni prendono la patente, hanno sotto il culo come minimo la Maserati. Non hanno senso del denaro, ma soprattutto incorporano l’idea che il denaro li renda immuni. Alcuni di loro hanno la ragazza che ha fatto lo spot del Calippo. Veline, anno primo.
Conosco anche alcuni dei cosiddetti vip. Tra tutti quelli, la persona più cordiale, squisita ed educata che ricordo è Adriano Panatta, un vero signore, persona sempre gentile, affabile e mai sopra le righe (lui, che avrebbe potuto mettere in piazza il suo talento, più degli altri messi insieme.)
E lì io perdo la mia occasione. Mi annoio e non ci vado più. perdo la mia occasione di vedere in prima persona il gap che separa il paninaro dal parlamentare, come il primo diventi naturalmente il secondo. Mannaggia a me!
Nel frattempo però, al termine del decennio successivo, salto sul volo per gli States ed assisto ad una fenomenologia diversa. Più o meno nel corrispettivo strato sociale del versante Versilia (più più che meno), mi trovo davanti a gente che fa beneficenza, assicura un programma di sviluppo all’ONU, la madre della girlfrienda di quel tempo addirittura rischia nome e reputazione per sostenere Al Gore alle presidenziali (sì, ho incontrato anche lui!) e dopo la sconfitta conosce un attimo di flessione, poi io, come dice Shakespeare, exeunt e quindi più niente so, tranne che i programmi umanitari continuano.
Conosco anche gli italiani che sono andati lì al lavoro. Menti brillanti, argute (per esempio Giandomenico Picco, che tutti o quasi ignorano, ma che è stato l’artefice di una delle operazione diplomatiche in Medio Oriente che ha consentito a numerosi nostri soldati del contingente di pace in vicino e medio Oriente di tornare a casa sani e salvi) che ai miei occhi mostrano un distacco sempre più evidente dall’Italia. All’inizio penso siano degli snob. Anni dopo capisco perché.
Quando torno definitivamente in Italia, si entra nell’Euro. I furbi fanno razzia. Tutti noi pagheremo pochi anni dopo.
La situazione, nonché la struttura che si è creata, è tale che purtroppo io non credo al fatto che la maggior parte delle persone non pensi che la realizzazione sia andare in giro firmati da capo a piedi. Purtroppo anche quelli che non lo fanno spesso adottano questo comportamento per reazione all’altro. Insomma, ormai ci hanno contaminato. Qualcuno di voi ricorda Topo Galileo con Beppe Grillo? Fanno la festa per raccogliere denaro per il contaminato dalle radiazioni. Quando il contaminato arriva (la festa è per lui) tutti scappano scandalizzati e per la stizza nessuno dà niente.
Quello che so è che dall’inizio dell’anno ci sono stati 56 morti sul lavoro, una media di 2 al giorno, dei quali nessuno parla. Nessuno si impegna a creare, a partire dal suo piccolo, una rete che oltre a dare benefici a se stessi dia anche lavoro e contatti agli altri. Chi lo fa spesso e volentieri deve guardarsi alle spalle perché le persone che chiama sono pronte a fregarlo dietro le spalle, in un sistema che non è stimolo e concorrenza quanto piuttosto la logica del mettìncùlo (per dirlo alla Mel Brooks.)
A fare la coda per andare alle feste a casa dei potenti si arriva cominciando così.
E noi, in questo lembo di mondo, è da mo’ che si fa così!

Oct

8

Il ricevitore nella segale, meglio conosciuto come il giovane Holden a cui fa eco il vecchio Alex di brizziana memoria. Ecco di cosa hanno bisogno i bambini.
Torna, catcher. Dove sei andato, Holden, adesso che più che mai abbiamo bisogno di te?
Ancora di più adesso, che questi bambini poi adolescenti vivono una vita rubata, alla quale sottraggono la gioia dell’infanzia, accelerano l’adolescenza per farli diventare adulti solo nel fisico e nelle movenze, con una testa incapace di reggere alle pressioni degli scafati, a chi li vede solo come un mercato da conquistare, a chi li priva del futuro con contratti di lavoro che un tempo avevano sigle che facevano il verso alle galline. Ai mostri.
Avere 5000 contatti su Facebook e non sapere con chi andare in vacanza, come dice Jonathan Coe nel suo ultimo libro.
Dov’è andato Holden, l’irrequieto ragazzino che alla fine sta sempre al bordo del campo per evitare che i bambini cadano giù, come in una terra piatta?
Chi si è mangiato Holden? Chi è l’uomo nero?
Non è solo lo zio che uccide la nipote e la violenta un’ora dopo. Non è solo chi torna a casa e picchia la moglie, sevizia i bambini e non appena varca quella soglia in uscita rimette gli abiti del vicino cordiale. Tutti a modo i serial killer, i mostri mediatici. Tutti i vicini che sorridono alle tv a dire che era gentile, salutava sempre, aiutava le vecchiette ad attraversare la strada, cedeva il posto in autobus.
Ogni volta che ce lo scordiamo, noi siamo gli uomini neri.
Ma come facciamo a saperlo, se ormai non usciamo più di casa per paura? Come facciamo a saperlo, noi che portiamo i figli ai giardini e non appena si avvicina qualcuno scattano le antenne, non appena passa uno che non ci piace lo scansiamo come la peste mentre cediamo il posto sempre a colui che potenzialmente una notte verrà e ci taglierà la gola?
Come si fa ad andare in tv a raccontare una pietà falsa, addirittura a raccontare? Ma come si fa a farsi ospitare in una trasmissione poche ore dopo aver appreso della fine di tua sorella, dopo che del fratello non si era mai visto o sentito parlare, lui che stava a Milano per lavoro e che mai in quel periodo era sceso solo per chiedere come andavano le cose’
Torna, Holden, torna!

Oct

2

Candidate Aldo Busi!

October 2, 2010 | 4 Comments

Geniale la distribuzione dei programmi e degli ospiti ieri sera su La7. Dopo il Tg di Mentana che già adesso tanto filo da torcere dà alla Rai, è la volta di Lilli Gruber con il suo “Otto e mezzo,” un tempo appannaggio della coppia fantastica Ferrara-Lerner, e poi della Bignardi che torna con “Le invasioni barbariche.”
E barbaro, soprattutto per la Rai, era l’ospite della Gruber, quell’Aido Busi già buttato fuori da “L’isola dei famosi” per il suo scarso rispetto verso le autorità religiose – ma diciamola bene: verso il papa, visto che alla tv italiana donne parlamentari si permettono di spargere fango su Maometto e senatori in sapore di ancien regime parlano del Presidente della Camera usando, come rafforzativo di spregio, la kippah (per intendersi lo zuccotto che gli ebrei usano quando entrano in sinagoga, usato addirittura sempre da quelli dotati di un particolare fervore religioso o dagli appartenenti a correnti tradizionali.)
Busi è una ventata di aria fresca e di libertà in questo clima! Candidatelo subito! La sinistra ha la vera risposta a tutto, in quest’uomo. Uomo dalle idee chiare, profondamente colto e non erudito, con la lingua di fuoco, ma un fuoco purificatore. Quando lo sentiamo parlare di laicismo capiamo veramente cosa significhi questa parola. Quello che lui chiama provocatoriamente “anticlericalismo” è in realtà la quintessenza del laicismo, una politica che prescinde e quindi separa politica e religione, cosa che praticamente non si è mai verificata in Italia (sì, lo so, alcuni di voi tireranno in ballo qualche nome, soprattutto nel vecchio PCI; ma chi ha mai in fondo seguito queste persone?) Realizzare un programma laico diviene quindi l’unica maniera di rispettare i credo religiosi: prescindendone, rendendo anche obsoleti glia articoli 7 e 8 della Costituzione, che a volte sento proprio come stridenti in un documento che altrimenti è un grande esercizio di tradizione giuridica e civile (ma sarà mica per questo che alla fine lo vogliono cambiare, che in fondo non lo capiscono a fondo?) Quando poi Busi afferma che in realtà il governo italiano viene gestito in uno Stato estero che si sviluppa totalmente all’interno del nostro suolo, alzo le mani al cielo e urlo: “Busi for President!”
Sembra di sentire lo Zapatero italiano. Ma la cosa in fondo è triste: l’unico che ha avuto il coraggio di dire basta alle ingerenze del potere religioso nella cosa pubblica italiana è uno che della cosa pubblica non fa parte.
Ma a questo punto dovrebbe.
Candidate Aldo Busi, oppure
Aldo Busi, candidati!

May

3

Aug

15

Ancora una volta mi tocca dire che sono molto nauseato da come si sono svolti i fatti, da come reagiscono le istituzioni dello Stato e da come invece alcune tra le grandi istituzioni sostenitrici della laicità come fonte di rispetto e tutela dell’uguaglianza di fronte alla libertà di credo – compreso l’ateismo e l’agnosticismo – siano state codardemente zitte.
Premessa: chi scrive non è ateo, anche se si è sposato con rito civile. Chi scrive vorrebbe vedere uno Stato nel quale nei luoghi pubblici non dovrebbe essere esposto un simbolo religioso o al limite dovrebbero esserne esposti più d’uno. Chi scrive è laureato in giurisprudenza, conosce bene la Costituzione ed appartiene ad una delle associazioni in difesa della liberà di pensiero e di laicità delle quali ha parlato poc’anzi.
Insomma, è gran polemica sulla sentenza del TAR del Lazio. Peccato che, in mezzo a questo bailamme di informazione superficiale e mai obiettiva, in pochi abbiano detto dove andare a cercarsi ‘sta cavolo di sentenza. Ve lo dico io: la trovate qui, il numero della sentenza è 7076 del 2009.
In soldoni, ecco perché si ricorre e cosa si è deciso: si ricorre per l’annullamento dell’Ordinanza Ministeriale n. 30/08 prot. 2724 recante “Istruzioni e Modalità per lo svolgimento degli Esami di Stato”; il motivo è che la partecipazione agli scrutini da parte degli insegnanti di religione e di chi impartisce materie sostitutive va a danno di chi decide di non avvalersi né dell’una né dell’altra.
Ok, facciamo due precisazioni, in attesa dei vostri commenti. L’ora di religione è da oltre vent’anni (per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale) un’opportunità che pone lo studente in una situazione di “non obbligo”, per cui se decide di non avvalersene può anche decidere di non seguire lezioni alternative. Gli insegnanti di religione sono nominati con il beneplacito di istituzioni cattoliche, ed hanno inoltre un sindacato tutto per loro. Di fatto una contraddizione tra gli articoli 2 e 3 della Costituzione e tutti quelli (il 7 e l’8) che si occupano di religione. Insomma, inutile far finta di nulla: la religione cattolica è privilegiata rispetto alle altre, non solo per la presenza del Concordato (in quanto espressamente nominato nella Costituzione), ma anche per altri retaggi. Il primo che mi viene a dire che sono anticlericale a questo punto mi dice fin dove vuole arrivare a capire.
Il ricorso è stato presentato, si badi bene, da numerose associazioni religiose italiane non cattoliche e laiche per il libero pensiero. La Presidenza del Consiglio ed il Ministero della Pubblica Istruzione, contro i quali il ricorso è diretto, hanno potuto difendesi soltanto invocando la mancanza di interesse a ricorrere delle varie associazioni, come per dire che loro non sono studenti quindi nulla quaestio. Il Tar ha risposto (cito dalla sentenza) “L’eccezione non può essere complessivamente condivisa.
L’interesse concreto perseguito dai ricorrenti attiene alla tutela di valori di contenuto ideale e morale che, come tali, attengono alla personalità dell’essere umano.” Il che dice tutto, evidentemente.
Viene invocata, a ragione, “la tutela dei diritti sociali, religiosi e culturali di tutte le varie minoranze, comunque, non cattoliche.” Altri giri di parole sono inutili. Logico quindi che “i rappresentanti dei Cristiani Evangelici, dei Pentecostali, dei Cristiani Avventisti del 7° Giorno, dei Cristiani Battisti, dei Valdesi, dei Pentecostali degli Evangelici, dei Luterani, delle Comunità Ebraiche nonché delle associazioni laiche e razionaliste perseguono cioè il riconoscimento di una loro pari dignità culturale e sociale, che assumono violata.” Non fa una piega.
La cosa grave è da rilevarsi in ciò che la sentenza subito dopo dice, evidentemente riferendosi a qualcosa scritto da chi si difendeva: “Pertanto non pare che possano sommariamente liquidarsi i ricorrenti come se fossero, sostanzialmente, dei soggetti in cerca di una pretestuosa tutela per la loro svogliatezza rispetto ai diligenti alunni che hanno optato per la religione cattolica, ma è manifesto che i ricorrenti sono evidentemente portatori di una differente sensibilità, sia essa religiosa o laica.” No comment!
L’interesse dei ricorrenti quindi “si radica in relazione alla richiesta di tutela di valori di carattere morale, spirituale e/o confessionale che – sia pure numericamente minoritari nella nostra società — sono tutelati direttamente dalla Costituzione, e che quindi come tali non possono restare estranei all’alveo della tutela del giudice amministrativo.”
Il risultato è scontato, quindi, visto che i giudici sono soggetti soltanto alla legge (art. 101 Costituzione) e che la legge è uguale per tutti.
Invito tutti quanti a leggersi la sentenza, che a pagina 19 in fondo, afferma (ma è importante anche il ragionamento): “chi non sceglie l’insegnamento della religione cattolica sarebbe esposto al rischio di presentarsi in condizione di svantaggio sul mercato del lavoro o in occasione della partecipazione a selezione per l’ammissione ai corsi universitari o borse di studio connotati come noto da un’altissima competitività.
Tale situazione non sarebbe comunque rimediata dalla possibilità degli studenti “non avvalentisi” di ottenere, in luogo del “credito scolastico”, la valutazione dell’attività eventualmente svolta fuori dalla scuola quale i “crediti formativi” di cui al D.M. 49 del 24 febbraio 2000.” Indipendentemente dal fatto che ciò sia vero o no, lo Stato ha il dovere di rimuovere anche tali possibilità (articolo 3, comma 2 Costituzione).
Un’ultima cosa da segnalare è che, data a crescita zero degli italiani e la natalità degli immigrati, in alcune zone la presenza di studenti non cattolici sfiora finanche il 90%. Fate un po’ voi, considerando che la scuola è aperta tutti (articolo 33 Costituzione), intendendosi tutti mica solo gli italiani.
Che la CEI si scandalizzi è comprensibile, ma perché lo fanno alcuni esponenti dello Stato italiano, e perdipiù pubblicamente?

Jun

2

Le elezioni sono alla porta. Molti si aspettano un cambiamento. Anche chi è al governo se lo aspetta: spera di vedere aumentare il distacco, così anche la sola eventualità di elezioni anticipate (che in Paese civile dovrebbero già esserci state, se solo fossimo stati anche un po’ simili agli inglese – si veda lo scandalo profumo, che neanche ministro era…) incrementerebbe il vantaggio sull’opposizione. Se ci fosse un torneo europeo per parlamenti, la nostra maggioranza sarebbe tranquillamente in zona champions!
La sinistra invece aspetta il riscatto, spera che la grande onda americana arrivi anche da noi.
Ma, comunque vadano le elezioni, non arriverà. Almeno non adesso. Il motivo è molto semplice.
Nessuna forza politica in questo paese è dotata di leadership. Ha un capobranco, non un leader. Ha un pastore, un vigile urbano che dirige il traffico, non un leader. Nessuna forza politica, nessun partito ce l’ha.
Il Premier raccoglie consensi, questo è vero. Lo fa sulla base di ciò che ha fatto o di ciò che è? Franceschini viene ascoltato perché combatte contro qualcuno, o secondo la logica del turarsi il naso che Montanelli tanto bene descrisse?
In tutti questi casi c’è da preoccuparsi.
C’è da preoccuparsi della mancanza di interesse degli italiani, ormai rassegnati all’idea che tanto i politici sono tutti uguali, ma continuando a votare sempre gli stessi. C’è da preoccuparsi della mancanza di interesse o passione a seguire gli eventi. C’è da rimproverarsi il fatto di aver permesso che la cosa pubblica diventasse solo oggetto di prima pagina dei giornaletti ancora più offensivi del buon gusto di quanto non lo siano i ben noti periodici specialisti di pornografia, che al giorno d’oggi si afferma sempre più come un’arte minore, perdendo quella sua dimensione di fondo grottesca e cabarettista che la contraddistingue (con ciò dicendo tutto).
Non abbiamo un leader, e quindi votiamo un vigile urbano.
Questa è la definizione che oggi si adatta di più ad un politico, un vigile urbano: uno che sembra dirigere ma in realtà ti dice dove non devi andare, cosa devi evitare.
Non esiste né una politica né un politico che va verso qualcosa. Tutti ci vogliono portare via da qualcos’altro. Usano gli spauracchi, ce li piazzano davanti agli occhi, ci dicono che queste cose non le vedremo più, ma mai ci dicono cosa vedremo. Ci raccontano soltanto ciò che agli elettori piace sentire, non importa se falso o mal percepito.
Qualunque politico di oggi perderebbe il confronto con chiunque altro su almeno due punti: la sua non comprabilità e la dimensione culturale.
Se, come affermano i sondaggi internazionali, la nostra libertà di stampa è ormai più parola che fatto (siamo 73simi, dietro il Benin e prima di Tonga) e che tutto questo irrimediabilmente influisce su tutto, dalla giustizia al buongoverno (per cui chi ringhia contro una giustizia faziosa farebbe prima a domandarsi quanto ha contribuito a crearla). Perché siamo corrotti dentro, privi come siamo di una cultura di fondo. Abbiamo perso la battaglia culturale contro noi stessi, ci guardiamo intorno per individuare il prima possibile chi può venirci a strattonare e togliere il pane di bocca; diamo un’identità a questi mangiapane che non corrisponde alla realtà. Dividiamo anziché aggregare; ogni volta che un elemento estraneo entra in lizza, quello che precedentemente era estraneo si aggrega alla normalità. Prima erano solo i cattolici, adesso cattolico significa comunque cristiano, perché ci sono i musulmani e gli induisti.
Vorrei che la finissimo.
Vorrei che cominciassimo ad andare verso qualcosa.
Vorrei che cominciassimo ad andare verso un paese nel quale chi non si fa il segno della croce prima di mangiare, in una tavola dove tutti se lo fanno, non veda più gli altri distanziarsi da lui con il rumore delle sedie. Vorrei vedere un Paese nel quale un giudice non deve attendere la Cassazione per essere dichiarato innocente perché ha tolto il crocefisso da un’aula dopo aver detto che, se la legge deve essere uguale per tutti, non devono esistere simboli che, di fatto, diseguagliano chi in quel simbolo non si riconosce.
Vorrei un paese nel quale valdesi, testimoni di Geova, scintoisti, riformisti, protestanti, musulmani, ebrei, buddisti ed animisti non si sentano discriminati quando un politico dice “la mia è una matrice cattolica”; un paese nel quale non pensino che dichiarare la loro affiliazione ad un pensiero non cattolico sia qualcosa che li possa danneggiare o discriminare.
Vorrei un paese che non abbia bisogno di descrivere con periodicità il suo nemico immaginario, per poi accorparlo nella normalità (anche se ai lati) quando ne arriva un altro. Così è stato per i meridionali, diventati piano piano sempre più italiani quando sono arrivati i primi centroafricani, anch’essi quasi normali quando sono arrivati i magrebini, a loro volta diventati quasi normali con l’arrivo dei separatisti storici del Patto di Varsavia, in una continua ricerca del mostro sulla scorta del hic sunt leones.
Voglio andare verso un paese che non sappia niente di tutto ciò.
Voglio andare verso. E chiunque mi porta via da non mi rappresenterà. Mai.
Voglio andare verso.

Feb

22

Chitham è un’azienda nata con l’intento di fornire strumenti ed informazione necessarie ad un miglioramento costante delle proprie vite.
In questo periodo è impossibile non guardare alla contingenza economica che ci sta investendo. Ecco quindi che Chitham interviene con una serie di interventi formativi ad hoc ed una serie di informazioni e notizie pubblicate sul suo blog. Ha inoltre un forum per fare domande, ricevere risposte e proporre topici.
La conoscenza, il know-how e la cooperazione sono proficui nei periodi floridi. In quelli meno belli diventano addirittura indispensabili. Non si può pensare di andare avanti lasciando gli altri al palo; dobbiamo unire gli sforzi per conseguire una crescita unificata e comune. Nessuno può star bene se le persone che gli stanno attorno arrancano. Il benessere, lungi dall’essere una gara ad eliminazione, è un gioco di squadra.
Vi invito a consultare il blog di Chitham e a lasciare le vostre impressioni.

Jan

9

Per maggiori informazioni clicca qui.

Dec

29

Per quelli come me che:
-sono anglofoni
-hanno fatto della loro anglofilia una professione
-hanno percorso tutte le strade di Kerouac
-hanno bevuto tutti i cocktails di casa Fitzgerald con il cappotto di Gatsby
-hanno seguito Woody Allen nelle sue tortuose location newyorkesi, a volte scorgendolo tra la folla la mattina davanti al Senator Gate che immette in Central Park
-hanno perso l’uso della parola davanti alla costa e alla scogliera di Big Sur
-hanno visto il famoso pino sul seventeen-mile-drive
-hanno visto gli headquarters della NASA nella caldissima Hoston
-hanno visto il Mississippi dall’alto mentre imperversava un uragano
-sono sguazzati nelle impronte dei dinosauri in Colorado
e chi più ne ha più ne metta
dare una sbirciatina all’edizione italiana di Playboy è un must.
Ma quelli che lo compravano per gli articoli o per i racconti ci rimarranno male. Non c’è Nat Hentoff, Marquez, Rushdie o lo stesso Kerouac; non ci sono le interviste a Bob Dylan, Hillary Clinton, Seinfeld, Frank Sinatra; ci sono soltanto piccoli colloqui, non troppo diverse (come taglio e formato) da quelle di un qualsiasi altro periodico italiano. Vedere Playboy che fa il verso a Max fa un po’ tristezza.
Lo fanno anche le miss, le famose playmates.
Tutte coperte nei punti strategici. Adesso sembra quasi che la playmate finta-virtuosa (che aveva fatto della sua fisicità unita alla prorompenza e “casta malizia” i suoi punti di forza) sia segno di progresso e virtù. Ma se era stata proprio l’esposizione dei peli pubici fino dal 1969 una conquista di Hefner?
Insomma, sotto tutti i punti di vista, rispetto all’originale americano, Playboy italiano lascia proprio interdetti. Non ha neanche l’impaginazione del classico americano.
Rimane la soddisfazione, per quelli che negli anni ’80 e ’90 compravano l’edizione USA a prezzi proibitivi, di aver visto Pamela Anderson come mamma l’aveva fatta. Bellissima! Poi, il canotto e la scritta “infiammabile”, che oltre le 4 atmosfere rischia di diventare un’arma impropria.
Di interessante c’è soltanto il prezzo: 3 Euro, 18 per chi si abbona un anno intero.
Io non mi abbonerò.
Né, credo, lo ricomprerò più.

Jun

22

E quindi ci siamo.
Siamo arrivati al giorno di Italia Spagna. Il calcio come metafora di vita, come suggeriva l’amico Luca Baiguini. Ma soprattutto il calcio come modo per far esprimere a milioni di persone il proprio ego, far concentrare le loro energie in una bolla di influenza cosmica che altro non chiede se non una conferma alle proprie teoria.
Alla fine, guardando bene bene, poco ci importa del risultato, quanto proprio del fatto che, se va come abbiamo sostenuto noi, abbiamo avuto la conferma di averci visto bene, che siamo stati noi migliori di chi li ha messi in campo e di tutti quelli lì che vengono pagati fior di milioni mentre noi giù a farci il mazzo dalla mattina alla sera.
E quindi?
Sembra che ci piaccia infinitamente usare le nostre energie per qualcosa che alla fine rigenera una parte piuttosto autodistruttiva di noi stessi.
Quindi, un favore, per piacere.
Stasera, chi vedrà l’incontro, lo guardi per vedere una partita di calcio, per fare o il tifo, o per qualsiasi altra cosa diversa da vedere se aveva ragione o no, se quello che pensava e sosteneva si è avverato.
Perché se siamo davvero bravi a fare tutto ciò, perché non usiamo questo “potere” per altre cose?
E permettetemi un plauso a Terim e alla sua Turchia. Perché questa Turchia è davvero sua.
A noi, a Firenze, il turco in Italia piaceva davvero tanto.

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