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E gli altri dove sono?
January 29, 2011 | Leave a Comment
Rimbalzando qua e là su Facebook, vedo nel profilo di una conoscente questo articolo che vado a leggere con molto interesse.
Immediatamente mi vengono alla mente molte cose: dalle amiche bloggatrici che resistono e che mai cessano di far sentire la loro voce ai ricordi della mia adolescenza che si apprestava al giro di boa della maggiore età.
E che c’azzecca, mi chiederete voi?
C’azzecca, c’azzecca!
Cito letteralmente dall’articolo:
“Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».”
Allora, facciamo le bucce a questa frase. È vero, un’esistenza significativa va oltre le necessità materiali. Peccato che in questo Paese malato altro non abbiamo se non quelle. Non tutto si può comprare col denaro (anche perché non ce n’è troppo in giro, almeno ridistribuito in maniera minimamente decente) ma purtroppo tutti si fanno comprare. Anche quando non si vendono – perché il prezzo è troppo basso. Anche quando non si vendono per denaro, ma per andare a dire “non sono riusciti a comprarmi,” magari davanti a gente che fatica a tirare avanti, come purtroppo mi è capitato di sentire ad una cena di amici, da una persona che ha più volte dato prova di una solida impalcatura etica ed umana e che invece alla fine, almeno in quell’occasione (speriamo solo in quella) è caduta vittima del male dell’Ecclesiaste – la vanità (come la mia, che cito a destra e a manca vantandomi della mia memoria elefantiaca. Ma sapete, così poche cose danno soddisfazione e in più non costano niente!)
Un paese più ricco è uno dove le persone soffrono meno. È talmente vero che fa venire i brividi, soprattutto dopo aver saputo (me l’ha detto mio padre al telefono) che dall’inizio dell’anno i caduti sul lavoro sono 56, due al giorno!
Eccolo lì il nostro sollievo. Non sentirlo nei telegiornali, concentrarsi sui baccanali orgiastici e sulla satira (praticamente, abbiamo lo stesso grado di partecipazione alla cosa pubblica dei romani al tempo di Nerone!)
A mia memoria, questa situazione affonda radici molto, molto profonde. A mia memoria, il che significa che probabilmente è ancora più antica.
Faccio un esempio.
Gli anni ’80. Chi se li ricorda? Il matrimonio tra Carlo e Diana, McEnroe che espugna il trono di Wimbledon, John Lennon assassinato mentre rientra a casa, il terremoto in Irpinia, la prima grande tragedia ripresa in diretta tv (Rai pionieristica!) tutti ad aspettare il 1984 di orwelliana memoria (diamo la colpa a lui del Grande Fratello, neh!) il mondiale dell’82, la tripletta di Rossi al Brasile, il ponte dei frati neri a Londra…
Dopo il boom del miracolo economico, si comincia a sentire parlare di borsa. C’è il crack Ambrosiano, qualche altra impennata in basso, ma in generale i mercati gonfiano, gonfiano e crescono, chi ha un capitale di base si lancia, chi è spregiudicato fa letteralmente i miliardi.
Il parente ricco che da anni vive a Milano compra due case al mare; la seconda è a Forte dei Marmi. Tutti a fare la fila per venerarlo, a baciargli l’anello. Io dopo tre anni decido: vado a fare le vacanze lì.
E ci vado per tre anni. Conosco figli e figlie (gaudium magnum) di rampolli, manager di grido, banchieri e banchieresse. Con pochissime eccezioni, i figli di questi difettano di cultura, educazione, sono smargiassi, irrispettosi dell’ambiente, chiamano i collaboratori domestici servi. Quando allo spuntare dei 18 anni prendono la patente, hanno sotto il culo come minimo la Maserati. Non hanno senso del denaro, ma soprattutto incorporano l’idea che il denaro li renda immuni. Alcuni di loro hanno la ragazza che ha fatto lo spot del Calippo. Veline, anno primo.
Conosco anche alcuni dei cosiddetti vip. Tra tutti quelli, la persona più cordiale, squisita ed educata che ricordo è Adriano Panatta, un vero signore, persona sempre gentile, affabile e mai sopra le righe (lui, che avrebbe potuto mettere in piazza il suo talento, più degli altri messi insieme.)
E lì io perdo la mia occasione. Mi annoio e non ci vado più. perdo la mia occasione di vedere in prima persona il gap che separa il paninaro dal parlamentare, come il primo diventi naturalmente il secondo. Mannaggia a me!
Nel frattempo però, al termine del decennio successivo, salto sul volo per gli States ed assisto ad una fenomenologia diversa. Più o meno nel corrispettivo strato sociale del versante Versilia (più più che meno), mi trovo davanti a gente che fa beneficenza, assicura un programma di sviluppo all’ONU, la madre della girlfrienda di quel tempo addirittura rischia nome e reputazione per sostenere Al Gore alle presidenziali (sì, ho incontrato anche lui!) e dopo la sconfitta conosce un attimo di flessione, poi io, come dice Shakespeare, exeunt e quindi più niente so, tranne che i programmi umanitari continuano.
Conosco anche gli italiani che sono andati lì al lavoro. Menti brillanti, argute (per esempio Giandomenico Picco, che tutti o quasi ignorano, ma che è stato l’artefice di una delle operazione diplomatiche in Medio Oriente che ha consentito a numerosi nostri soldati del contingente di pace in vicino e medio Oriente di tornare a casa sani e salvi) che ai miei occhi mostrano un distacco sempre più evidente dall’Italia. All’inizio penso siano degli snob. Anni dopo capisco perché.
Quando torno definitivamente in Italia, si entra nell’Euro. I furbi fanno razzia. Tutti noi pagheremo pochi anni dopo.
La situazione, nonché la struttura che si è creata, è tale che purtroppo io non credo al fatto che la maggior parte delle persone non pensi che la realizzazione sia andare in giro firmati da capo a piedi. Purtroppo anche quelli che non lo fanno spesso adottano questo comportamento per reazione all’altro. Insomma, ormai ci hanno contaminato. Qualcuno di voi ricorda Topo Galileo con Beppe Grillo? Fanno la festa per raccogliere denaro per il contaminato dalle radiazioni. Quando il contaminato arriva (la festa è per lui) tutti scappano scandalizzati e per la stizza nessuno dà niente.
Quello che so è che dall’inizio dell’anno ci sono stati 56 morti sul lavoro, una media di 2 al giorno, dei quali nessuno parla. Nessuno si impegna a creare, a partire dal suo piccolo, una rete che oltre a dare benefici a se stessi dia anche lavoro e contatti agli altri. Chi lo fa spesso e volentieri deve guardarsi alle spalle perché le persone che chiama sono pronte a fregarlo dietro le spalle, in un sistema che non è stimolo e concorrenza quanto piuttosto la logica del mettìncùlo (per dirlo alla Mel Brooks.)
A fare la coda per andare alle feste a casa dei potenti si arriva cominciando così.
E noi, in questo lembo di mondo, è da mo’ che si fa così!